Il perimetro che unisce e divide l’uomo e la donna

“Persone come te, non credono nell’esistenza dell’anima. Quindi non capisco la tua visita.” Lo psichitra Mogens Jensen a Peter Egerman.

Un mondo di marionette -Aus dem Leben der Marionetten, di Ingmar Bergman. 1980.*

 

Billie Holiday, My Man

 

*Uno dei film più belli di Bergman, amato da lui e poco apprezzato dalla critica. Difficile diagnosi corale del rapporto intimo umano, proprio e di relazione. All’apparenza, una coppia aperta e circoli viziosi.
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Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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11 risposte a Il perimetro che unisce e divide l’uomo e la donna

  1. egle1967 ha detto:

    la deriva dell’anima che protegge ciò che vorrebbe che si creasse quotidinamanete, e si trova prigioniera in un perimetro che definisce un vuoto , un assenza di amore che non si riesce a colmare più con niente. Il senso di inadeguatezza e di inutilità pèuo’ essere solo medicato con l’amore , con la fiducia, ma se non si è in grado di recepirlo si finisce per non sentire più nulla e la vita intorno a te ti chiede di scegliere, di vivere ed è possibile che si manifesti l’istinto di sopravvivenza portando fuori da se’ l’odio e la rabbia ( uccidendo una prostituta) che si prova invece per se stessi.
    La sensazione di essere incapaci di amare porta a non credere che esista l’amore, nella sostanza, che sia solo una forma alla quale ci si adegua e l’uomo che sente una profonda necessità di sostanza, non riesce ad accettare la realtà del compromesso.
    questo è solo un aspetto delle tematiche proposte nel film , credo…io non l’ho visto, ho solo letto di cosa parla poco fa.
    L’amore è un cane che si morde la coda.
    Per esperienza posso dire che amare in maniera libera, donare , dare , diventa ciò che siamo, ma anche il dolore è reale ed entrambi si formano in quell’interstizio di ciò che si da e cioò che si riceve.
    baci

    • germogliare ha detto:

      Lo racconti come se l’avessi visto. Ma del resto, conosciamo bene la tematica. “L’amore è un cane che si morde la coda”. Verso l’altro e verso se stesso. Fino a quando non si è disposti a guardarsi dentro, veramente e in profondità, non si potrà avere la capacità di percepire nessun dettaglio dell’altro, da unire al nostro o da contrapporre. Lasciarsi vivere dagli eventi? E’ quello che si fa nella massima semplificazione dell’azione, così, reagire colpendo un individuo, uno qualsiasi, quale capro espiatorio del nostro malessere, diventa la via migliore per dare un segno incisivo alla storia. “Tutte le strade sono chiuse”. “Vivrò veramente, oppure il sogno è il mio unico momento di vita?”… è semplicistico, no?
      Per esperienza posso dire che dare e avere vanno di pari passo, con eguale peso, muovendosi in quell’interstizio che dici tu.
      baci, cara

      • Egle1967 ha detto:

        Ho letto la trama in rete e la tematica e’ proprio una tematica che ho piu’i volte toccato nella vita, nelle relazioni…..sono convinta che tu abbia profondamente centrato il punto, quando dici che bisogna sapersi guardare in profondita’ per cogliere i dettagli…e non permettere che le differenze creino ghetti all’interno di quel perimetro…ma possibilita’ di crescere, di diventare forza…da spingere fuori , ci vuole un grado simile di consapevolezza di noi, perche’ il dare e l’avere nuotino abbracciati in quell’interstizio!
        Baci donna!

      • germogliare ha detto:

        e la coppia? nuota abbracciata? ci poniamo tutti questi quesiti, cerchiamo le risposte, le troviamo anche, tante volte, ma a nuotare siamo soli con noi stessi, perché uno dei due ha una scala dei valori diversa, il valore dell’anima non è lo stesso che conosciamo noi.
        stammibene

  2. Scena terribile, che scava l’anima come la sgorbia il legno. Vicini e distanti, desiderio di intensità e assenza. Ricercare e veder sfuggire quando pensi di aver trovato.

    Si cammina sempre così.

  3. alegbr ha detto:

    Bergman era un trapano, un bisturi febbrile, vivente, l’ultimo sguardo prima d’arrendere l’uomo alla casa degli specchi illusori che ci abita.
    Oltre la psicanalisi, tra le prime gelide carezze del post-moderno del 900.

    • germogliare ha detto:

      Gelida carezza. perfetta definizione. Ti coinvolge nelle storie, dandoti accesso a possibilità di dati che, però, devi saper riconoscere come tuoi, e nello stesso ti tiene fuori, con azioni inaspettate, sei solo spettatore,

  4. gelsobianco ha detto:

    Terribile e vero questo filmato.
    Vicini e lontani, desiderio di trovarsi e di non esserci.
    Quando sembra che ci sia un momento di intesa, tutto frana rovinosamente.
    La vita di una coppia con le sue emozioni in pochi minuti.
    Io ho captato un’enorme ed invalicabile solitudine comunque… impossibile da vincere…
    E Billie Holliday canta splendidamente “May man”.
    Siamo soli!
    Ecco la mia conclusione.

    Grazie, germogliare, per offrirci sempre qualcosa da sentire e su cui pensare.
    gb

    • germogliare ha detto:

      La solitudine in cui il singolo si rifugia, all’interno della coppia, conduce alla tragedia.
      Non so se siamo soli, voglio sperare non tutti.
      Billie Holliday, lei la solitudine la conosceva bene e la cantava divinamente.
      Grazie a te, cara gb, per la compagnia.

      • gelsobianco ha detto:

        Vorrei sperare anche io che ci sia un rimedio alla vera solitudine.

        Chi può cantare con il pathos di Billie Holliday se non ha provato la profonda solitudine e l’atroce dolore che Billie ebbe nella sua vita?

        Grazie a te le la tua graditissima compagnia.
        tantiabbraccitanti
        gb

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