Come vedere, pur non vedente

La fotografia è l’acquisizione della realtà. La propria, è il nostro occhio che sceglie “quella” immagine e, la magia che subentra e rende unico, irripetibile, nel risultato impresso, l’oggetto scelto, è un’azione composta dall’atmosfera che è anche luce, quindi, prolungamento del prescelto oltre che la sua raffigurazione. Ma ciò che si vuole imprimere nel fotogramma è già nel fotografo. I non vedenti possono essere bravi fotografi? Loro hanno sviluppato meglio dei vedenti la percezione dei cinque sensi e possiedono la capacità di ricostruire la visione esterna, all’interno, utilizzando i poteri originati. Sta a noi avvicinarci all’osservazione passando per l’essenziale.

A mostrare

“Io non ho permesso alla cecità di avvilirmi. Non è stata per me una infelicità totale. Bisogna vederla come un modo di vita; è uno degli stili di vita degli uomini.”                                                                                                                            Jorge Luis Borges
 

 Evgev Bavčar, fotografo e filosofo, parla   correntemente cinque lingue, sloveno ma che vive a Parigi, resta cieco all’età di dodici anni a causa di due incidenti.

“Lo spirito è l’organo di percezione più importante.Io non sono che un artista che cerca di vedere ovunque delle immagini, anche se queste gli sono proibite.

Io non tocco gli oggetti ma li guardo da vicino.

Mi dovete chiedere non come, ma perché fotografo. Scatto in rapporto ai rumori, ai profumi e soprattutto in relazione alla mia esperienza della luce. Poi scelgo le mie foto facendomi consigliare con lo sguardo libero da ossessioni personali.

Io percepisco le mie fotografie con l’aiuto del mio terzo occhio, quello che va al di la del visibile. Nonostante i nostri occhi siano in origine fatti di argilla, il terzo occhio può superare questo limite. Il terzo occhio è quello che ha permesso agli antichi Greci di vedere il futuro, di trascendere il reale dell’immediatezza della percezione visiva. E’ questo terzo occhio che ci permette di contemplare lo spazio onirico”.

Pete Eckert, artista californiano, è diventato cieco totale sei anni fa, dopo un percorso degenerativo di vent’anni, risultato di una malattia come la retinite pigmentosa.

“Voglio mostrare al mondo che posso vedere usando i miei altri sensi, i ricordi, le emozioni, i suoni e il tatto.

 A volte, riesco addirittura a dare una forma umana ai suoni e a intravedere persone e oggetti dal retro della mia testa.

Impiego la pellicola fotografica come una tela sulla quale fissare ciò che i miei altri sensi portano all’attenzione dell’occhio mentale.

Io continuo a percepire il mondo visivamente – assicura – anche se adesso devo utilizzare i miei altri sensi e la memoria per formulare una visione interna nell’occhio della mente. Perdere gli occhi non ha diminuito la chiarezza di questa visione interna, mi ha solo indotto a lavorare più sodo per acutizzare gli altri sensi e imparare il suono specifico di ognuno”.                                                                 

La musica, penso all’idea che sia il supporto alla creazione della definizione dell’immagine, quella che si sviluppa dentro il fotografo, che vibra nelle vene quando schiaccia l’otturatore, che si confonde magicamente con i rumori interni del corpo, divenendone un tutt’uno. Lì, dove la luce e le sagome tendono a svanire, si genera il sottofondo al ricordo e aiuta a sviluppare le forme. Quale melodia sentiranno loro? Lo chiedevo a un’amica che conosce le strade delle note e anche le loro mete.

Continuo a guardare le foto dei ciechi-visionari e tutte mi richiamano un pianista altrettanto visionario, Brad Mehldau. …una sua versione-visione di uno standard famoso, -Blame it on my youth-“. Pannonica

Elogio dell’ombra
“Gli amici miei non hanno volto,
le donne son quel che furono in anni lontani,
i cantoni sono gli stessi ed altri,
non hanno lettere i fogli dei libri.
Dovrebbe impaurirmi tutto questo
e invece è una dolcezza, un ritornare.
Delle generazioni di testi che ha la terra
non ne avrò letto che alcuni,
quelli che leggo ancora nel ricordo,
che rileggo e trasformo.
Dal Sud, dall’Est, dal Nord e dall’Ovest
convergono le vie che mi han condotto
al mio centro segreto.
Vie che furono già echi e passi,
donne, uomini, agonie e risorgere,
giorni con notti,
sogni e immagini del dormiveglia,
ogni minimo istante dello ieri,
e degli ieri del mondo,
la salda spada del danese e la luna del persiano,
gli atti dei morti,
l’amore condiviso, le parole,
ed Emerson, la neve, e quanto ancora.
Posso infine scordare. Giungo al centro,
alla mia chiave, all’algebra,
al mio specchio.
Presto saprò chi sono.”  Jorge Luis Borges
 
(ai miei avi)
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Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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13 risposte a Come vedere, pur non vedente

  1. falconieredelbosco ha detto:

    io che vedo , non saprei mai fare foto così.

  2. Pannonica ha detto:

    c’è un modo di illuminare l’intimità delle cose senza mai profanarle ed è quello di chi non le guarda, né le scruta; semplicemente le “sente”, le “sa”. e basta.
    è una fortuna questa dote, un talento. gli artisti che citi lo possiedono.
    anche certe mie amiche non hanno volto, eppure hanno il mio stesso sguardo…
    🙂

  3. guido mura ha detto:

    Chi non ha più il senso della vista può almeno vedere i sogni e quindi anche fotografarli. Infatti le immagini di questi particolari fotografi sembra che riescano a trascendere la realtà e a rappresentare qualcosa di più, qualcosa di aggiuntivo rispetto alla nostra tradizionale visione.

  4. Riyueren ha detto:

    Sono foto splendide: io ho una distrofia corneale e sono ipoacusica, quindi i miei occhi, nonostante la cornea a impronta digitale, cioè un po’ spiegazzata, mi servono anche per sentire… ma se posso dire, visto che amo fotografare e cantare, c’è qualcosa che aiuta, quando i nostri sensi vengono meno…è come se intervenissero dei sensi “interni” : accade così che il soggetto di una foto mi chiami anche quando è alle mie spalle, solo che non usa nessun suono ed io sento ugualmente, mi giro…e trovo quello che stavo cercando in quel momento.
    Mi piace questo tuo blog.A presto.

    • germogliare ha detto:

      Confermi il mio pensiero. Da una mancanza si può generare una risorsa, se si vuole.
      Con un sorriso, ti ringrazio.

      • Riyueren ha detto:

        Grazie a te.Sai, credo esistano dei modi “altri” per indagare il mondo e noi stessi, per viaggiare in noi, nelle persone che sono altro da noi (anche se per me in realtà siamo tutti uno) e nelle cose.Amo molto le sinestesie, sono le modalità, i sentieri, attraverso cui mi muovo.Forse la natura non mi sta togliendo nulla, forse semplicemente…”sostituisce”… e per ora il “cambio” non è poi così brutto. 🙂

  5. rodixidor ha detto:

    Troppa sofferenza nelle foto di chi non vede più, non riesco a sostenerla

  6. Gus ha detto:

    Sì, la memoria permette di vedere ancora.
    Ciao.

  7. ioviracconto ha detto:

    Un posto complesso e bellissimo.

  8. lillopercaso ha detto:

    Sì, questo è un post bellissimo, lo dico raramente, e anche spaventoso, per la sua forte fisicità e altrettanto forte trascendenza; Ascolto la musica e mi turbinano un sacco di pensieri nella testa, ci devo tornare con più calma e tempo.
    Ciao!!

  9. mitedora ha detto:

    l’ombra, il sentiero altro, sono come il pensiero divergente. stimolano, sollecitano, “creano”! brava Brava!

  10. lillopercaso ha detto:

    Dopo tanto pensarci, non sono più tornata: certi post sono così ricchi di spunti che non so da che parte cominciare a dipanarli.
    Però non ti ho dimenticata, e ci penso ancora.
    Ciao!

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