Un giorno qualsiasi, guardando fuori

Un giorno qualsiasi, guardando fuori, a Londra per esempio.

Arrivai a Londra un pomeriggio di fine luglio. Victoria Station London. Quando la padrona della casa mi chiese come mai ero lì, io risposi che avevo preso una breve pausa dalla vita italiana. Parlavo con lei e osservavo la camera e lo spazio fuori dalla finestra. Moquette rosso cardinale, alta, camino a gas, pesanti tende rosse come la lana del pavimento; un divano a tre posti e due poltrone in simil pelle marrone tabacco con i piedini in metallo; un tavolinetto in formica color latte e caffè, un tavolo grande con sei sedie di legno scuro e un mobile basso uguale al tavolo. Tutto come trenta, quarant’anni prima, intatto, ciò denotava che la signora riusciva a trasmettere ai suoi inquilini il rispetto e l’ordine per la sua proprietà. Infatti, non sembrava una casa per affittuari.  Sul mobile una radio di qualcuno degli ospiti paganti. Alle pareti una carta da parati color crema con piccole righe e fiori celestini.  Eravamo sedute al tavolo, vicino alla finestra, lei una donna greca con i lineamenti classici, sodi, di un’età matura, non erano le rughe a darmi quest’impressione, non ne aveva molte, era la sua espressione intensa, velatamente stanca, come rassegnata, forse serena, che sapeva di vita andata e peregrinata. La schiena un po’ curva. Labbra carnose, in un sorriso timido, ampio e sincero che coinvolgevano gli occhi e le guance paffute; incorniciato da tanti capelli grigi-grigi-grigi, tenuti da un fazzoletto con piccoli fiori rossi. Le mani grandi di chi le adopera per ingegnarsi. A giorni prestabiliti, di mattina, passava lasciando l’occorrente per la colazione. Ecco dov’era il trucco, in questo, inseriva il controllo diretto della casa… eppure, ciò accadeva, con talmente tanta grazia che nel mio soggiorno lì, mi accorsi raramente della sua istantanea presenza, e ci arrivai dopo a questa conclusione di riscontro. Quindi. Mentre m’indicava le regole della casa, il mio pensiero era completamente tuffato all’esterno, spaziava fuori, alla strada. Vedevo l’emporio dell’ebreo, con i sacchi di juta colmi di legumi secchi, le cassette colorate di frutta, la sua grossa figura scura che con calma almeno apparente, accuratamente sistemava i prodotti alla vista dei passanti, salutando tutti. Ecco un signore arabo, in un caffetano bianco, spolverava meticolosamente, con un piumino voluminoso multicolore, fatto di fili sintetici, con l’asta lunga, sottile e flessuosa, che pensavo neanche producessero più (si vede spesso, solo, in mano a massaie in vecchi film o pubblicità degli anni ‘60 circa. Ma. Tempo fa, durante un viaggio, ne ho trovato uno l’ho comprato, ora rientrerà nel modernariato credo!), un enorme macchina bianca, era una Limousine. E poi alcuni passanti. La strada ordinata e pulita. Il tranquillo procedere delle vite in quella soleggiata mattina d’estate. Il sole brillava per tutti. Normalità! Convivenza etnica pacifica! Ciò che è predicato da tanti oratori, in quell’istante avveniva davanti a me ed io ne ero partecipe, della rara e preziosa situazione che vivevamo, ci trovavamo ignari tutti. Coesistere così da vicino con pensieri culturali, etici, politici, religiosi, e abitudini alimentari diverse, senza per questo ostacolarci, come se nulla fosse diverso nel resto del mondo, come se una situazione del genere fosse regola comune. “Dov’è il problema?” se mai un problema possa esserci. Perché chiamarla situazione particolare poi. Per me e loro, il procedere era concentrato sul fare. Stavamo tutti vivendo la nostra vita indistintamente e in comune. Questo senso di libertà, respirato in quel momento, mi ha fatto pensare in seguito, più volte, che se avessi potuto scegliere, incondizionatamente, un momento ideale da prolungare a vita, avrei scelto quella vissuta a Londra. L’impressione non mi ha mai più abbandonato. E, ancora oggi, se dovessi descrivere La Pace, intesa come libertà, sceglierei quell’immagine di vita quotidiana comune.

foto da I Rubascatti facebook
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Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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40 risposte a Un giorno qualsiasi, guardando fuori

  1. lapodelapis ha detto:

    come se tu l’avessi dipinto, ma col pennello piccolo. particolari perfettamente visibili. bello.

  2. rodixidor ha detto:

    Il paracadute dice al paracadutista: “Non so se mi spiego !”

  3. egle1967 ha detto:

    Contribuisci in maniera decisiva a rendere eterna e perpetua la bellezza, che a volte sembra scivolare dal sentire tanto da convincerci che la memoria sia fallace…è un bel raccontare e fissare il tuo.

    P.s. io insisto….dovresti provare con un romanzo!

    • germogliare ha detto:

      Che grande peso mi dai. Uuuhhh!!!!! corro, delle volte mi fermo e osservo, faccio scorta di immagini e sensazioni. E poi rigiro, tutto qua. Sperando che qualcuno segua l’esempio.
      P.s. scegli l’incipit (così ti accontento).

  4. wolfghost ha detto:

    Vero… eppure gli attentati di Londra furono commessi da residenti, se ricordo bene. Bastano, purtroppo, poche mele marce per guastare una cesta intera. Almeno alla vista.
    Ma poi… quando l’ambiente non e’ multirazziale forse la violenza manca? uhm…

    http://www.wolfghost.com

  5. massimobotturi ha detto:

    onori benissimo l’arte del narrare

  6. Riyueren ha detto:

    Vorrei esserne capace anch’io…sei una splendida cantastorie (questa è bellissima).

  7. Pannonica ha detto:

    “Mi ricordo bene lo stare alla finestra e guardare solo lo scorrere della vita”.
    Dorothea Lange

    hai un’attitudine, nell’osservare, che sa di fotografia.

    un abbraccio

  8. lillopercaso ha detto:

    Tanti anni fa avevo pensato la stessa cosa di Sarajevo (ci ero andata con la scuola).
    Mo’ che l’ho detto, dico anche che, non fosse per il clima, ci vivrei, a Londra. Per i motivi che hai descritto così bene… !

    • germogliare ha detto:

      Sì, il clima, anche per me. Ma oggi lo baratterie senza pensarci su, per quel senso di sentirmi cittadino del mio tempo, e la speranza concreta di pensare a un domani fatto di convivenze tra essere umani. Londra o Sarajevo o qualsiasi altro luogo.
      Andiamo?

      • lillopercaso ha detto:

        dici davvero o per gioco?

      • germogliare ha detto:

        Lillo, condividi con me che l’Italia non è, ora, un posto “sano” in cui vivere. Stiamo perdendo il sorriso e, il riso fa buon sangue, ma ha noi anche quello stanno togliendo. Stiamo perdendo l’attenzione per le piccole cose e, sono le piccole cose che fanno la differenza, ma chi può più occuparsi di loro? Sì, dico davvero, ci penso da tempo.

  9. odinokmouse ha detto:

    Ecco che si prospetta un altro viaggio interessante; ogni tanto nel web capita che si finisca con l’idea di partire: navigare il Nilo o il mare con una canoa di gruppo azzurra, non a vela, o la Francia in houseboat, è stato detto. Allora verrei anch’io se si dice di fare, sia a Londra che a Sarajevo. Bellissimo germogliare.

    • germogliare ha detto:

      Adoro le comunanze. Si può fare. Non importa il luogo, il senso è lo stare insieme e godere della serenità (anche se a volte va ricercata) del posto scelto. Odinokmouse, bellissimo era il momento 😉 (tu, troppo gentile!)

      • odinokmouse ha detto:

        Non è che frequentavi le spiagge in cui facevo un po’ il marinaio col megafono e un po’ il bagnino col fischietto, e che si doveva partire con la barca azzurra e invece, persa la sfida sul monte de’ cocci perché non indirizzata a me, partii solo io come un idiota e mi aprii il blog? Sarebbe appena imbarazzante. 🙂

      • germogliare ha detto:

        Oddio! non so, tutto può essere, dalle parti del monte ci ho girato, meno per le spiagge, ho sempre preferito l’altra costa. Ancora navighi per mare? in altomare? anche io sono in mareaperto in questi giorni, magari ci s’incontra. Senza imbarazzo, no 😉

      • odinokmouse ha detto:

        Oltre le 12 miglia dalla costa fin quando il tempo non mi costringe a rifugiarmi alla fonda in rada. Ci ho la barchetta senza vele che fa un po’ d’acqua e la pompa di sentina non funge, ma nel complesso, pagaiando, lo scafo ancora tiene il mare. C’incrocieremo a largo volgendoci un pensiero e nei nostri porti ci conosceremo. Ne sarò lieto 🙂

  10. mitedora ha detto:

    a volte il passato ci ricorda di cosa necessitiamo. i ricordi sono l’oro del presente. ti abbraccio. Dora.

  11. guido mura ha detto:

    Che strani, gli uomini. A volte basta staccarli dalla loro terra e non hanno più un motivo (la terra) per cui scannarsi. Sempre che non ne trovino altri di motivi e sempre che siano in gruppo: da soli sono innocui, in gruppo pericolosi. Comunque le grandi città europee sono spesso riuscite a realizzare buoni esempi di convivenza. Chissà dov’erano quelle botteghe? Anch’io mi aggiravo spesso attorno a Victoria Station.

    • germogliare ha detto:

      I buoni esempi di convivenza, partono, secondo me, dal fatto che sono frutto di gruppi di personalità ben definite. Le caratteristiche di queste società di persone sono dovute ad una selezione di base. Questa gente ha singolarmente scelto di vivere quella vita, che sia per bisogno o per piacere, poco importa. li accomuna la voglia o necessità di una rivalutazione dell’esistenza.
      Tutti i quartieri residenziali, dei grandi centri internazionali si somigliano, credo.
      …erano a Chiswick, ma questa è un’altra storia.

  12. Fausto marchetti ha detto:

    una pagina bellissima , piaciuta tanto,mi hai portato in un luogo dove non sono stato eppure mi sembrava di essere lì.
    Il film che proponi nel link è stupendo come gli altri con questa interprete…L’erba di Grace e il superlativo (almeno per me) Segreti e bugie.
    No ha torto l’amico che ti incoraggia a scrivere un romanzo.

    • germogliare ha detto:

      Oh! cosa mi hai ricordato. Belli belli questi film. Ecco, il buon cinema, quello che ti lascia riflessioni e sorrisi, che passione!!!
      Fausto, ora anche tu, e dove lo trovo il tempo? non riesco a scrivere qui, poco a leggervi, meno a commentarvi…e poi, cosa scrivere, per pagine e pagine intere?

  13. Egle1967 ha detto:

    E’ vero , il luogo non fa la differenza e la comunanza tra le persone e qua ce n’è e’ da vendere.
    Che dici se restiamo in Italia e continuiamo a sorridere? Senza quei pochi sorrisi rimasti che ne sarebbe di questo paese? 🙂
    Abbraccio!

    • germogliare ha detto:

      Lo so, infatti ci sto bene qui 🙂 Dovrò decidermi ad aprire un albergo. Allora tutti all’Hotel Sorriso. Ricordi? Lo dicevo io! Allora restiamo, mi fai sentire in colpa…però un viaggetto lo farei, così, per scambio culturale o gemellaggio 😉
      Saluti e baci

  14. lillopercaso ha detto:

    Ciao! Io cambierei casa ancora e ancora e ancora, sarei nell’età giusta per farlo se non fossi nell’età sbagliata per avere un figlio piccolo (non tanto, ma troppo). Magari il terremoto mi scalzerà. Sono contenta di non possedere una casa. Ma fatemi sapere cosa deciderete… 🙂 !

    • germogliare ha detto:

      Io non ho ancora finito di sistemare l’ultimo trasloco. Ancora penso al terremoto passato (che non ha toccato la mia casa). Ma partirei, almeno per un po’, per riprovare il desiderio di tornare…. viaggio comunitario? magari in tenda… 😉

  15. parolesenzasuono ha detto:

    bella questa immagine e lavorare affinchè Londra non sia in Inghilterra ma proprio qui—

  16. ioviracconto ha detto:

    Coesistenze pacifiche e laboriose.
    Sembra un paradiso terrestre, che ha descritto con grande fascino.

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