Il mio tempo lì

Zhu Ming “Bolladaria”

Penso alla lentezza di un posto. Ai suoi ritmi. Quelli più intimi. Quel livello che è tra il reale e l’irreale, come lo stato tra veglia e sonno. Lo stato transazionale. E’ lì che cerco di collocarmi con il mio essere per acquisire coscienza e conoscenza del posto.  Provo a vivere quel posto con l’armonia del tempo che ne scaturisce tra me e lui. Creando un nostro, proprio intimo legame privato. Come i pensieri. Come la musica che ascoltiamo dall’interno, da noi.
Abbasso il volume dei rumori sordi, a volte riesco persino ad annullarli. Il suono del vento meravigliosamente riemerge, così quello dell’acqua. Cerco di capire se anche le nuvole hanno un rumore. Più giù. Avvicinandomi agli scogli, il fragore dell’acqua che s’infrange mi manifesta un altro angolo di questo luogo fatto di luoghi. Piccole insenature. I sensi sono bersagliati da innumerevoli stimoli. I piedi toccano superfici indefinite, affondano su un tappeto fatto di ghiaia, sassi, sabbia, conchiglie, acqua… un lascivo manto di alghe. Piccoli scogli emergono dalla superficie marina, altri sovrastano la vista.
I gabbiani, visti da lontano. Eleganti. Visti da lontano. In alcuni casi, però, da vicino, sono fastidiosi, non è musica per le mie orecchie! Gracchiare!Gracidare! Stridio! No! Gr,gr, srt, … mi fanno sentire freddo. Meglio visti da lontano.
La luce, quella può essere vista, ricordata, descritta, in qualsiasi modo.  Sia da vicino sia da lontano. Sempre. La luce che emerge in un quadro di linee tra terra, mare e cielo, non può mai avere una contro-indicazione di esposizione. Energia pura. Non conta quanta intensità luminosa ci sia. E’ luce anche il buio, nella notte c’è luce. La luce interiore di “quel posto” che non è un altrove.
A piedi. Lungo un sentiero, non propriamente comodo, meglio così… vuol dire che è poco percorso. Se ancora c’è, qualcosa di ancor poco percorso. Comunque, almeno fuori stagione è poco percorso. Per questo, io preferisco fermarmi fuori stagione. L’odore del mare. L’odore degli agrumeti. Inebria. Potrà sembrare impossibile che esistano piccoli spazi dove ancora pare che il tempo si sia fermato.  Fermato in un tempo indefinito in cui non è databile l’età.  Non è perché c’è un sapore antico. Non è perché c’è un sapore moderno. Sono gli elementi che convivono con la nostra presenza (indiscreta? no, se non è invasiva) a rendere lo spazio sospeso nel tempo. Come dire: stiamo bene insieme! siamo da sempre insieme. Come se il vuoto fosse vuoto comunque o se il pieno fosse pieno comunque. L’equilibrio non si altera.
Saremmo portati a credere che una volta visitato un luogo, quello sia quanto.  Il mare è mare ovunque.  Fermandomi, ritornandoci. Nel mio tempo lì, riflettendo, ho capito che se non ci predisponiamo a recepire ciò che il luogo trasmette, il nostro tempo lì è sprecato. La visione del paesaggio anche visto in un video in foto, è uguale. Tanto, noi sappiamo com’è l’odore del mare, sappiamo com’è l’odore degli agrumeti, ma senza fermarci non sapremmo mai cosa quel posto potrà donarci.

Annunci

Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
Questa voce è stata pubblicata in arte, cuore, diario, emozioni, felicità, pensieri, riflessione, sorriso, terra, vita e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

17 risposte a Il mio tempo lì

  1. scudieroJons ha detto:

    Joaquin Sanchez, l’artista che crea grandi palloni gonfiabili, ne ha fatta un’altra delle sue. Ci si è messo dentro. Erano i primi di gennaio quando Sanchez si è fatto lasciare andare alla deriva nel lago Titicaca, dove Perù e Bolivia si incontrano, all’interno della sua nuova creazione, un pallone di plastica trasparente a forma di cuore umano.

    Queste immagini di bolle d'aria mi fanno pensare che dovunque andiamo ci portiamo la nostra bolla personale, che ci permette di vedere qualcosa dell'ambiente esterno, ma ci impedisce di mescolarsi completamente con esso. Tranne quando si rompe la bolla. Ma se accade, è una tragedia.
    Ciao : )

  2. Annelu ha detto:

    E' una terra di mezzo, la nostra isola interna dove sognare e pensare e acnhe riflettere. Il tuo dire  mi ricorda i miei amati  poeti come Nerval e Baudelaire. E' tutto un bellisimo racconto di emozioni e pensieri di una anima che parla per comunicare all'anima. Bisous 🙂

  3. IsaacSky ha detto:

    vivo tutta la settimana in città e il frastuono dato dalla convivenza con migliaia di persone si contrappone al silenzio campagnolo che invece assaporo durante il fine settimana. Un gioco di contrapposizioni che i luoghi ci fanno vivere quotidianamente e che ci arricchiscono o ci stancano a seconda delle occasioni. 
    l'odore degli agrumeti deve essere meraviglioso, non credo di averlo mai sentito …. mentre i gabbiani sono un simbolo straordinario del mare che tanto mi manca….,
    accidenti quanta malinconia 🙂

  4. shewant ha detto:

    Vediamo ciò che appare, le facciate dei palazzi, il manto urbano, i campi pianificati a giardino o monocoltura e dimentichiamo che là sotto c’è una topografia dinamica, interiore, fatta di sentimenti e memorie, figure e forze, fantasie e pensieri.
    IiI
     .I lughi hanno un'anima ,il nostro compito è scoprirla.I luogni hanno un'anima,il nostro compito è scoprirla. 

  5. egle1967 ha detto:

    Quoto Scudiero, el tu scrivi meravigliosamente!

  6. falconier ha detto:

    Bisogna averlo visto almeno una volta il mare per capire il suono della conchiglia all'orecchio.

  7. ricominciamento ha detto:

    Jons. Noi sappiamo nuotare bene, no? ma quale tragedia, e poi, possiamo sempre spiccare il volo, sappiamo anche volare. Ciao

    Gino De Dominicis "Tentativo di volo"

    Annelu. quanto dovrò ancora fare, prima d'imparare ad amare…Annelu, tu mi lusinghi. Baci
     

    Isaac…. come faccio a trasmetterti l'odore degli agrumeti? accidenti!!! aspè… ci lavoro un poco e poi vedrai, ti accontenterò… i gabbiani no, quelli solo da lontano, ti prego! Per il mare? sempre dritto, poi al semoforo gira a destra, la II a sinistra e poi diritto, lo trovi davanti a te…lo riconosci dall'odore…

    Nonsapiens…a me? sicuro?

    She. Fermandosi a riflettere, sì, dovrebbe essere così; quanti particolari si scoprono.

    Egle. per te…

    (INSIDE OUT – Artocraty in Tunisia, La Marsa)

    Falconier. no Rimini, Ostia etc, a ferragosto…

  8. lamite ha detto:

    è un testo di grande sensibilità. di ricerca, di affinamento d'ogni sensore che ci porta a conoscere meglio noi stessi e i ritmi di approccio alle cose. bravabrà!

  9. 0rs0p0p4e3 ha detto:

    Un caro saluto da Orsopop.

  10. nonsonogus ha detto:

    Chi riesce ad osservare attentamente l'ambiente finirà per comprendere la realtà.
    Ciao.

  11. ricominciamento ha detto:

    …Orsopop

    Gus…Gus…Gus… Ciao

  12. 0rs0p0p4e3 ha detto:

    Grazie per il piatto di cioccolattini, a me piace molto la cioccolata. Buonanotte da Orsopop.

     

  13. xidor ha detto:

    Bella la tua scogliera,"il tuo posto". Sembra di entrarci attraverso la tua descrizione intima. Penso anche io come te che si "entra" in un luogo così, quando lo lasciamo dopo un pomeriggio trascorso o semplicemente un'ora ci lasciamo qualcosa, infatti quando ci ritorniamo a distanza di tempo  riconosciamo il nostro posto, riusciamo ad evocare gli stessi pensieri che ci hanno attraversati nella nostra sosta lì, come se la scogliera ce li avesse custoditi. Se ne fa parte di un posto così,  perciò l'unica mia obiezione è alla scelta della foto che descrive separazione tra il soggetto ed il mare (il pallone), è esattamente il contrario, penso.

  14. ricominciamento ha detto:

    Xidor…e ce li portiamo dietro posti così, un pochino ci seguono, ricavandosi in noi uno spazio, nel luogo dedicato ai ricordi belli.
    La foto de "il mio posto" non potevo inserirla, è un luogo fatto di tanti luoghi (e poi, sono un pochino gelosa de "il mio posto").
    Perché? "Bolladaria", una bolla di aria è trasparente, noi dentro ad una bolla d'aria siamo come in una sorta di limbo. E' un esserci senza esserci, come il testo senza foto del posto. Assolutamente non è distacco, ma è discrezione, rispetto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...