Tivoli, Memorie di Adriano e di Antinoo

Sanne Sannes

Sanne Sannes

Mi chiedi di raccontarti tutto, so che aspetti. Vuoi sapere di quell’incontro finalmente creato e consumato, dopo anni di sola intimità d’animi; della cena sulla terrazza romana, tra i gerani rossi che odoravano di citronella; della notte in cui le stelle intrecciavano i raggi, unendosi, circondando la luna piena, e di me che m’illuminavo d’amore.  Ho dovuto contenere in me quelle emozioni, assimilare quell’energia prodotta per farla cosa della mia carne, storia e futuro. Attendere. Decantare. Partorire. Inaspettatamente. Ora sì. Invece. Che cosa dovrei raccontarti ora, invece? Del silenzio tangibile che pervade queste giornate, distanti infinità da quelle prima, piene di parole.  O, del silenzio della notte in cui i sospiri ansimanti si espandevano nelle vie della città, perché la stanza dell’hotel era troppo piccola per contenerli? Faceva molto caldo quella notte, eppure era solo primavera, oppure era la nostra carne, i muscoli attivi, la pelle che bruciava, il sudore che appesantiva l’aria. Le finestre restarono chiuse, il pensiero di aprirle neanche ci sfiorò, le attenzioni erano esclusivamente rivolte a complementarci, e le tende aperte, non c’era stato un minuto per ritirarle. Le mani si cercavano, così le bocche, tutto di noi aspettava da tempo quell’incontro e quello era il suo tempo, escludendo ogni cosa fuori da noi. L’immagine del cielo, dal letto, era l’unico elemento estraneo, c’era bisogno di un seppur minimo contatto con l’esterno, eravamo talmente pieni di quell’appartenerci da annullare il momento e lo spazio, così quel cielo dentro la stanza, su di noi, rendeva reale l’appartenerci.

Ti dico. Ieri sono stata da lui, volevo parlargli, guardare i suoi occhi, vedere se potevo ritrovarci i miei, come in quella notte da poco passata, in cui mi sono sentita compenetrata oltre che nel corpo, nell’anima. E, osservandolo mentre ero sopra di lui, vedevo gli occhi chiusi; ci stringevamo le mani fortemente, io mi rivedevo a specchio, dentro le sue palpebre chiuse, perché mi aveva preso dentro di sé.  Che cosa era accaduto dopo, adesso?! È vero che ci sono individui che preferiscono stare male perché non sanno stare bene. Non sono in grado di reggere la libertà. Gira la testa a stare in mare aperto, e bruciano gli occhi quando si guarda troppa luce.

Sanne Sannes

Sanne Sannes

A lui. E mi chiedo cosa ti spinge a mantenere questa invisibile ma impregnante distanza. E mi dici che ti conosco bene, dici! “Sì, tu sai di me, come sono. Perché tu sai… ”, dici.  No, non posso sapere, perché io non so chi sono io. Non ancora.  Ti lascio con un sorriso che sa di calore di labbra che hanno baciato, e ti ritrovo con un sorriso che sa di cose non dette, in spazi minimi che sanno di lontananze dovute. Dovute?! E lì, cosa è dovuto, e a chi? La libertà per molti è una questione (condizione) mentale. Tu lo sai bene, la vivi con me, ma distante da me, anche pochi metri, ti è cosa lontana, impensabile. Te la ritrovo nello sguardo, quando tra la gente hai occhi per me. Ti fa più male sentirti incondizionato che vivere le condizioni dovute che hai volontariamente incollato alla tua pelle. Mi trovo casualmente a ripercorrere quelle strade che portano a te, più volte in pochi giorni, per condizioni diverse, nell’assoluto. E così sono diversa io, nell’unica comunanza di pensiero che mi conduce a te. Però diverso. No, oggi non so chi sei. Meglio, non voglio. La nostra essenza è rimasta in quella stanza, senza un saluto verbale, se non quello riposto nello sfiorarsi le guance e gli occhi con gli occhi. Lasciandoci senza lasciti, andando via in modo incompleto, indefinito. Un sorriso senza parole. Per poterci ritrovare ancora e proseguire. Ora no, sa di aria polverosa che lascia una voragine nel terreno. E so, questo sì, che non è finita, siamo animali in pena, che non possono seguire lo stesso sentiero ma annusano le tracce lasciate.

A te che chiedi. Questo è quanto, appartenersi per sempre racchiudendo il prima e il dopo in una notte sola, basta a chiamarlo amore? Se il legame te lo senti addosso, comunque ogni giorno, prima e dopo ancora?

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Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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48 risposte a Tivoli, Memorie di Adriano e di Antinoo

  1. biobioncino ha detto:

    caspita .. quanta passione… kiss :lol:) :lol:) bentornata

  2. ludmillarte ha detto:

    Complimenti di cuore, ho le lacrime agli occhi. ho ‘dovuto’ rileggerla una seconda volta, è davvero emozionante (per me). riguardo l’interrogativo finale credo che ‘se il legame lo si sente addosso ogni giorno, prima e dopo ancora’ ci sia un collegamento importante che purtroppo non riesce a sostenere chi sta più male nel sentirsi incondizionato

    • germogliare ha detto:

      Lud, mi dispiace per le tue lacrime, spero siano liberatorie, e allora che scendano copiose, se ne hai necessità provvedo ad arricchire di concetti il post 😉 così da rendere l’utile, all’utile…liberandoci in coppia 🙂
      Io di uomini non ne capisco nulla, sull’amore continuo a ragionare instancabilmente, ma di colui che si contiene nel cubo delle apparenze, no, mi arrendo! non capisco. baci

      • ludmillarte ha detto:

        grazie Germoglio, le mie lacrime in passato sono già scese per quanto tempo è servito ed è stato proprio tanto, davvero, proprio perchè pensavo fosse amore vero (e magari lo era). ho concluso che forse il vero amore, quello viscerale è così: sublime, indimenticabile, temporaneo e ‘dannato’. E’ quello che, paradossalmente, riuscirai a lasciare libero.
        dei miei occhi appannati sii felice perchè mi ha commossa il tuo modo di esprimere il vissuto. un abbraccio forte
        p.s. : se ti va, arricchisci pure, che ti leggo volentieri. l’amore è il mio argomento preferito 🙂

      • germogliare ha detto:

        Sì, condivido con te. La consapevolezza reciproca (perché dev’essere reciproca, altrimenti è altro, è uso, abbandono) di sapersi lasciare andare, nel prendersi e nell’andare, è quella che rendere diversamente speciale Il rapporto. Sarà quello l’amore vero? Forse sì, con la non pretesa ma la naturale disponibilità.
        Ti sorrido con affetto… va da sé che uguali mali creano comunione, ma ora spazio ai sorrisi 🙂
        p.s.: tempo al tempo, parlare trotto d’amore è tormento, e mi stressa, uhhh quanto!!!

  3. il barman del club ha detto:

    l’amore può essere un attimo o una vita intera… è la sua purezza autentica a definire la durata. Oltre questa purezza è solo un esercizio di stile. E’ vero… è molto difficile che rimanga tale, ma nel momento stesso che viene vissuto, probabilmente basta a soddisfare un’intera esistenza. Il tuo scritto è meraviglioso, e non te lo dico per compiacerti, ma perché si percepisce il valore circolare del tempo: attesa, turbamento, gioia, estasi, dolore… e poi ancora attesa per un’altra gioia. Noi viviamo tantissime vite… e non bastano mai…
    Baci…

    • germogliare ha detto:

      Considerando che il sentire reciproco non sia poi cosa tanto comune, mi convinco sempre più di quanto serva l’esercizio ad amarsi per godere dell’altro. E l’immortalità di un sentimento, solo così può esistere. Arrossisco, giuro! Solo perché ciò che viene dalla naturalezza ci stupisce, quando vediamo coinvolgere nelle nostre emozioni gli altri… e non bastano mai… Felicità!

  4. luceombra76 ha detto:

    Come si può trattenere l’amore? in fondo è solo quello che vorremmo fare oltre a viverlo, trattenerlo e non perderlo. Temo che sia come voler fermare il tempo. Un abbraccio…

    • germogliare ha detto:

      E neanche il vento lo si può fermare. E poi scopriamo che ogni cosa nuova può condurre del buono, anche meglio, perché la nostra conoscenza accresce. E allora che ben venga altro. Un abbraccio…

  5. rodixidor ha detto:

    Come fa un geranio a saper di citronella?

  6. Egle1967 ha detto:

    L’amore vero ,dicono, non crea dipendenza , ne’ controllo, e non puo’ nascere nella paura di perdere. Nell’esatto momento in cui cominciamo ad aver paura di non averlo più’, lo abbiamo perso e il resto e’ razionalita’ che diventa gabbia.
    E’ vero pero”i che quando lo abbiamo condiviso ed e’ diventato qualcosa oltre il ” noi’ si e’ raggiunto il piu’ grande soddisfacimento per l’uomo..e lo si vorrebbe mantenere ed allora si che la ragione ci riconduce alla comprensione che la vita non e’ altro che un insieme di attimi donati ..e il resto e’ fatica che produce anch’essa bellezza ma di cui non siamo consapevoli, perche’ forse e’ una bellezza che appartiene al tempo!

    • germogliare ha detto:

      Dovremmo forse viverlo allora questo tempo senza ragionarci su tanto?! Oh, quanto tempo perdiamo a capire le dinamiche dell’amore, confondendone i valori, ma è vero che ciò che nasce dall’onestà della forma e si sviluppa in passione pura, nel rispetto reciproco, è amore, ecchisenefrega del tempo.

  7. massimobotturi ha detto:

    il concetto di tempo, in amore, spezza tutte le leggi fisiche
    l’attimo è eterno, e viceversa

    p.s. la scelta del titolo conferma la tua classe

  8. bakanek0 ha detto:

    Questo scritto è stoffa preziosa da cui mi lascio avvolgere con piacere. Sei splendevole e vera.

  9. massimolegnani ha detto:

    Hai cercato di sviarmi con antinoo e adriano, ma e’ evidente che l’intensita’ e’ tutta tua, un vissuto (o un immaginato) in prima, appassionata, persona.
    Piaciuto assai.
    E si’, basta una notte, anzi, estremizzando, anche senza quella notte potrebbe essere amore eterno.
    ml

    • germogliare ha detto:

      “Se le anime possiedono una loro identità propria,
      possono scambiarsi, andare da un essere a un altro,
      come la parte d’un frutto,
      come un sorso di vino che due amanti si passano in un bacio?” Memorie di Adriano. Marguerite Yourcenar

      Questo pezzo non poteva avere altro titolo. Mi dispiace, ma non volevo sviare nessuno. Semplicemente che, una storia di oggi si è rispecchiata in una storia antica, come il mio volto nelle vasche di Villa Adriana.
      …basta una notte, sì.
      Ciao

  10. stileminimo ha detto:

    Ogni tanto ci provo a ragionarci, ma preferisco leggerti, che io dell’amore non so proprio che dire se non che non so che dire… mi affido a chi lo sa fare.

    • germogliare ha detto:

      Seeeee, che quasi quasi divento maestra nel dire dell’amore, che del farlo poi (realizzarlo), quella è altra cosa, e allora, nel caso che, oltre a parlarne, volessimo mettere in pratica, dobbiamo insieme trovare altri maestri, maestri di concretezze.

  11. gelsobianco ha detto:

    Scrive Flaubert: «Cantami della sera odorosa in cui udisti / levarsi dalla barca dorata di Adriano / il riso di Antinoo e per placare la tua sete lambisti / le acque e con desiderio guardasti / il corpo perfetto del giovane dalle labbra di melograno»

    Tu, Germoglia cara, sei grande, proprio grande.
    Già il tuo titolo lo dice. 🙂 Sai che io sto molto attenta ai titoli.
    Questo tuo titolo ha grande classe.
    Scritto più che bello. Mi è piaciuto tantissimo.
    Tu sai far cogliere l’amore in tutte le sue sfaccettature.
    Sono stata stretta dall’ intesità del tuo vissuto o del tuo immaginario e mi sono immersa nell’amore.
    L’amore?
    Sì. Basta una notte e l’amore è eterno.
    L’amore segue leggi e tempi suoi.
    Non c’è differenza tra attimo ed eternità.

    Per te, autentica, profonda, passionale ed appasionata Germoglia, tutto il mio affetto.
    Un abbraccio vero
    gelsa
    Hai scelto anche opere splendide di Sannes!

    • gelsobianco ha detto:

      …e così ho riletto un altro tuo post splendido!:-)

      • germogliare ha detto:

        E io mi inchino a ringraziarti… che dire di più…non saprei….
        Farò una torta con la marmellata di gelsi e la dedicherò a te 🙂
        Non conoscevo il testo di Flaubert. Perfetto! Baci. Buonecose

      • gelsobianco ha detto:

        Una torta di marmellata di gelsi, a me dedicata!
        Oh, che onore!
        Grazie.
        La gustiamo insieme, Germoglia, chiacchierando sull’amore e su altro. 🙂
        Invita chi vuoi…
        Siamo tutti amici!

        Tu sei stata bravissima in questo tuo scritto.
        Te lo ripeto così mi fai una torta buonissima! 😉

        P.S. Tu, Germoglia, con il tuo titolo “di classe”, mi hai, poi, fatto rivedere opere di alcuni autori importanti in cui Adriano ed Antinoo sono ben presenti.
        Te ne sono grata.

      • gelsobianco ha detto:

        La sensualità dell’opera di Sanne Sannes, quella più in basso, è incredibile!
        Tu l’hai scelta! 😉
        Tu, pivella in amore? No, impossibile!
        Baci.

  12. poetella ha detto:

    proprio splendido.
    Sì.

  13. mitedora ha detto:

    piaciuto. in_con_te_nibile!

  14. guido mura ha detto:

    “io non so chi sono io”: forse è questo il problema. Perché forse siamo migliaia di persone che si avvicendano in una sola struttura, che forse coesistono in un presente continuo. Strano è che siamo convinti di aver vissuto certe esperienze, provato certe emozioni. In realtà sono solo momenti irripetibili vissuti da persone esistenti in quel determinato attimo e solo in quello. Poi c’è un altro noi che conserva nelle sue cellule il ricordo.

    • germogliare ha detto:

      e qualcosa mi è più chiaro, come dire: perché non ci sono arrivata prima di te? Ho fatto un grande giro, largo largo, e tu con due parole sintetizzi il tutto. Sarà perché la mente maschile razionalizza meglio? O la tua è più allenata della mia 😉

  15. wolfghost ha detto:

    Davvero splendido questo pezzo! Un piccolo capolavoro! Scritto con grande maestria e capacità di lasciar fluire sensazioni e emozioni.
    Complimenti! 😉

    http://www.wolfghost.com

    • germogliare ha detto:

      Wolf, credo che a volte, accade che percepiamo sensazioni più facilmente trasmettibili, per familiarità o predisposizione, e va da sé che trovino la strada più facile per scoprirsi e farsi leggere. Grazie 🙂

  16. Roberta ha detto:

    amica mia… mi piacerebbe darti La risposta… quella sufficiente a placare la tua anima e a tacere i tuoi tormenti. L’Amore… se fosse cosa semplice e definibile non impegnerebbe tanto spazio nella filosofia, poesia, letteratura e vita di ognuno. . . ma in questo tuo vissuto LO SAI che ne vedo assai poco. se fosse Amore, quello vero, grande, puro e assoluto, tu saresti finalmente a CASA, e non staresti aspettando altri attimi di eternità, perchè vivresti già LI’. Smetti di aspettare sul binario sbagliato … rischi di perdere l’unico treno che è qui per te! TVBBBBB :_*

  17. germogliare ha detto:

    amica mia… mischiamo i miei scritti e i tuoi e ne facciamo un unico tomo?! Un po’ Cent’anni di solitudine, un po’ Guerra e pace e un po’ L’idiota (a caso,) un po’ L’Ulisse e un po’ Che tu sia per me il coltello e un po’ Il teatro di Sabbath… ah, Donna Flor e i suoi due mariti 🙂 …dopo un colpo di tosse, deglutendo la saliva, e una sonora risata, che sulla spiaggia assolata, con la sabbia a luccicare, qualcuno si è girato a guardarmi stupito, arisorrido. L’amore universale ti lascia stare a casa tua, dove sa che hai più libertà di movimento, sapendo che quattro mura, altre, non basterebbero a darti aria per respirare. Puro e assoluto, Amore vero…io voglio prendere l’aereo, altro che il treno, o meglio una mongolfiera, mi fidanzerò con un piccione viaggiatore… 😉 cuore!

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