Un profondo sospiro

Alain Fleischer

Voglio dedicare questa poesia

A tutte le donne amate

Per qualche istante segreto.

A quelle conosciute appena,

Che un destino diverso porta via

E che non si ritrovano più.

 

A quella che si vede apparire

Per un secondo alla finestra

E che, rapida, scompare via,

Però la sua sagoma snella

È tanto graziosa e sottile

Da rimanerne rasserenato.

 

Kazuo Sumida

Alla compagna di viaggio,

I cui occhi, affascinante paesaggio

Fan sembrare breve il cammino

E che si è il solo, forse, a capire

Ma che, però, si lascia scendere

Senza averle sfiorato la mano.

Eric Marrian

All’esile e leggera ballerina di valzer

Che vi è parsa così triste e nervosa

In una notte di carnevale,

Che è voluta rimanere ignota

E che non è più ritornata

A volteggiare in un altro ballo.

 

 

Caryn Drexl

A quelle che sono già prese

E che vivendo delle ore grigie

Accanto a uno ormai troppo diverso

Vi hanno, inutile follia,

Fatto vedere la malinconia

D’un avvenire disperante.

 

 

 

 

 

 

 

A quelle timide innamorate

Che sono restate in silenzio

E che ancora vi rimpiangono,

A quelle che se ne sono andate

Lontane da voi, tristi, abbandonate,

Vittime d’uno stupido orgoglio.

 

Charles Grogg

Immagini care appena scorte,

Speranze d’un giorno deluse,

Domani sarete nell’oblio

Per quel poco di felicità che sopravvenga

E’ raro che ci si ricordi

Degli episodi del cammino.

 

 

 

 

 

Kristina Sereikaité

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma se la vita è andata male,

Si pensa con un po’ di rimpianto

A tutte quelle felicità intraviste,

Ai baci che non si osò prendere,

Ai cuori che forse vi attendono,

Agli occhi mai più rivisti.

Paul Den Hollander

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Allora, nelle sere di stanchezza

Mentre si popola la propria solitudine

Di fantasmi del ricordo

Si piangono le labbra assenti

Di tutte quelle belle passanti

Che non si è saputo trattenere.

 

Antoine Pol , Le passanti

(La poesia si ispira al componimento poetico ‘A una passante’ di Charles Baudelaire )

 

 

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1° novembre, Tutti i Santi

In quest’autunno strano, ricolmo di emozioni, in ogni giorno, in ogni ora, in ogni attimo, mi si rivelano eventi desiderati, sperati ma impensabili al momento. Ecco, vuoi? Allora chiedi o, vai e prendi! Offri-ti! E. Tutto torna. Ricordi? Ricordo!

 

Un amico un giorno mi disse che l’onestà alla lunga ripaga, alla lunga, però. “Porta pazienza”, ripetevo a me stessa. “’N sputà ‘n cielo, ca ‘n faccia t’a revè”, mi ha insegnato mia madre. “Chi aspétte,’Ddije l’assétte”, ribadiva mia nonna.

 

E ora in quest’anomalo autunno, caldo di giorno che si può andare ancora al mare e freddo di notte che sembra di stare in montagna, serenamente ottengo il mio raccolto. Così, i semi di zucca canadesi del 2013, quest’anno madre terra mi ha donato i suoi frutti, le zucche grandi, che sembrano aspettare la magia e poi trasformarsi in carrozze per portare al ballo Cenerentola. I pomodori come arance, rossi, belli, tutto l’orto e il giardino sono belli, curati da mia madre; ridente è la natura che mi circonda, con cui io mi relaziono. E. Qui accolgo. Qui creo. Qui produco. Da qui esco per andare a incontrare le persone, portando con me, addosso, tutta l’armonia possibile: i colori, i profumi della mia terra, della mia casa, del mio studio; la tranquillità racchiusa in questo minuscolo spazio di questo nostro mondo. E. Come ci fosse un disegno divino, i miei pianeti si dispongono in modo propiziatorio. Come il seme che dà il suo frutto dopo aver saputo aspettare, gli affetti, i legami di sangue, i legami di empatia, ritornano e rinascono a nuova vita, più forti, più maturi; forse, semplicemente più saggi tutti. Grazie vita! Ora, in partenza per un altro viaggio tra gli ospedali di Milano, prevale in me la leggerezza con un sorriso ebete stampato in faccia, come fossi una miracolata.

 

PINO DANIELE – E SO CUNTENTO ‘E STA’

 

Seneca

  • Questo l’ha detto Zenone-; e tu, cosa dici? -Questo Cleante-; e tu? Fino a quando ti muoverai sotto la guida di un altro? Prendi il comando e pronuncia frasi che meritino di essere imparate a memoria, tira fuori anche qualcosa di tuo.
  • Per coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente e hanno paura del futuro, la vita è un inganno di breve durata: quando giungono alla fine si accorgono troppo tardi, poveretti, di essere stati occupati per tanto tempo a non combinare un bel nulla.
  • Abbandona ogni preoccupazione per la tua esistenza e te la renderai piacevole.
  • Affrettati a vivere bene e pensa che ogni giorno è in sé stesso una vita.
  • Alla morte pensaci, per non temerla mai.
  • Anche la vita, se manca il coraggio di morire, è una schiavitù.
  • Anche nel dolore v’è un certo decoro, e lo deve serbare chi è saggio.
  • Anche se il timore avrà più argomenti, scegli la speranza e metti fine alla tua angoscia.
  • Certe cose proprio per questo sono meno da temere, perché fanno molta paura. Nessun male è grande se è l’ultimo.
  • Chi accoglie un beneficio con animo grato paga la prima rata del suo debito.
  • Chi si adatta bene alla povertà è ricco.
  • Chi è amico ama, ma chi ama non sempre è un amico; e pertanto l’amicizia giova sempre, l’amore, invece, può a volte anche nuocere.
  • Il più potente è colui che ha se stesso in proprio potere.
  • Il saggio in ogni cosa guarda al proposito, non all’esito; cominciare dipende da noi, del risultato, invece, decide la sorte e io non le riconosco il diritto di giudicarmi.
  • Ognuno è infelice nella misura in cui crede di esserlo!
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Quando mi sono svegliata

Anche nel rumore rintraccio il silenzio, l’ho sempre inseguito dentro di me. Sin da piccola, quando c’erano le guerre in casa, mi proteggevo estraniandomi e tappandomi le orecchie con le mani o mettendo la testa sotto il cuscino. Ero lì, ma non ero più lì. Mi conducevo in altri luoghi con la forza del pensiero.  A volte alzando il volume della musica (non avevo le cuffie), ma di fondo restavano le voci e i rumori irritanti, come irritante era la realtà. Ah! Se non avessi avuto la fantasia a sopraggiungere in aiuto…

“Per i giapponesi il silenzio in una conversazione è un elemento fondamentale.”

“Il silenzio sembra denso di significati  tanto quanto le parole.”

“Al di là della conoscenza, comincia il silenzio…”

Erling  Kangge, Il Silenzio

Quando ho cominciato a lavorare su me stessa in modo più definito; questo è avvenuto in corrispondenza della separazione da mio marito e andando a vivere nel mio studio che ho ampliato facendone casa; ascoltavo tutta la mia musica preferita: classica, jazz, cantautori italiani, indie e autori vari che comunque creavano in me del benessere. Alto volume, che non doveva coprire le grida ma riempire gli spazi già in armonia. Arricchire! I miei giganti avevano/hanno (tuttora che il loro privato è nel maggiore del tempo altrove) un loro proprio spazio qui con me, e rispettiamo i nostri silenzi e suoni. Ora.  Dopo le varie riprese delle lesioni cerebrali… ho fatto un nuovo percorso, sono entrata dentro di me, negli angoli più remoti del mio essere.  La psicoterapia, i colloqui con i medici, la condivisione con i mie compagni di viaggio, le letture, i film, la musica, mi aiutano ad affinare la capacità di ascolto del silenzio. Come con la cecità, mio nonno Ernesto era quasi cieco, sua madre, nonna Pompilia (anch’essa aveva perso la vista che io ero piccolissima) e, il mio amico Felice è cieco, Luca, Mario; conosco il mondo della cecità, ne feci un progetto (Come vedere pur non vedendo). Ecco, pensando ai miei avi e poi ai miei amici, da sempre mi sono mossa in casa o altrove, di notte, senza accendere le luci, anche provando a riempire un bicchiere d’acqua, misurandolo con il dito; allungando le braccia, tastando con le mani, estendendo le gambe, i piedi. In seguito, aiutata dalla formazione maturata in professione, nel campo delle arti plastiche e visive (pittura, disegno ecc. ecc.), dove nella maggior parte dei casi, amo andare di polpastrelli e palmo, più che di spatole e pennelli, e quindi modello, plasmo, lavoro con la materia. Per questo mi piace fare giardinaggio o cucinare “sporcandomi” le mani.  Muoversi al buio richiede concentrazione, silenzio, per percepire meglio il luogo. L’olfatto, il gusto vanno comunque da sé, non necessitano per forza di concertazione, arrivano e basta, non hanno bisogno del silenzio o della vista. E così mi ritrovo ora, da un po’ di tempo a muovermi, a vivere al buio e in silenzio con più disinvoltura. Scegliendo cosa ascoltare e quando, preponderando sempre di più il silenzio, l’ascolto della natura. Forse perché comincio ad amarmi di più e scelgo di ascoltare il mio corpo.

“Tutte le cose di questo mondo un giorno non ci saranno più, e non importa quanta voglia avremo di andare: non si potrà più andare. E allora in questa vita voglio accumulare tantissimi ricordi.”

“La magia tiene sempre la porta aperta. Davvero, sempre. Trovarla dipende solo da noi.”

Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita

Olafur Arnalds – Only Yhe Winds

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Lettera a una donna, moglie, madre e amica; ad Amalia

“Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.” Isabel Allende

Grazie per l’amore che ci hai donato e insegnato. A te che sei stata una madre, una nonna, una zia, un’amica; un caposaldo anche quando Luigi ci ha dovuto lasciare; a te che non mai voltato le spalle a questa nostra famiglia stramba “un po’” fuori dal comune; ti diciamo grazie a nome dello stesso sangue e di quello acquisito. I tuoi Stelloni e le tue Stelline, come amavi chiamarci.

Ci hai regalato, specie in questi ultimi mesi: ironia, sorrisi; ricordi dei tuoi fratelli, commare, amici e l’amore tra te e Luigi. Le lettere d’amore che lui ti nascondeva dietro al mattone del muro; e ti brillavano gli occhi d’amore per lui e per tutti noi. Preoccupata solo che non avresti più avuto la forza di prepararci il pranzo delle nostre riunioni di famiglia a cui ci avevi abituato.

Grazie del cibo che hai preparato per noi e per chiunque passasse per la tua casa. Grazie della fatica con cui hai portato il tuo peso. Ti diciamo grazie anche per tutti coloro che sono cresciuti da te e con te.

(…) l’idea di saperci lontani non ti piaceva ma ti stavi abituando, non ti lamentavi più, alla tua età (93) avevi imparato ad apprezzare anche l’uso della tecnologia.

“La vita non è quella che si è vissuta, ma come si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.” Gabriel Garcia Marquez

Con tutto il nostro amore, riposa in pace, e  porta un bacio a Luigi, che ti aveva chiesto di raggiungerlo dopo due anni, ma tu, donna tenace e testarda, da buona chioccia che non abbandona i suoi pulcini, l’hai fatto aspettare altre undici anni.

Ad Amalia

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You’re going to reap just what you sow – Raccoglierai ciò che hai seminato*

“Cercare il silenzio. Non per voltare le spalle al mondo, ma per osservarlo e capirlo. Perché il silenzio non è un vuoto inquietante ma l’ascolto dei suoni interiori che abbiamo sopito.” Erling Kagge, Il Silenzio

Aspetto che il silenzio mi parli. In questo viaggio di ritorno a casa, sola, a rassettare i pensieri di questi giorni fatti di minuti composti di ansie, coccole, sorrisi, risate, lacrime, paure, speranze… Ubriaca di alcool e di stati d’animo. Piena di cibo e digiuna di coraggio. Piangere perché ti stupisci di molta gentilezza, affetto, empatia; c’è tanta gente bella in giro. E ripeti ancora una volta a te stessa come una nenia: “Sono molto fortunata! Nella sfortuna ho trovato così tanta fortuna…”. In questa Italia dove anche tu come altri, dici che moltissime cose vanno male, in tanti non fanno bene il loro lavoro (e sulla tua pelle ne porti i segni). Ti commuovi quando un esame diagnostico costosissimo, che hai scoperto dopo un’assennata ricerca (in questo mai ti lasciano sola), viene fatto solo in un ospedale di Milano, e solo a pagamento, già prima che ti comunicassero la data e il costo, c’erano angeli pronti a far fronte a quel peso. Ok! Vada. Vado. Andiamo (… mai sola). Dal bancone fai scivolare la mano, tra le dita la busta con dentro la questua. Da un volto gentile, con voce delicata e sorpresa: “Signora! Perché vuole pagare? Ma sa quanto costa?”, “Sì! L’ho prenotato! I miei amici e familiari hanno fatto una colletta”, rispondo con un leggero, timido sorriso. Lei “ No no, è in convenzione con il servizio sanitario nazionale”, empaticamente mi rilancia il sorriso. Incredula! Io. Guardo la mia amica (di turno al mio fianco), guardo quel volto gentile da sotto il bancone, sento le lacrime scendere sul mio viso, e sorrido. Il mio angelo di turno ride, “Ma perché piangi?”, “Perché ho i santi in cielo e sulla terra. Perché non ho speso i soldi”, “Ma che ti frega, tanto non sono i tuoi!”, fa lei con aria burlesca, per sdrammatizzare (è quella un po’ stronza, ihihih), “Sì, ma è uguale per me”. Intanto la segretaria continua a compilare i moduli con estrema professionalità, ci osserva lasciando trapelare un ultimo lieve sorriso. Le chiedo come può essere accaduto che pur prenotando a pagamento me lo abbiano passato in convenzione. “Non lo so, può essere che visto il suo caso specifico abbiano ritenuto così”, “…grazie!”. Ci siamo abituati alle cose che vanno peggio del peggio, all’inefficienza, agli sgarbi. Dimenticandoci spesso di quanto sia bello essere gentili e ricevere gentilezze; di quanto sia bello stare al mondo, questo mondo. Abbiamo perso la leggerezza della positività, anch’io che ne faccio esercizio giornaliero, a volte perdo la strada. Il referto consegnatomi prima della data dell’urgenza. Ero sola. Volevo essere sola. Avevo addosso e dentro di me tutte le ricchezze che fanno sì che una persona non possa che sentirsi in armonia  con il mondo. Percepivo gli abbracci di chi mi ama, il calore di Aghi, che quella mattina si era infilata nel mio letto per salutarmi. Mi siedo fuori alla panchina dell’ospedale, tra la gente, all’aria aperta, tutto è immerso nella natura. Leggo e rileggo. Osservo le piante con le gradazioni autunnali, vitali, perché il ciclo della vita è anche questo, le foglie che cadono. Io, piccola betulla spoglia, come fosse gennaio.E dopo una notte insonne, malsana, mi alzo in una Milano ancora avvolta dal buio e dall’umidità, gocce di pioggia che si confondono tra il traffico e, gli alberi, i palazzi fermi, mi avvio, tirata a lustro verso le mie dottoresse, che sanno come farmi sentire a casa. Tutte intorno a me, anche la segretaria. “Torna a casa tua Adina, torna a riposare, ci facciamo sentire noi…”Mi fido! So che posso fidarmi, vada come vada. “Ho paura!” ho detto a loro e ai mie angeli, quelli meno vulnerabili in questo momento.  Forse è la prima volta dopo diversi anni. “Chiama quando vuoi, in qualsiasi momento”, “Grazie!” Ora ho bisogno di Silenzio.

Ólafur Arnalds – 3055 Official Music Video

“Non guardare gli uomini piccoli che ti girano attorno, ma guarda l’uomo grande che è in te. Vivi apprezzandoti e fai silenzio. Vedrai che ritroverai la calma e la serenità. In mezzo al rumore non si avvertono né i respiri, né i sospiri delle persone che vi vogliono bene. Fai in modo di non sentire la cattiveria degli uomini, ma di apprezzare la loro bontà.” Romano Battaglia, Il Fiume della Vita

* Lou Reed, Perfect Day

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Una disposizione naturale alla felicità 

Eh, sì. Nelle piccole scene di vita quotidiana sempre possiamo ricavare delle gemme preziose di felicità.  Anche quando inciampiamo di continuo e poi improvvisamente ci ritroviamo sull’argine di un precipizio, ecco che una palla di fuoco si pone dinanzi, è una stella cadente. La stella cometa! Sì. Meraviglia!!! E arrivano i doni portati dai Re Magi: abbracci; baci; coccole; rassicurazioni dalle dottoresse, dagli amici; risate, tante tante tante; spese pagate da loro, perché c’è chi ti ama e per te vuole il meglio. E poi, i giganti e tua madre che se pur lontani ne percepisci il calore della pelle. Tu sei serena perché puoi dire, finalmente,  ad alta voce che: “Potrei morire adesso e sarei felice, perché in questi quattro anni il cancro mi ha cambiata, resa migliore. Ho detto “ti amo” a chi sentivo di dirlo; ho detto “ti voglio bene” a tanti e tante volte; ho detto “bastardo” a mio padre; ho mandato “a quel paese” persone che nuocevano alla mia salute; ho, o, si sono allontanati tutti coloro futili  al percorso di oggi e di domani.  Se allungo il braccio trovo sempre un ramo forte a cui aggrapparmi, piante che  hanno radici profonde.

Grazie, vita!

Ivano Fossati – Settembre

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Storie di cancer e dintorni. Un giorno, a Villa d’Este

era luglio del 2014, oggi come ieri…e sono felice! qualche cicatrice in più, qualche chimica assunta in più, i capelli lunghi, le persone a me care sempre strette. Ora vado. Altro giro di giostra! Olè olè olè

germogliare

villadesteSe pensi che le cose possano andare peggio, tu fermati e lasciati coinvolgere dal sorriso contagioso di chi ti è vicino. Va bene! Benissimissimo. Olè olè olè. Tiè!!! (con gesto figurato)

E poi arriva un’altra possibilità che qualcuno chiama miracolo, ma è solo un’altra possibilità che io chiamo risultato dell’amore condiviso per la vita.

villadeste3

We Were Evergreen – Eighteen // Mahogany Session 

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O tu, cuore, dimmi che mi passa per la testa?

Jessica Harrison, Karen, 2013

“In un modo o nell’altro l’amore ti derubava sempre di qualcosa: una sorgente di equilibrio interiore, un piccolo nocciolo duro di onestà.”

 

 

 

 

 

 

 

 

Jessica Harrison, Mairi, 2010

 

“Imparare a sopravvivere, non importa a costo di quante precauzioni e vigliaccherie, di quali paure e brutti presentimenti, non è la stessa cosa che essere infelici. È troppo interessante.”

Alice Munro, Chi ti credi di essere?

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Siamo nelle mani di burattinai. Voglio le forbici

Tina Modotti, Hands of the puppeteer, Mexico 1926

“Metto troppa arte nella mia vita e di conseguenza non mi rimane molto da dare all’arte.” Tina Modotti

Ph. Flor Garduno, Hoja Elegante 1998

 

 

 

 

 

 

Ci sono donne che per il loro peso intellettivo risultano gravose a sé e alla società.

 

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A mio padre, bastardo!

Nata da quello sperma fecondato nella vagina di mia madre. Padre! Chiamarlo padre non potrei, chiamarlo padre è un’offesa per tutti i padri. Perché un padre è colui che ti sostiene, che si occupa di te, che ti lega a sé come un piccolo albero a un palo per poterlo far crescere dritto. Lui, che sullo stato anagrafico è mio padre, lui no. Mi ha sempre, ripetutamente, sin da piccola: derisa, insultata, maledetta e definita un’incapace. Perché? Non lo so. Ero troppo piccola per potermi dare delle riposte. E. Crescere con questo enorme fardello di perché non è stato facile. Non è facile vivere. Lui, mio padre? Non mi ha mai accettata. È stato un dolore atroce! A volte insostenibile. Ma tant’è che vale la pena vivere, e io ne ho sempre più una gra voglia, che mi bastano le grandi e piccole soddisfazioni dei miei giganti e di coloro che non mi abbandonano mai. L’amore vero è sempre incondizionato. Lo dicevano i nonni. I tuoi genitori. Legati a me. Che tua madre non ha voluto più figli perché tu eri cattivo.

Padre, Tiè! Ma… Vaffanculo!!!

Il mio cancro sei solo tu. Mi sono piegata ma mai spezzata. Sono una guerriera, io, le battaglie, anche le più gravi, ad oggi, le ho sempre vinte. Io, e tu? Tu sei solo… solo un bastardo solo!!!

Con serenità, tua figlia Adina

Ovunque Proteggi -Vinicio Caposella*

*dedicata a nonna Adina e nonno Ernesto

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