Estella esce e tutto ritorna

Antoine D’Agata

Estella. Girava la testa, per spostare con uno scatto del collo i lunghi capelli rosso hennè egiziano, ondulati, che si erano messi a solleticare la guancia lentigginosa. Li avrebbe scostati lui, come tante altre volte aveva già fatto, con una mano, mentre con l’altra impugnava il pennello, ma teneva il vassoio con le tazze del tè, questa volta, e non poteva, però sorrideva, ammiccava ai capelli finiti vicino a quella bocca, di cui fantasticava il calore e la dimensione.  Un due tre…la testa di colpo è girata, i capelli volano per posarsi dietro la schiena… un solo secondo, l’attimo intercorso di un battito di mani. Oplà! Il vassoio è a terra e lui è sopra di lei che le ha già aperto la vestaglia e, ci siamo, è fatta, nessun fraintendimento, nessuna richiesta, nessun preliminare, nessuna possibilità di negarsi, nessuno chiede a Estella la bella se vuole oppure no, lui è già in lei e fa e si contorce. L’istante di alzare una coperta per coprirsi o scoprirsi con una folata di vento; più nudi di quanto nudi già si è. I gemiti animaleschi riempiono lo spazio aereo della casa, di lui, i toni e le mura e la base su cui poggia l’amplesso; no di lei, suoni e forme, solo materia usata.  Il corpo di Estella si muove, partecipa al gioco subito dopo un attimo di evidente disapprovazione, ma l’anima, accidenti!!! Com’è lontana da quell’accoppiamento, sì, questo è il termine con cui amava definire i rapporti di allora; accoppiamento.  Si lascia fare Estella, si lascia usare, il ritrarsi iniziale, durato un istante, si evolve in un abbandonarsi all’uso; come a negarsi l’identità intima, Estella si fa oggetto, diviene solo Bella, senza Estella.

Antoine D’Agata

Estella è via, ha abbandonato il corpo, il suo pensiero vaga, legandosi a quel profumo sottile e intenso di caffè che arriva da qualche fessura vicina, e poi un altro, a quel suono di esercizio di tromba che è più su del caffè. Ancora, a quel colore indefinito dell’intonaco scrostato del soffitto, ecco un altro appiglio, il filo infinito della ragnatela, che pende, il ragno nero le manda un capo da afferrare con la mano, quasi. “Quasi quasi lo prendo e vado su”, pensa Estella, “E’ resistente un filo di ragnatela, ce la fa a sostenermi”. Osserva quella pelle estranea alla sua che si appiccica contro, aiutata dal sudore degli sforzi del piacere univoco (univoco!?). Di lui lo sforzo, di lui il godimento, di lui lo spazio, di lui, lei, in quel momento. Ma, lui non sa che Estella la bella prende ciò che vuole, e non permette a nessuno di possederla senza pagare pegno. E prende Estella, afferra il dovuto goduto, al culmine, lasciando il suo piacere a impronta sulla carne di lui, la pelle la gratta con le unghie da tigre su mani da fanciulla. Il piacere, ah! Dovuto a cosa di più, quale stimolo l’ha condotto? La consapevolezza di aver affondato le sue estremità nella carne dell’uomo o la stimolazione di lui a lei, ininterrottamente protratta? Perché lui voleva a tutti i costi vederla godere! E lei gli concede anche questo piacere. Sì, lei gode, per sé. I tagli bruciano a contatto con il sudore e sporcano la pelle di Estella, sperma, sudore e sangue si mischiano a sottili tracce del piacere di Estella, allora è un tutt’uno  solo allora, un attimo di pace, e poi il sonno, finalmente dovuto. L’ultima immagine, il suo rossetto strisciato sulla spalla di lui, la destra, mentre fa per alzarsi, “Che ci fa lì?”, pensa. Ma la domanda era riferita a: Che ci fa lei stesa su quel letto, nuda, stanca e sudata o che ci fa il suo rossetto su quella spalla estranea alla sua bocca? Estella cancella i tempi che riguardano gli altri, Estella conserva il suo tempo, così.  Nel tempo intercorso a chiudere e riaprire gli occhi, ha cancellato l’altro, il fatto, le azioni indesiderate.

Antoine D’Agata

Lei tiene esclusivamente quel dolce torpore che lascia il contatto fisico dell’essersi appartenuti, con questo andrà via da quella stanza, a lui resteranno i segni sulla pelle, più segni, quanti erano i gemiti.  Si alza da quella base familiare a lei modella ma estranea fino a poco fa a lei donna. Entra nella doccia, l’acqua scorre a lungo, lui chiama a lungo, lei non sente, sentire è volere. Estella esce, ritorna in sala la modella, tutto ritorna, anche la distanza tra lei e gli altri, lui. Estella la bella è qui. L’alito di profumo è ricomparso a farle da scudo verso il mondo intero, le basta poco in fondo per proteggersi, solo la convinzione di sapersi integra nell’anima. Lì nessun uomo la può penetrare; lei la nasconde così bene che mai si potrà ritrovarne la via.

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Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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17 risposte a Estella esce e tutto ritorna

  1. massimobotturi ha detto:

    la delicatezza di un giardino orientale, la magnificenza del più sofisticato erotismo, la più intima pena possibile

  2. gelsobianco ha detto:

    Estella la bella… la sua anima integra… che nessun uomo potrà mai penetrare perchè lei la tiene nascosta.
    Fotografie suggestive al massimo di un artista molto particolare.
    gb

  3. parolesenzasuono ha detto:

    incastri a scomparsa—

    la conferma che darsi nel corpo può non significare darsi nell’anima—

  4. Sara ha detto:

    Ho seguito per un periodo una prostituta!
    Allora era davvero una bella persona , con un cuore grande!
    Non so se lei avesse la convinzione di sapersi integra nell’anima.
    io avevo “sentito” in lei una purezza e candore non comune!
    Ho saputo poi che era stata costretta a prostituirsi…

  5. stileminimo ha detto:

    …un sentire sottile dell’impossibile.

  6. melodiestonate ha detto:

    BELLISSIME PAROLE …..IMMAGINI SUGGESTIVE……..COMPLIMENTI………SARA

  7. Sara ha detto:

    Abbi pazienza germogliare! io cerco subito… “l’essenza” nei post, che dovrebbe essere signficativa! la comprensione oltre le proprie, soggettive “performance”! 🙂
    Immagini, e sfumature alterano un attimino le coscienze…e forse confondono poi.
    Uhm..la seconda immagine è triste: una lotta …”armoniosa”?? al massacro 😀
    Ecco, magari un copriletto chiaro , un bel comodino (arte povera) un fiorellino giallo, e un quadro non sarebbe stato sprecato! 🙂

  8. lillopercaso ha detto:

    Ciao! Mi è venuta in mente una canzone che sentivo vera, te la lascio anche se forse a te sembrerà ridicola, in confronto ala beleza del tuo scrito:

  9. lillopercaso ha detto:

    (anche se pensavo che sarebbe bastata la prima parte)

  10. masticone ha detto:

    Strepitoso

  11. Elena ha detto:

    Anima, corpo…sono diversi sempre o quasi!

  12. gracejen ha detto:

    “Girava la testa, per spostare con uno scatto del collo i lunghi capelli rosso hennè egiziano, ondulati,….”…..mi ci vedo, anche se non in tutto il resto…intenso..appassionante…estatico….

    bello quanto suggestivo…

    ciao

  13. Isaac ha detto:

    Estella è decisamente una donna moderna.
    Pensa a se stessa, a godere l’attimo, a prendere ciò che gli serve… cosa si senta dopo non è dato saperlo.
    Ma perchè dovrebbe nascondere la parte più profonda ? in fondo si piacciono, che male c’è a mostrarsi in modo totale ?
    ah già, dimenticavo..
    è moderna!
    nell’era moderna si prende e si usa tutto per soddisfare un semplice bisogno.

    Estella, anche se non mi piaci ti ammiro.

  14. ioviracconto ha detto:

    Ci vuole molto talento, e tu ce l’hai, per scrivere di erotismo senza nemmeno sfiorare la pornografia.
    🙂

  15. Stefania ha detto:

    wow che meraviglia… sono senza parole. Bellissime! Ti aspetto da me.

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