Sulla porta. Storia di un bacio disperso

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Forse resterà l’ultima visione che ho di te. Io ferma davanti alla porta che attendo il saluto. Alzo delicatamente la testa verso la tua, il vertice delle bocche coincide. Le tue labbra che sfiorano dolcemente le mie si p o g g i a n o, trovandosi conforme, in un breve ma lungo istante fatto di due momenti, le bocche chiedono di restare in questa posizione, in una trasfusione spirituale ritrovano i primissimi piaceri. La sensazione d’intimità, piano, scarica la tensione muscolare, è l’anticipazione del bacio erotico. Ma. Eh!…Tu, ti allontani. Nooo!!! Sciagura… senza preavviso sono staccate. E. Perplesse! Com’è? Tutto qua? Sbigottite attendono segnali per potersi congiungere ancora e ancora e ancora e ancora ancora. Persistentemente. Irrimediabilmente. Convulsamente.

Freud lo diceva di stare attenti al bacio, esso è importante, l’anatomia è il destino, nell’ordine del cervello la bocca ha un posto relativamente più importante rispetto agli organi sessuali. Solo la mano e le dita conquistano uno spazio simile nella mente.

Mentre loro iniziavano a schiudersi, per abbandonarsi a un languido movimento che coinvolge 29 muscoli facciali (che fatica!), i 17 muscoli della lingua restavano paralizzati, e le bocche si ritrovavano a essere allontanate, smarrite, entrambe cercavano un contatto con il relativo Capo dei Neuroni. Urgono spiegazioniii!!! dicono. Ecco il relativo Capo Adrenalina che si fa avanti: Che cosa succede qui? noi eravamo pronti, con il movimento dei 9 milligrammi di acqua, e i 0,18 di materie grasse, 0,45 di sali, centinaia di batteri e milioni di germi. Beh… nessuna risposta.  In un bacio tutto il sapere dell’uomo, e tu… Sei già via, lo eri prima dell’ultimo contatto di pelle, quando i corpi si sfioravano totalmente ed erano molti di più gli elementi fisici e chimici interessati. Non solo ginnastica per noi. Gli occhi bassi non dicono, le pupille non si guardano, non c’è da scrutare, solo tanto da far pensare ogni singola cellula che mi materializza alla tua vista e che permette al mio cervello di essere pensante.

Le ore che si sono prolungate, adattandosi al tempo che percorrevamo, hanno concordato il nostro piacere con l’atmosfera che ci circondava, creata di euritmia e aromi, era dentro, entrava da fuori l’aria buona portata tra la movenza delle foglie e il percuotere delle onde sugli scogli. E. La luce, quella giusta per distinguere con precisione la totale gamma dei grigi, e con chiarezza ogni colpo di colore vivo che scandaglia i dettagli, anche a occhi chiusi tu senti. E. I passi lenti, lentissimi, che operi quando vuoi restare così chiedi ai tuoi piedi di muoversi e di fermarsi per rendere quel tempo infinito, allora impieghi anche un’ora per percorrere 100 m, in modo da assimilare meglio quel fare che accomuna, e permette a due ombre di riflettersi insieme (perché io non ne vedevo una sola) ma con contorni distinti e definiti anche se su superfici irregolari e ruvide.

Non c’è risposta. Non ancora. Le lenzuola di lino restano spiegazzate, denudate, solitarie e perse nelle loro richieste di spiegazioni che non so dare. A loro come al bacio non prolungato. Il silenzio culla l’atmosfera dell’ambiente che mi circonda, dentro e fuori, a protezione, sssssssss…..… non una parola.  Nessuna vibrazione, tutto sa di devozionale attesa.  Oh, l’immaginario ha giocato le sue carte? Eppure, il contatto del mio palmo, dei polpastrelli sulle lenzuola mi trasmette il vissuto, sento il calore; poggio la testa, cerco di odorare e percepisco l’essenza di chi vi ha adagiato le proprie membra; è realtà nostra. Gli amanti hanno consumato il loro atto su questo letto per poi svanire nell’irrealtà. Perché, quanto c’è di reale in due corpi che si sono amati? Non è irreale la quotidianità, quel senso di pesantezza che guida le giornate fatte di ritmi sempre uguali? Irreale è la solitudine tra la gente, irreale e la solitudine con se stessi. La realtà è il piacere condiviso di due corpi che s’inebriano ancor prima di sfiorarsi. Realtà è il contatto leggerissimo dei tuoi polpastrelli sulla mia pelle e il brivido che ne viene. Irreale è l’andare via di schiena. Irreale è il non dire pur parlando. Irreale è lo spazio di cui non riesco a toccare le pareti, pensando di avvicinarmi le percepisco sempre più lontane.

 

Bill Evans Trio – My Foolish Heart


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Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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26 risposte a Sulla porta. Storia di un bacio disperso

  1. pier41 ha detto:

    Se ci pensi però, tutto serve ad aspettare con ansia quello nuovo…😊

  2. rodixidor ha detto:

    Lunedì, si fa il bucato. Le lenzuola di lino stese al sole cullate dalla brezza estiva torneranno luminose a profumar di buono

  3. AlexG ha detto:

    si sente tutto lo spessore di un gradino, di più gradini, una scala di ricerca direi, penso anche che certe volte la ginnastica fa bene, aiuta a disidentificarsi dai propri retrobottega ingombranti, e questo, vivaddio, senza pretendere di interpretare nulla del contenuto di un affetto, solo devozione alla dinamica che muove le sfere.

    • germogliare ha detto:

      Il corpo ha le sue esigenze e se non son baci, saranno parole, evvivaddio che possiamo sorridere di una tempesta relativa a un bacio mancato, manco a dirlo che ogni lasciata è persa. allora si fa bottino di contenuti, cucendo una buona forma. e grazie della compagnia, viaggiator errante

  4. bakanek0 ha detto:

    Questa musica, le immagini sprigionate dalle tue parole, la raffinatezza dell’aria che sto respirando qui da te: estate, luminosità, desiderio di un bacio! Che mi fai pensare, Germoglia mia? Hai dato vita all’aspettativa delusa, e ora aspetto anch’io… 😀

    • germogliare ha detto:

      Baka, mia Baka, e che vuoi pensare, con lo scombussolamento dell’abbandono, a bocca aperta e il collo ancora piegato, e le lenzuola di lino appena stirate che fremevano al turbamento dell’uso, l’unica ancora di salvezza era rivitalizzare l’azione. Sperando che qualcuno ci pensi bene prima di lasciare un bacio a metà… 🙂

  5. tilladurieux ha detto:

    “Non è irreale la quotidianità, quel senso di pesantezza che guida le giornate fatte di ritmi sempre uguali? Irreale è la solitudine tra la gente, irreale e la solitudine con se stessi. La realtà è il piacere condiviso di due corpi che s’inebriano ancor prima di sfiorarsi”.
    Parole sante e piena condivisione.

    • germogliare ha detto:

      Signora Tilla, ma quanto mi fa felice saper di condividere con lei questi pensieri. Che “certe” emozioni si vivono bene solo se in coppia, parlando la stessa lingua, anche se fatta di silenzi, gli stessi, ma ragionati e quindi reali.
      MiStiaBene

  6. il barman del club ha detto:

    in fondo cosa c’è di più bello di un bacio come preliminare dell’amore, e in sintesi il contraltare sull’irrealtà con cui concludi il pezzo, riesce a circoscrivere il nostro vissuto, forse, con un po’ di amaro in bocca, nell’attesa di un altro bacio e di un’altra dolcezza…

    • germogliare ha detto:

      e se ci si rendesse coscienti di quanto una, seppur semplice intimità visibile, sia fondamentalmente importante nell’amore, forse staremmo più attenti all’uso del bacio. e allora, per fortuna che ci sono sempre altre possibilità… intanto resto in attesa… baci!

  7. luna ha detto:

    Il bacio è un gesto che serba in se’ profonde emozioni e vibrazioni.
    Belle le scene che hai descritto.
    Ti mando un bacio e ti aspetto trepidante nel mio ultimo post!!!!
    Luna

  8. massimobotturi ha detto:

    a parte che l’eleganza non ti abbandona mai

    voglio aggiungere che ritengo la concessione della bocca uno dei più sinceri atti d’amore

  9. silevainvolo ha detto:

    a quanti si sarà spiegazzato il cuore di lino, non so dirlo è che non ci sono parole per dirlo, tu ci provi e questo fa nascere vita anche se racchiusa in un bacio di attimo mancato.mancante

    • germogliare ha detto:

      capita, è compreso nel pacchetto della vita, con le illusioni perseguite. e ragionare sui perché, magari divagando, permette la possibilità di approdi immaginari ma (arimagari), per un attimo felici. la bocca lì, vive la sua attesa, quella fuggitiva ha perso già in partenza 😉

  10. gelsobianco ha detto:

    “Persistentemente. Irrimediabilmente. Convulsamente”
    Una bocca aspetta…
    L’altra se è andata via!
    Un bacio disperso, oh, è terribile.
    Il bacio resta, per me, la più grande concessione di intimità tra una donna ed un uomo.
    E quante volte si accarezzano quelle splendide lenzuola, quel lino così sottile e quei ricami che sembrano a me irreali come fiocchi di neve, lievissimi giochi di tessuto e filo di seta.
    E il ricordare quel bacio che è fuggito via…dopo…
    Non vi è risposta. No.
    Si attende. Forse. “tutto sa di devozionale attesa”
    “La realtà è il piacere condiviso di due corpi che s’inebriano ancor prima di sfiorarsi”.
    “Irreale è l’andare via di schiena”
    E come non condividere ciò che tu scrivi?

    Tu hai saputo far giungere tutto a me con la tua scrittura chiara e profonda, con la tua eleganza e con una musica splendida.
    Dirti che è un vero piacere leggere qualcosa di tuo è troppo riduttivo.

    Ti abbraccio, cara A.
    Ti sorrido.
    A.
    Quelle lenzuola di lino ricamate, spiegazzate…

  11. germogliare ha detto:

    Cara Gelso, eh che dire?! Grazie…
    Belli i tessuti della mia nonna, vero? Era bravissima.

    Irreale è tutto ciò che si lascia in sospeso…
    Stammibene e goditi sto sole e dell’ombra, se ti è possibile.

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