24 ore in cui gioire è stato come morire

ida milanesi

Alla dott.ssa Ida Maddalena Milanesi

11:50, 24 gennaio 2018, Istituto Carlo Besta, Milano

Ci sono luoghi dell’attesa in cui il tempo pare scorrere molto meno lentamente che altrove, sono luoghi questi in cui i pensieri si fanno più tristi e la speranza è spesso quella cercata con entrambe le mani. Questi luoghi, che diventano casa anche per pochi giorni e o ore, piacevoli e trasmissibili di serenità è fondamentale per i pazienti e i familiari. L’armonia è fondamentale per la crescita energetica che rigenera.

La sala d’attesa piena di gente, come sempre, tutti estremamente composti, con visi seri ma nessuno che lasci trapelare disperazione, qualcuno chiacchiera e sorride anche; quanto fa l’atmosfera del luogo, composto dall’energia della gente che ci passa, vive. Qui dove il dolore è di casa, vige un decoro che alla sala d’attesa di un dentista gli fa un baffo. Seduta come gli altri, ma con un sorriso ebete stampato in faccia. Mi perdevo nei miei pensieri a fantasticare, pensando che ero a casa, sì, lo dicevo sempre alle mie dottoresse: “Quando arrivo a Milano, specie in questa zona, sono felice perché qui ci siete voi e siamo più vicine. Anche quando le cose andavano male, le lesioni si ripetevano attive, io ero serena. L’ho sempre detto che il cancro mi ha regalato nuova vita, mi ha permesso di venire a Milano, e così faccio le passeggiate, vado a teatro, vedo gli amici. Grazie cancro! E da qualche anno soggiorno in un albergo nei dintorni dell’istituto, alla giusta distanza per fare due passi”. Intanto la gente si alza entra, sta un po’ ed esce, chi con aria più seria e chi più luminosa, vanno, io guardo e aspetto il mio turno, leggera.

N.213. “Adina, come sta?”, la sua voce dolce e serena, di chi ti aspetta e ti accoglie con affetto, “Benissimo, dottoressa!”, rispondo con voce allegra, volevo, prima che mi vedesse in viso le arrivasse la mia positività. Sapeva che ero dietro la porta. Non ero ancora entrata ma con la mano sulla maniglia. Perché lei “conosceva” i suoi pazienti, anche se a testa bassa mentre smistava le sue carte, sapeva che c’ero. Mi avvicino alla modesta scrivania, nel modesto ambulatorio, tutti gli accessori sono modesti al Besta, solo le teste e la tecnologia sono all’avanguardia e d’eccellenza. Allora, mi avvicino, lei alza la testa, cercando di leggermi dentro. Mette il dischetto nel computer, sta un po’ a studiarlo, mi guarda con un ampio sorriso, si alza felice muovendosi con un nervosismo di chi: WOW!!! Ballando mambo. Doppio WOW!!! Ma lei si contiene, è una signora dottoressa. “Per ora le cose vanno bene, Adina, possiamo vederci tra 4/5 mesi”, mi guarda con tanta dolcezza, come una madre, una zia. Io le dico con un’espressione ruffiana: “Ma il dottor X (Neuromed), quando ha fatto il referto davanti a me, e mi ha accennato che la lesione è regredita e altre nuove non ce ne sono, ho chiesto, quando, secondo lui avrei dovuto ripetere l’esame, mi ha detto -6 mesi, ma sta alla dottoressa che conosce meglio il suo stato-“. Lei, ascoltandomi attentamente, mi rivolge uno sguardo dolce e sorride, guarda l’agenda e con aria perplessa: “Dovremmo rivederci a giugno, ma ho tanti impegni, tantissimi pazienti da vedere, e poi l’ultima settimana di giugno sarò via”, mi guarda ancora dentro, come a leggere il futuro. “Facciamo così, Adina, poiché la situazione non presenta una probabile allerta, facciamo che a giugno farà l’esame e poi ci vediamo la prima settimana di luglio, così ho più tempo”, perché lei conosceva i suoi pazienti. Il sorriso la faceva ancora più bella! Ricambio il sorriso provando a trasmetterle tutta la mia felice energia. Esco, torno dentro con la testa, lei aveva riabbassato la sua sulla scrivania, “Dottoressa, comunque faccio sempre Pubblicità Progresso al Besta, e specialmente a lei”, ”Adina, sempre speciale…”. Sorriso a sorriso.

Vado in reparto a salutare un’altra dottoressa, e mi chiede: “Cosa ha detto la Milanesi?”, “Era felice, saltava per la gioia. Accidenti, non ho avuto la faccia per chiederle una foto per il mio diario, è sempre così a modo! Però quando torno a luglio glielo chiedo, mi faccio coraggio.” C’era un sole luminoso e caldo.

25 gennaio, avevo un’altra visita, la dottoressa mi chiede: “Cosa ha detto la Milanesi?”, “Era felice, saltellava”, “Lo immagino, lei tratta i pazienti come familiari. E poi, questa è una vittoria anche per lei”. Pioveva era grigio. Nell’ora in cui la dottoressa Milanesi moriva o era già morta, ero lì, non sapevamo nulla, e la vita nel suo reparto, nel suo ospedale continuava a scorrere come sempre.

26 gennaio, allo IEO. Dovevo incontrare la mia oncologa per riferirle la bella notizia, dopo cinque anni finalmente potevo respirare cinque mesi, invece ero da lei con un vuoto dentro che neanche quando mi hanno detto che avevo il cancro o le metastasi. “No, non sto male per me, so che al Besta ci sono altri medici bravi, è che lei era carismatica, penso a tutti quei pazienti che ho visto passare davanti a me, penso alla famiglia, ai colleghi”, “lo so Adina, lo so ma pensa che con te lei è morta felice del successo ottenuto”. “Non mi consola!”. E pioveva.

27 gennaio, 09:20, Besta. Eravamo già tre persone a chiedere al portiere se avessero organizzato qualche iniziativa per la dottoressa Milanesi, e ci asciugavamo le lacrime, ognuno nel suo proprio silenzio.

Con il cuore sono vicina alla famiglia, alla figlia, a tutti quelli che lavoravano al suo fianco, a tutti coloro di cui si è presa cura. Ha lasciato un vuoto come una voragine.

Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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4 risposte a 24 ore in cui gioire è stato come morire

  1. lois ha detto:

    La vita ci ricorda sempre che siamo sul campo di battaglia tutti in egual modo! Un abbraccio

  2. il barman del club ha detto:

    impossibile lasciare un commento. Rimane solo la commozione. Speriamo di lasciare una traccia su questa vita, per incontrarci in un’altra, Il bene ritrova solo il bene !

  3. A beautiful smile for good morning

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