Le aspettative del corpo inciampano nell’incidente imprevisto

25 settembre 2012, 9:30 a.m.

 Alexander Gonzalez Delgado, Mariposa


Alexander Gonzalez Delgado, Mariposa

In un giorno in cui il sole ancora riscaldava e si potevano tenere le finestre aperte mentre si faceva il bagno. Le tende restavano ferme, in attesa di una mano che le scostasse.

Il corpo e le aspettative. Mi ero confezionata delle belle aspettative.

Tutto il creato lavorava per la mia felicità. La pelle del viso mi sembrava più pulita, luminosa quasi. Non era certo stato il lavoro di un’attenta estetista, neanche la dieta di un esperto nutrizionista e neppure le immancabili lezioni di yoga avrebbero potuto permettere questo evidentissimo risultato cutaneo. Via i punti neri (non è che ne avessi poi molti), via quelle impercettibili macchioline rosee, che non ho mai capito cosa fossero, non fumo neanche io! mah! voilà, un velo di porcellana.

I capelli bagnati a scendere sulle spalle in una massa omogenea, si definivano l’uno dall’altro perché corposi della loro sostanza. E li intrecciavo tra le dita per la piega a onde, che si accorciassero un po’, asciugandoli, pazienza! Il riflesso ambrato, mischiato al cacao, nei ricci aumentava il suo valore visivo, e il profumo anche.

I peli e peluzzi, quelli in ordine sparso sulle gambe, braccia e ascelle, e più definite sul labbro superiore e sull’arco sopraccigliare, che impiegassero più tempo per la ricrescita? forse, finalmente si piegavano al remoto desiderio infinito di vederli scomparire per sempre. Non mi sembrava vero, la forza del pensiero ritardava la loro venuta in superficie, così da darmi una seppur passeggera illusione di vedermi liscia liscia e libera dai così detti “ peli superflui”, incubo di ogni donna occidentale.

Elena Vizerskaya Self Portrait

Elena Vizerskaya, Self Portrait

E vogliamo parlare poi della pelle di tutto il corpo, di come compariva sinuosa? I cuscinetti di grasso, ovunque posti, lì dove fanno della figura di una donna “morbidezza di linea”, si erano plasmati sui muscoli, inspessendo certamente la massa estetica, ma mimetizzandosi nelle curve riferite al concetto di armonia; parevano meno evidenti, rendevano semplicemente dolce l’aspetto, certo, con una giusta luce e visione guidata dal bello verso le rotondità. Passando l’olio di mandorle, sulla carne soda, con determinato vigore e delicata pressione del palmo delle mani, la pelle la assorbiva e risultava più elastica al tatto, lucida e chiara e trasparente alla vista. Sì, bella! vorresti dire il contrario? eh, spostati, non guardare i glutei e la pancia così da vicino, oh, anche l’interno coscia… certo! e ora il braccio lo alzi, che pare ingrossato e un po’ flaccido…Uff… distogliti da quest’attenzione come osservassi da una lente d’ingrandimento. Cavoli! l’età c’è e ci sono pure due figli. No! se ti sposti da quella luce diretta va meglio, l’effetto generale è armonioso, è piacevole. Se non fosse… beh! lascia stare…almeno per oggi, al-meno.

Hungry Ghosts – I Don’t Think About You Anymore But, I Don’t Think About You Anyless

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Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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14 risposte a Le aspettative del corpo inciampano nell’incidente imprevisto

  1. rodixidor ha detto:

    “Si potevano ancora mangiare le fragole” canta Vasco
    La prima foto, sarà per la bellezza della radura arborea, il disegno floreale del vestito al filo ma non si riesce a distoglier lo sguardo da quei poetici -cuscinetti di grasso, lì dove fanno della figura di una donna “morbidezza di linea” – 😉

  2. Pannonica ha detto:

    Credo che sia un problema prettamente femminile quello di avere sempre uno sguardo impietoso verso qualunque “difetto” fisico, sempre se possa considerarsi un “difetto” un cuscinetto o un sopracciglio non perfettamente ad ala di rondine.
    Fin da bambine ci viene insegnato ad inseguire la perfezione quale unico modello perseguibile. Bisogna portare i migliori risultati a casa: dalla pagella, alle amicizie, al fidanzato, tutto deve rispondere alle aspettative di perfezione che il peggiore modello educativo ci ha scaraventato addosso. Se non sei perfetta sei niente: è chiaro che se questo è il messaggio che passa, anche un pelo fuori posto diventa un difetto enorme e insostenibile.
    Questo post ha una dolcezza nello sguardo che, se è quello che hai riservato ai tuoi figli, li renderà felici di essere quello che sono, comunque siano.
    La maggior parte di noi continuerà a guardarsi con amore sporadicamente, nei rari momenti di pace con noi stesse.

    • germogliare ha detto:

      ti sorrido con affetto, ma questo lo sai.
      Il punto di risoluzione verso uno sguardo impietoso? penso sia semplicemente nell’avere un problema “poco più grande” di un pelo solitario o incarnito, credimi, è veramente così, per chiunque, anche la donna più precisina, capricciosa ed esteta, deve arrendersi e guardasi dentro più che fuori, e amandosi, apprezza la cellulite per la morbidezza.
      I giganti ringraziano, belli come il sole 🙂

      • Pannonica ha detto:

        hai detto bene: “amandosi”, il punto di risoluzione verso uno sguardo impietoso è imparare a guardarsi con amore anche se non sono sicura che avere un problema “poco più grande” ti possa insegnare a farlo. non sempre, almeno. ci si guarda con gli occhi di chi, da vicino, ci ha guardato crescere e quegli occhi diventano il nostro giudice interno che ci accompagnerà per tutta la vita, indipendentemente dalle dimensioni dei problemi che dovremo affrontare; anzi, saranno proprio quegli occhi a renderti un moscerino di fronte a qualunque problema, anche il più stupido. ma mi fermo qui, sennò ‘sto commento diventa un trattato di psicologia de noantri.
        un bacione a te e ai tuoi fortunati giganti. 🙂

      • germogliare ha detto:

        okkei okkei, capisco e non immagini quanto, eppure, ancora e solo per un’ultima volta insisto: amandosi, facendo esercizio ad amarsi, come meglio si può, quegli occhi malati che hanno offuscato il nostro osservarci, si possono allontanare, a fatica ma si può. solo così potrebbe cambiare la nostra privata osservazione. è una lunga e tormentata storia ma ci si può “provare” 🙂 baci

  3. il barman del club ha detto:

    la bellezza l’abbiamo tutti dentro e invece continuiamo a guardare altrove perdendoci nell’inesprimibile, credendo che quello che si veda sia l’unico universo conosciuto, e invece è soltanto un foglio di carta disegnata, perché voltando pagina esiste un libro intero dove allargare la nostra conoscenza e liberare il nostro desiderio

    • germogliare ha detto:

      basterebbe avere il coraggio di liberarlo questo desiderio, renderlo cosciente, magari. lo stesso coraggio che ci vuole nel guardasi allo specchio con rispetto verso ciò che nel tempo siamo diventati.

  4. gialloesse ha detto:

    Cavolo io mi piaccio, e tanto anche (dentro e fuori) ! Dov’è l’errore, sono fuori di testa ?

  5. shappare ha detto:

    GLI UOMINI DI SOLITO FANNO MENO FATICA A PIACERSI, O ALMENO QUESTO HO SCOPERTO ULTIMAMENTE. BELLI LORO. BELLA TU.

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