Resilienza, residenza d’artista a Ripattoni. Storie di dolori e rinascite

11:45 a.m. , 25 luglio

Giovanni Paolo Fedele - Seme

Giovanni Paolo Fedele – Seme

Mi sono svegliata con un sorriso e un’energia che sapevo di avere, una volta, ma che pensavo d’aver perso nel bosco, a tratti ombroso, di questi ultimi mesi, anni. Resilienza, chi mi conosce sa quanto amo giocare con le parole, però, giuro che mai come in questo caso la definizione fu più azzeccata. Ogni suo più remoto significato, in questa esperienza di residenza artistica si è rivelato. 4, il numero dei performer, con dentro il suo senso numerico è quasi prevalso per mettersi in competizione con la parola scelta per fare da titolo all’evento, una lotta ad armi pari. Ne siamo usciti tutti vincitori.

 Federica Peyrolo e Lucia Bricco - caduto sarei giù sanz’esser urto

Federica Peyrolo e Lucia Bricco –
caduto sarei giù sanz’esser urto

Ci sono delle cose, persone, che diciamo, “non dimenticheremo mai” e poi invece le omettiamo automaticamente, senza neanche accorgercene. Questi giorni fatti di un vissuto inteso non li dimenticherò mai! Non entro nei particolari, vi riporto il testo del progetto e le didascalie degli artisti e le immagini, poche per raccontarvi così tanta storia. I lavori sono stati prodotti per questa occasione.

 

 

In condivisione, un grazie speciale a: Pina Manente che ha voluto questo lavoro; Francesca Lilli che mi ha supportato e sopportata; Dario Agati assistente dell’assistente; gli artisti che hanno messo anima e corpo, senza metafora; gli organizzatori e la gente del paese.

Resilienza

Mettiamo un piccolo borgo, bello, dove c’è una piccola comunità unita; mettiamo dei giovani artisti che credono in quello che fanno; mettiamo ci sono persone anticonvenzionali che voglio rendere possibile l’impossibile, provarci almeno. Ecco, penso alla parola “resilienza”. Vuol dire essere disposti al cambiamento quando diviene necessario, è la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi; autoripararsi dopo un danno, è affrontare e superare un evento traumatico. Di conseguenza penso al numero 4, numero dell’attuazione e dell’azione: Terra, aria, acqua e fuoco; i pilastri che reggono una casa; il simbolo del nostro pianeta e degli esseri viventi; l’influenza che crea, nella capacità di vivere il quotidiano e coinvolgere le persone in modo attivo.4 nella Cabala è Daleth, significa Porta, processo evolutivo che va oltre la ricerca di se stessi, senza essere plagiati dal proprio ego. Come vedere, pur non vedendo, non più solo metafora del guardare oltre, si realizza così, attraverso il lavoro delle performance che gli artisti, Lucia Bricco, Federica Peyrolo, Giovanni Paolo Fedele, Aile Cai, attuano con il portare a socializzare e conoscere l’arte contemporanea, nelle strade e tra la gente.

 

Federica Peyrolo, PESO FORMA. Una rudimentale bilancia che attraverso il suo semplice e geniale meccanismo porta in sé una tensione, svariati attimi di resilienza dove esiste un punto d’incontro tra verticalità e orizzonte. Un sistema dove il peso è in relazione con il tempo e lo spazio in cui il performer è osservatore al servizio dell’azione e alla ricerca di quel punto di equilibrio che è il peso esatto, quindi l’esistenza e l’energia della massa.

Aile Cai, Il Capitolo 43 nel “Daodejing “(daorismo). La sostanza più morbida al mondo si schianta e supera la più dura; ciò che non ha esistenza (materiale) penetra dove non vi sono crepe. Il fuoco come un elemento morbido. La fiamma che esiste ma non possiamo prenderla. Le cose che rispetto al fuoco sarebbero  dure ,ma si avvolgono ad esso, come qualunque cosa vi si avvicini. Il fuoco è morbido, ma può distruggere tutto.

Lucia Bricco, Crisis. “Crisis” nel suo valore etimologico indica un istante che separa una maniera di essere da un’altra, ad essa differente; subitaneo cambiamento nel corso di una malattia, da cui si decide la guarigione o la morte; stato di un uomo, spinto da vive passioni, istante nel quale egli sta per prendere una grave decisione; sospensione nella regolarità del movimento di scambio. La performance si definisce come un trittico d’immagini che si muovono sottilmente. Ogni immagine è indipendente ma tutte sono mosse dalla ricerca di un qualcosa, da un’incertezza tentennante, dall’osare verso una nuova e sconosciuta direzione.

Giovanni Paolo Fedele. Seme. Dalla separazione del duo al volo del singolo, passando per l’imposizione di forza dell’inaspettatezza che, tormentata come il vento d’autunno, scardina la decisione del singolo portandolo alla scoperta di un orizzonte fluido, rivelando così il futuro di un percorso caduce, leggero. L’azione performativa riflette sulla possibilità che non sempre le cose vanno come si spera, la tematica della resilienza viene qui trattata lavorando sull’altra faccia della medaglia, sull’applicazione della sua positività in momenti più difficili.

 Federica Peyrolo e Lucia Bricco, caduto sarei giù sanz’esser urto. La performance Caduto sarei giù sanz’esser urto prende il suo nome dal XXVI canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante, il canto di Ulisse: un elogio all’istabilità perpetua come inevitabile misurazione di se stessi rispetto al mondo. Due corpi diventano unico peso di un pendolo umano in cui la caduta si trasforma nello scandire del tempo. La resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento. Nell’azione performativa l’adattarsi è letteralmente il prendere la forma del tempo, vivendo così ogni suo cambiamento. L’azione prevede un’oscillazione perpendicolare alla strada della città. Questo dondolio determinerà il ritmo delle parole che le performer pronunceranno leggendo il ventiseiesimo canto dell’Inferno. L’unione dei due corpi crea una massa più incerta ma più grave.

[…]

ma misi me per l’alto mare aperto 

sol con un legno e con quella compagna 

picciola da la qual non fui diserto.    

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Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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