Fosse almeno questo l’ultimo giorno dell’attesa


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“… Nell’ombra un Altro so, di cui la sorte

è stancare le lunghe solitudini

che intessono e disfano questo Ade

e bramare il mio sangue, la mia morte.

Ciascuno cerca l’altro. Fosse almeno

questo l’ultimo giorno dell’attesa.” 

Il labirinto. Jorge Luis Borges

 

Certe cose non si programmano, non si possono programmare. La vita ci avviene.

Ma quando ti conficchi in determinate situazioni, perché sai che in qualche modo esse ti appartengono, entri in vicoli che senti, conducono in posti a te conformi, come fai dopo, a dimenticartene e fare altro nella vita, a seguire altre vie?

Fino a quando non hai assaporato un buon vino: riserva di una pregevole cantina, rosso, gusto intenso, che non impasta il palato, ma lo riempie di gradevolezza, di cui puoi dissetarti senza il lascito spiacevole di un mal di testa, che attiva i tuoi stimoli sensori positivi; continuerai solo a bere, ignorando cosa voglia significare appagare il piacere che dalla bocca va direttamente nelle vene fino alla testa, alla pancia.

Puoi nasconderti, pensare di cambiare identità: taglio e colore dei capelli, montatura degli occhiali, modo di vestire, cambiare città, amici, dedicarti ad altre argomentazioni, chiudere gli scheletri in un armadio, le agendine con i numeri di telefono in una scatola in soffitta. Non avrai mai il coraggio di buttare tutto via. No! Perché è il tuo essere a esistere pervaso da te, non è solo una parte di te a mostrarsi come sei, sei tutto così. Composto di materia impregnata di colori, luce, concetti, storie, sogni…

Quando, coscientemente, ti accorgi che il tuo corpo è colore, è energia, quando hai la sensazione che esso sia solo l’intermediario tra la tua anima e l’esterno su cui tu (anima), ti debba esprimere (non importa il supporto tecnico) e il colore pare che tu non lo debba  neanche più prendere dal tubetto ma ce l’hai già  dentro le dita; senti di essere solo un tramite. Rinunciare a questo, rifiutarsi d’esprimersi serve solo ad annientarci, non si può resistere al bere se si ha sete. Acqua!

Quando il tuo pensiero è dentro la tua tela, all’interno dei movimenti dei segni, dove in quei mondi, in quell’universo tutto accade. Contemporaneamente, la mente delle persone con cui hai scelto di vivere va al programma televisivo del momento, a “cosa mangiamo oggi”; il punto del non ritorno. Allora c’è il rischio che, se non si ha la forza giusta a “spogliarsi” in pubblico, a mostrare la propria linfa agli altri, si rimane chiusi nel castello, protetti dall’appartenente recinto, in un solitario gioco tra la propria anima e il proprio corpo. Si continuerà a lavorare sulla propria anima, ad accumulare materiale (come in un disco rigido del computer), a riempire la cantina, la soffitta, la mente, fino a non esserci più spazio neanche per chi c’è vicino, perché quest’accumulo (ordinati che vogliamo essere),  sarà pur sempre un accumulo, dove saremo soli tra i soli (anche il computer muore va in crash e non sempre il materiale sul disco rigido è recuperabile). Potremmo mostrarci in giro, in situazioni isolate, lo faremo solo per compensare la fame di fama di un momento.

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Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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56 risposte a Fosse almeno questo l’ultimo giorno dell’attesa

  1. rodixidor ha detto:

    “La vita ci avviene” te lo rubo. Mi piace la tua analisi e la forma in cui hai scelto di esprimerti.

  2. bakanek0 ha detto:

    Stare nel castello è un modo per proteggersi. A volte, neanche sufficiente a dire il vero.
    Nonostante tutto, usarli, quei colori nelle dita, ogni giorno un po’. Si producono pezzi di disegno che vanno a combaciare con i pezzi del disegno di qualcuno, dandoci un nuovo orizzonte da vedere. Con i propri tempi, ritmi e sospensioni. Anche passi indietro. Bella, sei.

  3. egle1967 ha detto:

    Lo spazio che occupano le distanze, diventa muro di pietra se si scava solo da un lato .occorrono mani forte e tese e colori che escono dagli occhi per trasformare la pietra in cartone. In vento , ed energia…forse ci si puo’ ritrovare in quel punto di non ritorno e afferrarli per portarli con se nella creazione ..anche solo di nuove giornate.
    Quanta forza ed energia servono per vivere, non sopravvivere , che per quello basta l’acqua, e a volte vorrei essere solo un filo di’ erba e godermi il sole, finche ‘ ce n’e’.
    Bella tu.

  4. massimobotturi ha detto:

    insoma, la diffrenza tra vivere e sopravvivere, scritto con fiori di ciliegio sull’acqua

  5. stileminimo ha detto:

    Mi hai fatto pensare, al solito, ma nel tuo modo bello. Il pc mi s’inceppa di frequente e poi, non si capisce perchè, si rimette in moto giusto il tempo di scrivere qualcosa, di leggere qualcosa… ma non mi pongo il problema di quando s’incepperà definitivamente, che tanto, vivere è ora e quel che è stato nessuno me lo toglie, nemmeno un disco fisso andato a male. Nel castello si possono usare i colori; sono i colori del castello, i colori che vengono da fuori, i colori che vengono da quello che un disco fisso andato a male ha tentato di portarsi via. E nel castello c’è acqua buona, fresca e può essere offerta al viandante.

    • germogliare ha detto:

      Mi è capitato di veder disperdere parte della mia storia più volte, per fattori interni o esterni al sistema, computer o meno, non fa la differenza, e cosa rimane? L’essenza delle cose! Ritorni che io parlo di castello e di recinto… che dall’eremo sai come sopravvivere in autonomia. Sì, con il tempo s’impara a bastarsi e a donarsi, almeno ci si prova, almeno.

  6. tramedipensieri ha detto:

    “La vita ci avviene” è bellissimo!

  7. Guido Fabrizi ha detto:

    Un pensiero avvenente…

  8. biobioncino ha detto:

    oops :lol:) :twisted:)

  9. penna bianca ha detto:

    Mentre la vita ci avviene cerchiamo però di viverla pienamente 😉 (bel post)

  10. shappare ha detto:

    Quanto è vero tutto! E questo “Nuove giornate. Nuove energie. Nuove regole di vita. E cercare di reinventarsi una ripartenza. Magari si potesse fare.”
    Esprime molto di me, in questo momento. Ma anche molto di te, penso, e molto di Egle e molto di tutti, in tante fermate della nostra passeggiata.
    Adoro.

    • egle1967 ha detto:

      Esserci davvero nelle cose e’ gia’ una ripartenza…mani nella terra e uva che e’ un dono di tanti che le mani nella terra le hanno messe e anche l’anima..dalla terra al cielo il passo e’ breve . Bella Shappare’ e Germoglia…adoro anch’io.

    • germogliare ha detto:

      Shap. “Se tanti piccoli uomini, in tanti piccoli luoghi, fanno tanti piccoli passi, il mondo può cambiare.” Detto africano
      E possiamo cambiare la nostra vita, se insieme a tanti piccoli uomini (in sintonia con noi).
      Buonecosequalsiasiessesiano. baci

  11. guido mura ha detto:

    “Rifiutarsi d’esprimersi serve solo ad annientarci”. Lo so e qualche volta lo faccio, proprio per annientarmi. Poi ricomincio e l’attesa continua (ma di che?). Ora capisco soltanto che anch’io vorrei tornare a Praga e magari non riuscirò più ad andarci, perché giro a vuoto nel mio labirinto.

    • germogliare ha detto:

      Quando non si sa fare altro è così, come un cane che si morde la coda. Ci si ammala per una passione inespressa, ci si ammala per amore. E per non ammalarci continuiamo nell’attesa, perché la speranza è alimentata dal cuore, fino a quando esso ci tiene in vita la speranza esiste (se pure si assopisce, a volte!).

  12. il barman del club ha detto:

    nei labirinti possiamo incontrare di tutto: amici e nemici, mostri e angeli, amori e sconfitte, gioie e delusioni… ma l’attesa è anche questa, la ricerca a volte è piena di insidie, l’uscita è sempre dietro l’ultimo angolo del muro. Ci dibattiamo sempre fra corpo e anima, ma in fondo saremo sempre tutt’uno: aria e acqua per diventare terra, e l’altro ci completa… sempre !!!

    • germogliare ha detto:

      ma il corpo e l’anima si modificano, nel tempo, per evoluzione e per gli incontri che accadono, e l’altro che ci completa, non è sempre in conformazione al nostro cambiamento. Come nel labirinto a seguire due vie. E noi, quale parte esponiamo per equilibrare l’armonia dell’essere? Così da uscire dal labirinto completi con l’altro.

      • il barman del club ha detto:

        io ho sempre creduto che la “casualità” degli eventi in realtà non è mai stata tale, tutto succede in relazione alle nostre dinamiche come se fosse tutto preordinato. Bisogna sempre credere in sé stessi; non bisogna mai fermarsi: potrai trovare l’uscita o rimanere intrappolato nel labirinto per tanto tempo, troppo… ma probabilmente anche quest’ultima opzione avrà un senso per te stessa e la tua vita. A volte è difficile decidere quale parte esporre e l’armonia è sempre in equilibrio fra due mondi… ma è inevitabile, quella che sceglierai, se fosse sbagliata, avrà il suo senso invisibile per un altro cammino

  13. Pandora ha detto:

    E quei colori che ti tingono le dita quando le emozioni della vita ti dipingono addosso, vedi, quei colori quando s’impastano e si mescolano e ti sembra di non cogliere più il colore primario e iniziale…è proprio allora che riesci a gustarne la bellezza con tutte le sue sfumature e anche le sue stranezze, che quella sottile malinconia t’inchioda è vero ma quanto vivo ti fa vibrare il tuo essere. Forse non l’avresti avvertito un tempo, con tanti colori in meno graffiati sulla pelle e allora ti ci piace imbrattartici il viso, le labbra, gli occhi per non separartene mai.
    Sei saudade cara

    • germogliare ha detto:

      Si possono usare parole come le tue solo se si è vissuto questo sulla propria pelle, difficili da spiegare ai più… ma a noi non serve il numero. Hai ragione dicendo, “Forse non l’avresti avvertito un tempo”, perché solo dopo aver coperto ogni centimetro di pelle e saturato l’anima di ogni gamma cromatica, ci si può esprimere nel ridare attraverso nuove forme.
      Saudade, grazie!!! E’ perfetta, sì, proprio così. Un abbraccio

  14. wolfghost ha detto:

    Ogni tanto io e Lady Wolf (più lei che me, forse perché più giovane) abbiamo esternazioni che incarnano la filosofia che esprimi in questo post. In questo caso, non so dire se “purtroppo”, subentra la logica che mi fa dire “questa è la vita in questo tipo di società”. Certo, sembra quasi di buttarla la vita così, però anche vivere perennemente sulla “lama del rasoio” è una cosa che secondo me non si riesce a fare per sempre. Naturalmente è un pensiero del tutto personale, ma credo che a un certo punto si cerchino delle vie di mezzo, fatte di… momenti di follia (buona) incastonati su una base di quotidianità.
    Ogni tanto si sogna di cambiare vita completamente, ma… io non so in quanti che hanno fatto una scelta del genere davvero poi non se ne sono pentiti. Perché credo che l’unica vera trasformazione duratura in fondo possa avvenire solo dentro di noi, e poco importa quanto ciò abbia impatto apparente sul mondo esterno.
    Il resto sono, quasi sempre, solo fughe momentanee destinate a rientrare. Se c’è un disagio esistenziale, lo ritroveremo inalterato in capo al mondo, a meno di non cambiare dentro di noi.

    http://www.wolfghost.com

    • germogliare ha detto:

      Wolf, non credo sia un problema dell’odierna società e neanche, assolutamente, di buttarla la vita, invece penso proprio all’idea del labirinto in quanto affannosa ricerca di una via di uscita, per la realizzazione completa dell’essere; che poi è un problema di sempre, di quanti hanno interessi, aspirazioni e realisticamente sanno assumersi le responsabilità richieste da ogni società.
      Infatti come dici bene: “l’unica vera trasformazione duratura in fondo possa avvenire solo dentro di noi”, e allora? dare spazio assoluto a questa trasformazione? Magari riuscendo a esporre un noi,armonioso, somma di ogni sapere immagazzinato.
      Saluti a Lady Wolf

  15. ludmillarte ha detto:

    ciao 🙂 scusa se giungo dopo giorni, ma sono stata a Praga 😉 oops (magari!) volevo dire sono stata indaffarata parecchio. bel post e quanti bei commenti! io litigo piuttosto spesso con me stessa per riuscire a buttar via qualcosa e anche per mostrarmi un po’ di più. sarà grave? 😉 ciao, buon week

    • germogliare ha detto:

      eccoti, infatti ti aspettavo, pensando fossi fuggita con il tipo dei fiori 😉 . sai che anch’io riflettevo sulla bellezza dei commenti che vengono lasciati? non è la prima volta che trovo vadano a completare in modo egregio, le mie quattro righe postate.
      umore altalenante-equilibrio instabile? grave tu? ecchetidevodi’! se vedessi me 🙂 no, con gli anni ci si abitua alla convivenza con se stessi. stammibene e occhio ai fiori

      • ludmillarte ha detto:

        🙂 ahaahah, che bella!
        (per sradicarmi da qui mi devono come minimo rapire, altro che fuggire!)
        occhio sì, perchè sono loro a tener d’occhio me mi sa.
        stammi bene anche tu 🙂

  16. lillopercaso ha detto:

    A volte mi sento una che continua a far preparativi per una festa che non darà mai.
    🙂 Ciao

  17. flampur ha detto:

    E’ a certi emigranti che gli “avviene” un po’ meno, la vita. Sarà ora che qualcuno ci pensi davvero invece di riempirsi la voce di “vergogna!”

  18. massimolegnani ha detto:

    se non la si scambia con gli altri, la nostra energia rimarrà inerte.
    ml

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