You’re going to reap just what you sow – Raccoglierai ciò che hai seminato*

“Cercare il silenzio. Non per voltare le spalle al mondo, ma per osservarlo e capirlo. Perché il silenzio non è un vuoto inquietante ma l’ascolto dei suoni interiori che abbiamo sopito.” Erling Kagge, Il Silenzio

Aspetto che il silenzio mi parli. In questo viaggio di ritorno a casa, sola, a rassettare i pensieri di questi giorni fatti di minuti composti di ansie, coccole, sorrisi, risate, lacrime, paure, speranze… Ubriaca di alcool e di stati d’animo. Piena di cibo e digiuna di coraggio. Piangere perché ti stupisci di molta gentilezza, affetto, empatia; c’è tanta gente bella in giro. E ripeti ancora una volta a te stessa come una nenia: “Sono molto fortunata! Nella sfortuna ho trovato così tanta fortuna…”. In questa Italia dove anche tu come altri, dici che moltissime cose vanno male, in tanti non fanno bene il loro lavoro (e sulla tua pelle ne porti i segni). Ti commuovi quando un esame diagnostico costosissimo, che hai scoperto dopo un’assennata ricerca (in questo mai ti lasciano sola), viene fatto solo in un ospedale di Milano, e solo a pagamento, già prima che ti comunicassero la data e il costo, c’erano angeli pronti a far fronte a quel peso. Ok! Vada. Vado. Andiamo (… mai sola). Dal bancone fai scivolare la mano, tra le dita la busta con dentro la questua. Da un volto gentile, con voce delicata e sorpresa: “Signora! Perché vuole pagare? Ma sa quanto costa?”, “Sì! L’ho prenotato! I miei amici e familiari hanno fatto una colletta”, rispondo con un leggero, timido sorriso. Lei “ No no, è in convenzione con il servizio sanitario nazionale”, empaticamente mi rilancia il sorriso. Incredula! Io. Guardo la mia amica (di turno al mio fianco), guardo quel volto gentile da sotto il bancone, sento le lacrime scendere sul mio viso, e sorrido. Il mio angelo di turno ride, “Ma perché piangi?”, “Perché ho i santi in cielo e sulla terra. Perché non ho speso i soldi”, “Ma che ti frega, tanto non sono i tuoi!”, fa lei con aria burlesca, per sdrammatizzare (è quella un po’ stronza, ihihih), “Sì, ma è uguale per me”. Intanto la segretaria continua a compilare i moduli con estrema professionalità, ci osserva lasciando trapelare un ultimo lieve sorriso. Le chiedo come può essere accaduto che pur prenotando a pagamento me lo abbiano passato in convenzione. “Non lo so, può essere che visto il suo caso specifico abbiano ritenuto così”, “…grazie!”. Ci siamo abituati alle cose che vanno peggio del peggio, all’inefficienza, agli sgarbi. Dimenticandoci spesso di quanto sia bello essere gentili e ricevere gentilezze; di quanto sia bello stare al mondo, questo mondo. Abbiamo perso la leggerezza della positività, anch’io che ne faccio esercizio giornaliero, a volte perdo la strada. Il referto consegnatomi prima della data dell’urgenza. Ero sola. Volevo essere sola. Avevo addosso e dentro di me tutte le ricchezze che fanno sì che una persona non possa che sentirsi in armonia  con il mondo. Percepivo gli abbracci di chi mi ama, il calore di Aghi, che quella mattina si era infilata nel mio letto per salutarmi. Mi siedo fuori alla panchina dell’ospedale, tra la gente, all’aria aperta, tutto è immerso nella natura. Leggo e rileggo. Osservo le piante con le gradazioni autunnali, vitali, perché il ciclo della vita è anche questo, le foglie che cadono. Io, piccola betulla spoglia, come fosse gennaio.E dopo una notte insonne, malsana, mi alzo in una Milano ancora avvolta dal buio e dall’umidità, gocce di pioggia che si confondono tra il traffico e, gli alberi, i palazzi fermi, mi avvio, tirata a lustro verso le mie dottoresse, che sanno come farmi sentire a casa. Tutte intorno a me, anche la segretaria. “Torna a casa tua Adina, torna a riposare, ci facciamo sentire noi…”Mi fido! So che posso fidarmi, vada come vada. “Ho paura!” ho detto a loro e ai mie angeli, quelli meno vulnerabili in questo momento.  Forse è la prima volta dopo diversi anni. “Chiama quando vuoi, in qualsiasi momento”, “Grazie!” Ora ho bisogno di Silenzio.

Ólafur Arnalds – 3055 Official Music Video

“Non guardare gli uomini piccoli che ti girano attorno, ma guarda l’uomo grande che è in te. Vivi apprezzandoti e fai silenzio. Vedrai che ritroverai la calma e la serenità. In mezzo al rumore non si avvertono né i respiri, né i sospiri delle persone che vi vogliono bene. Fai in modo di non sentire la cattiveria degli uomini, ma di apprezzare la loro bontà.” Romano Battaglia, Il Fiume della Vita

* Lou Reed, Perfect Day

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Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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4 risposte a You’re going to reap just what you sow – Raccoglierai ciò che hai seminato*

  1. rodixidor ha detto:

    Caspita, mi hai commosso. Commosso e lieto del tuo bel racconto, sorriso e lacrime, lieve e penetrante, come sai essere tu. Buongiorno Adina, ti abbraccio. 🙂

  2. E. ha detto:

    E’ vero, di buono e di bello in giro se ne può trovare tanto, a volte facciamo però fatica a ricordarlo.

  3. tramedipensieri ha detto:

    La provvidenza esiste e tu, come me, l’hai toccata con mano.
    Che grande emozione!
    Ora si aspetta con una speranza in più

    Un abbraccio
    .marta

  4. LuceOmbrA ha detto:

    Mi unisco al tuo silenzio e ascolto con te abbracciandoti, piccola grande Adina.

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