La paternità 

Io sono tuo padre e…

Shaden Brooke

Carissimo padre,
di recente mi hai domandato perché mai sostengo di aver paura di te. Come al solito, non ho saputo risponderti niente, in parte proprio per la paura che ho di te, in parte perché questa paura si fonda su una quantità tale di dettagli che parlando non saprei coordinarli neppure passabilmente. E se anche tento di risponderti per iscritto, il mio tentativo sarà necessariamente assai incompleto, sia perché anche nello scrivere mi sono d’ostacolo la paura che ho di te e le conseguenze, sia perché la vastità del materiale supera di gran lunga la mia memoria e il mio intelletto.
Per te la cosa è sempre stata molto semplice, almeno nella misura in cui ne hai parlato davanti a me e, indiscriminatamente, davanti a molti altri. Ti pareva che stesse più o meno così: tu hai lavorato sodo per tutta una vita hai sacrificato ogni cosa per i tuoi figli, soprattutto per me, di conseguenza io ho fatto la bella vita, ho avuto la massima libertà di studiare quello che volevo, non ho dovuto preoccuparmi né di procurarmi il cibo né di qualsiasi altra cosa; tu non pretendevi per questo la mia gratitudine, la conosci, “la gratitudine dei figli”, ma almeno un po’ di gentilezza, qualche accenno di compassione, e invece io mi sono sempre rifugiato davanti a te, in camera mia, tra i miei libri, con i miei amici stravaganti, nelle mie idee eccentriche…
Eravamo così diversi e, in questa diversità, così pericolosi l’uno per l’altro, che se si fosse cercato di prevedere come il bambino che lentamente cresceva e tu, l’uomo maturo, si sarebbero comportati l’uno nei confronti dell’altro, si sarebbe potuto supporre che tu mi avresti semplicemente calpestato, senza che di me rimanesse niente e invece non è accaduto, la vita non si può prevedere, ma forse quel che è accaduto è anche peggio.”

Lettera al padre, Franz Kafka

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Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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7 risposte a La paternità 

  1. xidor ha detto:

    Questo tuo post mi fa conoscere una giovane fotografa di cui non sapevo nulla. Trovo molto suggestive le sue foto.  

  2. egle1967 ha detto:

    Dovrei scriverla anch'io una lettera a mio padre, chissà che riesca a sistemare qualcosa, ovviamente non la consegno.

  3. scudieroJons ha detto:

    Nella fantasia del giovane Franz, nel finale del racconto La Sentenza, la figura del padre raggiunge la statura drammatica di un Crono, il dio che divorava i suoi figli, e nel racconto per il figlio non c'è scampo.
    Per un padre è la peggiore sconfitta portare il figlio alla disperazione, mentre la più grande vittoria sarebbe essere superato in tutto dal proprio figlio.
    Ciao : )

  4. IsaacSky ha detto:

    la penso come Egle, dovremmo scrivere tutti delle lettere ai nostri cari,,perchè quando si scrive qualcosa si comunicano cose che a voce non si dicono .. e viceversa! 
    un abbarrcio 
    Isaac

  5. ricominciamento ha detto:

    scrivere, dire, realizzare un vido, o delle foto, magari dipigere un quadro, per comunicare il desiderio di condivisione. pur di esprimere in modo documentativo il proprio sentimento, disagio o piacere che sia. e l'altro? dall'alto del suo credo, che lettura ne farà del manufatto finale? è così difficile l'interpretazione di una qualsiasi cosa senza preconcetti, e ci sono individui che fanno di questo una religione. anche senza una ragione apparente.
    la vittoria…in un contesto in cui il malessere guida il vivere, chi, vince cosa? solo la consapevolezza di sapere di averci provato a cercarlo un dialogo, con qualsiasi linguaggio sia, quella già ripaga.
    io la prova l'ho fatta…

  6. IosonoIo ha detto:

    personalmento da padre, ho sempre cercato di ragionare come figlio….
    saluti

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