La piramide di fragole

"Senza immaginazione non c'è salvezza" G. C. Argan. Ph. Michael Nash - 1946 Warsaw

Michael Nash – 1946 Warsaw

Senza immaginazione non c’è salvezza.” G. C. Argan

Roma rappresentava il punto di partenza dei viaggi con Sofia. Da lì si diramavano le linee dei nostri impegni lavorativi, fotografare case. La rotta quella volta ci portava a nord, in Svizzera, tra le Alpi. Il Preludio del Tannhauser di Richard Wagner. Era primavera. Le montagne con le rocce appuntite, a disegnare la neve che divideva la terra dal cielo; sgorghi feroci di acque che emergevano dalle rocce, il verde perfetto dei prati, unica linea, senza sfumature, preciso, accecante, con le mucche pezzate color cioccolata, macchie, ferme al pascolo. Il freddo! Il cielo grigio-blu insieme, sopra di noi, a confine con la linea dei campi faceva cupola, e le nuvole veloci, basse, e noi piccole, piccole piccole, come formichine, in quella vastità in cui la natura esplodeva con la sua forza vitale. L’immensità della terra.  L’adrenalina scorreva nelle nostre vene, eccitate. Fuori, il freddo sembrava meno freddo. Forse! Ridevamo felici di esserci dentro quel mondo che sembrava irreale, nella sua realtà incontenibile e toccante. A correre.

Ci attendeva un appuntamento importante, eravamo incuriosite. Ospiti di un maestro dell’architettura moderna, ritiratosi in pensione con la moglie in un piccolissimo paesino svizzero, da cartolina, vicino Losanna. La facciata della casa sembrava uscita fuori da un essenziale disegno di un bambino. Cinque linee per la struttura, poi un portone, quattro finestre e un tetto a triangolo, i colori del legno di quercia e pietra completavano la rappresentazione, dinanzi, una piccola piazzetta in pietra bianca. Suoniamo il campanello. L’attesa ci sembrò più attesa, impazienti. Non avevamo idea di come sarebbe andato l’incontro. Né quale situazione avremmo trovato. Nessuno ci aveva avvisato del carattere dei padroni di casa. Ci accolse una figura di statura media, chiara nei toni, che evidenziava sulla schiena il peso degli anni, dai modi cortesi e delicati (fino a qualche anno prima doveva essere stato un bell’uomo, avrà fatto battere molti cuori), ora diremmo affascinante. Ci conduce piacevolmente dentro con lentezza. Tenendoci le mani sulle spalle, sorridendo alla nostra gioia. La signora ci riceveva in salotto, aspettava per il caffè, facendoci gli onori di casa. Bella! Un po’ di anni meno di lui. Una figura fiera, eretta sui suoi tacchetti da casa, fisicamente grande (più di lui), direi statuaria, con capelli corvini, ondulati, fino alle spalle, delle labbra con un disegno ben definito, in un sorriso esteso e discreto (di chi ti anticipa la sua riguardosa disponibilità). Indossava una camicetta di seta nera a fiori, di taglio sartoriale, che le sottolineava il giro vita e il seno sostenuto a punta da un reggiseno che s’intravedeva tra le pieghe e la trasparenza del tessuto; una gonna appena sotto il ginocchio, calze trasparenti, di seta, pensai. Dai loro reciproci modi comportamentali, composti di una discreta complicità, incominciavo a capire perché lui fosse con lei da così tantissimi anni. Si raccontavano. Quale donna ancor più bella doveva essere stata da giovane. La loro caratteristica affinità intellettiva ritornava in ogni particolare della casa, semplice e razionale. Gli interni, minimalisti, immersi nella luminosità esterna del giardino e impregnati dal colore ambrato del legno che rivestiva i contenitori del sapere. Il peso della cultura, della storia, c’era, lo sentivi, lo vedevi, ma era sostenuto da loro, dal loro feeling, ironia, lungimiranza, e a te arrivava tutto filtrato e leggiadro. Il meglio: come mangiare un frutto offerto già sbucciato e preparato per l’occasione.  Io e Sofia stavamo vivendo all’interno di un’opera d’arte, partecipi, due granelli in un pulviscolo di storia.

Avrei voluto registrare nella mia mente ogni immagine di quelle giornate, ogni parola, mi rimangono invece alcune foto e qualche ricordo. Una scattata in giardino, l’architetto e Sofia, di spalle, mentre chiacchierano e lui gli indica un punto dinanzi a loro, la serra delle rose. Lui, seduto accanto a me, sugli scalini di legno dello studio a parlare dei programmi futuri che lo avrebbero portato a New York, poi a Parigi, Milano, e a seguire sempre i collaboratori; io dei miei propositi. Mi dice: “ Studia. Non perderti, lavora sulle tue capacità e non mollare! Se credi in un progetto lo devi portare avanti sempre… ”. E io: “Ma come fa lei a programmare tutto quest’attività a lungo termine? Non è facile controllare la vastità dei suoi interessi di lavoro…”  Capiva che mi riferivo all’età, aveva da tempo superato gli ottant’anni. Quindi: “Se smettessi ora di programmare il mio futuro, sarei già morto, e poi ho dei validi assistenti, mi fido ”.

Credere in un progetto e non mollare, sembra facile. A vent’anni lo è. Era la seconda volta che un maestro, seriamente, con convinzione, m’invitava a proseguire le mie ricerche nel mondo dell’arte pubblica.

L’ultimo ricordo che ho di loro, di lei. Il pranzo prima di andare via, cucinato attentamente dalla signora e consumato con partecipazione, come i fedeli a una messa; sul grande tavolo vicino al giardino-orto, riccamente apparecchiato; una tovaglia con delicati motivi floreali color pastello, al centro primeggiava un grande piatto da portata rotondo, ricolmo di rosso, in tutte le sfumature, in cui si ergeva un’enorme piramide di fragole, profumo di fresco, di sole, sode, grandi, che la signora aveva comperato al mercato la mattina, per noi. Lei, l’architetto, io, Sofia e gli altri ospiti, prendevamo da lì la nostra porzione, a volte sfiorando le dita dell’altro, creando un cerimoniale a comunione di un gradito incontro; mi faceva pensare ai rituali di pace. E poi, di nuovo lei superba, in piedi, con il vassoio del caffè tra le mani, dentro la cornice dello stipite della porta, con alle spalle la cucina, i suoi profumi, e lì incominciava il tradizionale affettuoso commiato. Ci alzammo tutti, abbracciandoci ci accompagnarono alla porta con un sorriso.

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Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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55 risposte a La piramide di fragole

  1. tilladurieux ha detto:

    Non riesco a leggerla in questo momento, mia adorata Germoglia.
    Ma ho notato Giulio Carlo lassù e ho capito che è roba seria. Le torno domani. Intanto volevo lasciarle un bacio.

  2. tramedipensieri ha detto:

    Seguire un progetto e non mollare.
    Non mollare mai: forse questo è l’elisir di lunga vita.

    buona serata
    .marta

  3. melodiestonate ha detto:

    bellissimi questi ricordi, la foto è stupenda………Sara

  4. massimobotturi ha detto:

    mi ha ricordato Suite Francese, della Nemirowsky
    così, senza sapere perché

  5. penna bianca ha detto:

    Certe parole toccano l’anima. bravissima

  6. egle ha detto:

    In quella piramide di fragole c’è vita ed anche se si deve collaborare con l’inevitabile , è la bellezza della realtà che si mescola con la bellezza e con la fatica , che ti spinge a seguire sempre i tuoi progetti..che sian grandi o piccoli , ma che contengano sempre il nostro ardore e la nostra passione.
    baci.
    buona domenica

    • germogliare ha detto:

      Il credere, la perseveranza di alcune persone, specie avanti di età, nel considerarsi sempre parte attiva nella società, annullando ogni inevitabile segno del tempo, in un confronto, mi stupisce immancabilmente. E non posso sottrarmi al giudizio verso me il mio operato. La passione non ha età, è vero.
      Stammibene. baci

  7. tilladurieux ha detto:

    Eccomi, bellissima Signora.
    Credo ci sia una piramide di fragole nascosta anche in certi angolini apparentemente inconsistenti o persino sospetti. Oppure, a volte, mi sento sommersa da piramidone di fragolone che penso sia anche troppo per me. E’ che ognuno fa quel che può nella scelta delle fragole e, talvolta, spetta agli altri saperle, proprio “saperle” gustare.
    Non sono in grado di progettare e nemmeno voglio farlo. Ma credo fortemente nella capacità di alcune persone di costruire delle piramidi di fragole STRAORDINARIE. E incoraggio, spingo. Con tutto l’amore che ho. Perchè ne ho bisogno io.
    Non si capisce un cazzo, lo so. Signora Germoglia, lei è ogni singola fragola, la piramide e le mani che la compongono. Io lo vedo.

    • germogliare ha detto:

      Mia cara Tilla, eh, certo che la capisco, parliamo la stessa lingua noi (cine_serie a parte).
      La storia della piramide di fragole conta 69 pagine, se consideriamo una cassetta di fragole a pagina, potremmo comporci il plastico di una vera d’Egitto, e portarlo a Vespa, per cercare di capire perché la mia non si regge e crolla, e scoprire chi ha fregato quelle fragole più appetibili .
      Le chiederò di farmi una lettera di referenze, per propormi come venditrice di frutta, da Harrods, naturalmente. E io vedo lei. Baci

  8. oreficemichele ha detto:

    Bella la foto! Progettate ho per il futuro ho smesso. Ma tutto è relativo. Diciamo che se l’orizzonte sono i prossimi due o tre mesi, allora si, progetto , più in lá la vita mi ha insegnato che non serve molto. Buona domenica.

    • germogliare ha detto:

      Sì, la trovo perfetta, anche per questo periodo storico, vedersi migliori aiuta a credere che si può avanzare. Progettare, questo sempre in base alle proprie possibilità, ognuno di noi ha il proprio metro di misura, che è quello giusto. Benvenuto 🙂

  9. rodixidor ha detto:

    un po’ di musica …

  10. odinokmouse ha detto:

    Un bacio d’intermezzo tra i tuoi post stupendi.

  11. shappare ha detto:

    Mi sono persa in parole magnificamente scritte e ricordi di perla.

  12. bakanek0 ha detto:

    Programmare il proprio futuro significa avere sempre un progetto, una passione da respirare e costruire: non soltanto un sentimento che ti spinge, ma concretezza e, fragola dopo fragola (slurp), si crea la propria vita. La tua crea arte, per giunta: meraviglia! Hai sensibilità, talento, carattere e idee, mia fossetta deliziosa, non dubitarne mai ( Wagner in sottofondo suscita in me desiderio di esortazione alla maniera crucca)

    • germogliare ha detto:

      Ci sono visioni che se anche racchiusi in una manciata di minuti o ore, hanno la consistenza di poter alimentare un’esistenza intera. E sono queste a cui dobbiamo legare il nostro ego per continuare a credere in un Progetto (di vita, di lavoro, di piacere…). Ognuno fa come può, io ho la mia piramide di fragole, e ogni volta che la visualizzo ci sono mani anche nuove che si apprestano ad avvicinarsi ad essa. Il dubbio… è umano… o no?! Stammibene, dolcezza!

  13. silevainvolo ha detto:

    qualcuno ha scritto che il destino andrebbe nutrito con clavicembali e fragole forse è così!

  14. il barman del club ha detto:

    sono sempre le passioni portate avanti con tenacia e con felicità che allungano la vita, e alla fine, l’ultima fragola sarà la più buona, la più gustosa di tutte… C’è sempre un’altra vita che ci aspetta !

    • germogliare ha detto:

      Quanto è vero ciò che dici! E lo confermano i volti di coloro che si adoperano in questo modo, che sanno di pace e ti trasmettono volontà, per proseguire. Essì, tramandano già solo con lo sguardo.

  15. gialloesse ha detto:

    Tutte le mattine il destino si alza mezz’ora prima di te.

  16. massimolegnani ha detto:

    Straordinaria la foto e pertinente al testo (quest’uomo ha progettato uno scenario per sopravvivere)
    ml

  17. Nicola Losito ha detto:

    Una lettura piacevole e scorrevole. Quando i ricordi sono belli è facile riportarli sulla carta.
    Nicola

  18. guido mura ha detto:

    Progettare serve a vivere, e continuare a farlo è questione di carattere, non di età. Poi dipende dal sentirsi o meno realizzati. Se la tua vita è stata una sequenza di progetti lasciati a metà e di sperimentazioni infruttuose, a un certo punto ti chiedi se valga la pena di continuare. A un certo momento subentra la razionalità e limiti i tuoi progetti in un ambito ristretto e pratico. Programmi la vita di tutti i giorni; pensi a come coltivare una pianta o a come cucinare la pasta, e può essere un’attività molto impegnativa, anche se non ti farà vincere il premio Nobel.

    • germogliare ha detto:

      Verissimo, però trovo sia un atteggiamento che sì, comporta il sapere dell’età. Dici, “A un certo momento subentra la razionalità”, infatti, è quando cominci a fare i conti con te stesso, il dare e l’avere. Devi aver progettato e investito per approdare a questo ragionamento che poi, può, con mera realtà, guidarti a percorrere altre strade, tipo, quella che si fa di cose semplici, in cui non è più importate cosa diranno di te, ma sei re di te stesso e ti basta. E forse, proprio allora potrebbe definirsi un nuovo progetto, e magari vincente, perché l’entusiasmo viene modellato dalla ragione.

  19. gelsobianco ha detto:

    Quella fotografia incredibile e questa frase “Se smettessi ora di programmare il mio futuro, sarei già morto, e poi ho dei validi assistenti, mi fido ”… mi fanno sperare.
    Progettare, mai smettere di farlo.
    Così si potrà gustare la più succosa fragola della piramide.
    Si muore dentro senza una prospettiva, con la caduta dell’immaginazione.

    Al solito un post molto bello, pregnante, Germoglia cara.:-)
    Tu hai tanta arte in te. Continua in questo modo!
    Sai creare stupore.
    Perfetto Wagner, in sottofondo.
    Abbracciostretto
    gelsa

    • germogliare ha detto:

      So creare stupore…sorrido! Sei sempre tanto cara, Gelsa.
      “Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per cosi dire morto; i suoi occhi sono spenti”. Albert Einstein
      L’artista può creare di tutto, di qualsiasi qualità (q u a l s i a s i), ma, come dico sempre, sta agli occhi di chi osserva VEDERE.
      Abbracciostrettoricambiato.

      • gelsobianco ha detto:

        Quanti occhi spenti ci sono, Germoglia!
        Troppi!
        E molti credono di essere vivi mentre sono morti!
        Si illudono!
        Ricambiatoabbracciostrettoricambiato.

  20. biobioncino ha detto:

    chi si ferma è perduta… non fermarti mai adina…kiss

  21. Pannonica ha detto:

    mi sono immaginata di fronte alla piramide di fragole mentre, in perfetto stile Homer Simpson, ne tiravo fuori una, naturalmente dallo strato più basso, facendola crollare. che io sia maldestra non è una diceria ma un fatto.
    un’esperienza bellissima quella che hai raccontato. 🙂

  22. scudieroJons ha detto:

    C’è qualcuno che invia messaggi a tuo nome. Dove ti trovi adesso? Sei a casa o sei all’estero?

  23. Mr. Incredible ha detto:

    Mucche pezzate color cioccolata!!!!!!!!!!
    Ho ristudiato la lezione …

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