Quel che resta di noi. Storie di donne, figli e arte. Iulia Ghiţa

-Signore, Adonai, la tua frase rivolta a nostra madre Eva: “In sforzo farai nascere i tuoi figli”, non mi spaventa. È  giusta l’ora delle spinte in fuori, dello sforzo. Ce ne vorrà molto per staccami il bambino. Stiamo così bene in due in un corpo solo. Benedetto lo sforzo che ci imponi.-

-Scopro il ventre, così attraverso di me arriva luce a lui. Gliela racconto: ”È quella che ti aspetta fuori. Non serve solo a  vedere in lontananza, è puro calore. Senti l’ondata che ci copre mentre siamo stesi? Si chiama sole. Gli occhi non ce la fanno a guardarlo, ma i tuoi sì, protetti dal mio grembo.”

-Abituati al deserto, che è di nessuno e dove si sta tra terra e cielo senza l’ombra di un muro, di un recinto. Abituati al bivacco, impara la distanza che protegge dagli uomini. Non è esilio il deserto, è il tuo luogo di nascita. (…) /Abituati al deserto che mi ha trasformato in tua madre.-

-Com’è che non hai pianto, com’è che non piangi? Non puoi, sei forse muto?  Meglio sarebbe, saresti in salvo, si dà troppa importanza alle parole, succede che costringono all’esilio, alle prigioni o peggio. Portano peso eppure sono fiato. (…) Pure il nostro, lo vedi? Soffio e va su./E le parole no, una volta uscite mettono fuori il peso. Quelle di un annuncio ti hanno portato a me, quelle di un profeta danno ordini al futuro.-*

Dedica

A Iulia, che con la nuova maternità mi fa pensare a un maturo albero di ciliegio nel pieno della sua rigogliosa fioritura. La pelle, petali bianchi alla base leggere gradazioni di rosa, le vedo delicatamente staccarsi dai rami e volteggiare gioiose nel vento fresco_lino che sa di primavera. Tutta la grazia del ciliegio è congiunto al terreno, che sia l’Italia o la Romania è uguale, lei prende nutrimento per se e i suoi figli dalla Terra, tutta.

Esegesi

Latte” un lavoro composto di quattro acquerelli di grandi dimensioni (250×150 e 300×150 cm), realizzato tra il 2012 e il 2016, era in mostra a Roma presso la Galleria La Nube di Oort, lo scorso anno proprio in questi giorni. “È la tua storia, la tua essenza…”, le dissi. Mentre. “IN NOME DELLA MADRE” di Erri De Luca, l’ho letto mentre Iulia era incinta e, nello stesso tempo sottolineavo frasi che sentivo mie nel profondo. In Miriàm/Maria rileggevo la storia della Madre e della Donna, si rispecchiavano e  molte ci accomunavano. Queste che ho trascritto le avevo associate alle sue carte dipinte di poesia. Del nascituro sapevo che era un maschietto, ma non il nome. Il nome del profeta, anche quello ci accomuna. Casualmente.

*Erri De Luca, IN NOME DELLA MADRE, Feltrinelli

Latte, Iulia Ghiţa, a cura di Cecilia Casorati. 2016. Catalogo, Edizioni La Nube di Oort

www.ghitaiulia.com

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Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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4 risposte a Quel che resta di noi. Storie di donne, figli e arte. Iulia Ghiţa

  1. Riyueren ha detto:

    E’ bellissimo. Grazie per le emozioni che provo. ❤

  2. LuceOmbrA ha detto:

    Avrò sempre nostalgia di emozioni come queste che non proverò mai.
    Grazie di cuore.

    • germogliare ha detto:

      Non trovo le parole giuste per darti una risposta di conforto. Per mancanze che ho, a volte mi viene detto di pensare a cosa ho, invece di stare male a pensare a cosa non ho. Ci provo, non sempre va a buon fine. Ti stringo a me

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