Sulla porta II

“-Chiudi gli occhi.

-Oh-oh.

-Chiudili.

-Non mi va di farmi legare.

-Mia cara amica, chi ha mai avanzato la proposta di legarti, così, appena cominciato?

-Queste cose le ho lette nei libri.

-E allora?

-Quei libri li hanno scritto degli scrittori.

-Chiudi gli occhi.

-Se proprio devo.

-Verifichiamo il tuo spirito di osservazione. Descrivi questa stanza.

-Per cominciare, è decisamente troppo piccola per ospitare due amanti.

– Non si potrebbe trovare da qualche parte una casa fornita di un letto?

– No. Niente da fare. Ci ho pensato. Ho degli amici che hanno casa fornite di letti, ma è impossibile. C’è un esercito di donne delle pulizie, bambinaie, bambini…

– E allora ci dovrà bastare questa stanzetta sfornita di letto, non ti pare?

-Be’, ha due graziose portefinestre che danno su un praticello verde e un albero in fiore. Queste finestre, in linea con l’austerità puramente funzionale della stanza, non hanno né avvolgibili né tende, per cui sono sicurissima che la gente che sta nella case dall’altra parte del giardino può vedere tranquillamente tutto quello che succede qui dentro.

-Più che altro vedranno un tale che batte a macchina. Qualche volta lo vedranno leggere. Se a volte vedono qualcosa di più interessante, se lo meritano.”

Inganno. Philp Roth

II

Le ore che si sono prolungate, adattandosi al tempo che percorrevamo hanno concordato il nostro piacere con l’atmosfera che ci circondava, creata di euritmia e aromi, era dentro, entrava da fuori l’aria buona portata tra la movenza delle foglie e il percuotere delle onde sugli scogli. E. La luce, quella giusta per distinguere con precisione la totale gamma dei grigi, e con chiarezza ogni colpo di colore vivo che scandaglia i dettagli, anche a occhi chiusi tu senti. E. I passi lenti, lentissimi, che operi quando vuoi restare, così chiedi ai tuoi piedi di muoversi e di fermarsi per rendere quel tempo infinito, allora impieghi anche un’ora per percorrere 100 m, in modo da assimilare meglio quel fare che accomuna, e permette a due ombre di riflettersi insieme (perché io non ne vedevo una sola) ma con contorni distinti e definiti anche se su superfici irregolari e ruvide.

Non c’è risposta. Non ancora. Le lenzuola di lino restano spiegazzate, denudate, solitarie e perse nelle loro richieste di spiegazioni che non so dare. A loro come al bacio non prolungato. Il silenzio culla l’atmosfera dell’ambiente che mi circonda, dentro e fuori, a protezione, sssssssss…..… non una parola.  Nessuna vibrazione, tutto sa di devozionale attesa.  Oh, l’immaginario ha giocato le sue carte? Eppure, il contatto del mio palmo, dei polpastrelli sulle lenzuola mi trasmette il vissuto, sento il calore; poggio la testa, cerco di odorare e percepisco l’essenza di chi vi ha adagiato le proprie membra; è realtà nostra. Gli amanti hanno consumato il loro atto su questo letto per poi svanire nell’irrealtà. Perché, quanto c’è di reale in due corpi che si sono amati? Non è irreale la quotidianità, quel senso di pesantezza che guida le giornate fatte di ritmi sempre uguali? Irreale è la solitudine tra la gente, irreale e la solitudine con se stessi. La realtà è il piacere condiviso di due corpi che s’inebriano ancor prima di sfiorarsi. Realtà è il contatto leggerissimo dei tuoi polpastrelli sulla mia pelle e il brivido che ne viene. Irreale è l’andare via di schiena. Irreale è il non dire pur parlando. Irreale è lo spazio di cui non riesco a toccare le pareti, pensando di avvicinarmi le percepisco sempre più lontane.

 (…da I)
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Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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6 risposte a Sulla porta II

  1. rodixidor ha detto:

    Stendi le tue lenzuola di lino al vento ormai primaverile, profumeranno di aria e brilleranno al sole pronte a ricomporre un letto di nuova stagione. Siamo i nostri ricordi, siamo tutte le tonalità del grigio vissute, gli schizzi di onde che ci hanno fatto rabbrividire, siamo sempre nuovi arricchiti del nuovo strato del quotidiano vivere. -La realtà esiste- l’unico dogma di cui abbiamo bisogno.

  2. Isaac ha detto:

    oh cara,
    è incredibile ( e noi lo sappiamo bene… ) quanto la mente possa essere il miglior regista di un meraviglioso film, la realtà a volte è una “principiante” in confronto.
    parlo bene lo so, se solo avessimo tra le lenz.. ops tra le mani chi sappiamo….
    ( ma cosa mi fai dire !?!? ) :-p

  3. germogliare ha detto:

    http://parolesenzasuono.wordpress.com/
    dice:
    « Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia. » (Francois Truffaut, da “L’uomo che amava le donne”).

    ci sono legami che non hanno bisogno di bende e catene, sono fatti di ben altro, invisibilemente indissolubile

    • germogliare ha detto:

      non sono tanti gli uomini che conoscono la giusta formula per leggere il disegno delle donne.

      parli di legami che vanno oltre l’immaginario comune. esistono nella realtà? v’è traccia?
      ne fai menzione tu e qualcun altro anche.
      abensperare

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