Anche se le foto sono in bianco e nero la musica è a colori

Oleksandr Hnatenko

Oleksandr Hnatenko

Non ricordo d’essere stata mai così bene, lucida e serena nell’eguale commistione. Ciò che accade è fuori da me, anche quelle situazioni che riguardano la mia salute, i miei figli, gli affetti più cari e i dolori del mondo. Tutto. Tutti. Oggi no. Me ne occupo ma con il dovuto distacco. Anche l’emozione e la lacrima di commozione se pur spontanee, ho imparato a controllarle. La ricetta? Non nascondo segreti, unicamente “esercizio” al superamento del dolore, alla voglia di sopra_v_vivere. Perché? Permettere a me stessa e a chi mi è vicino di prendere una boccata di ossigeno, quella sensazione di sentirsi come con un dito dal toccare il cielo.

Frida Kahlo

Frida Kahlo

Così è. Oggi. Quelle mancanze, cosiddetti “Bidoni vuoti” li chiamava la mia psicologa, come per magia si sono riempiti da soli, con una sostanza differente dal contenuto originario, diciamo, per semplificare il concetto, che il nuovo è un ibrido, non sarà mai uguale ma il contenitore sarà comunque pieno, e non per adattabilità ma per scelta. Scelta non casuale, qualitativa, quindi, scopro il valore del tempo, come e con chi trascorrerlo, ” free” naturalmente.  Mai prendersi troppo sul serio, detesto le persone che lo fanno, e quando vi sono a contatto, recito la parte che più si adatta al momento. Semplicemente! Cosa non si fa per vivere meglio. Che poi, dipende dai punti di vista, dai parametri di rapporto, ad esempio, per me la felicità può essere “un bicchiere di vino con un panino la felicità” trallallero trallalà come cantavano Romina Power e Al Bano, per qualcun altro viaggiare in Business Class e depositare le proprie membra in Resort a cinque stelle. Simon de Beauvoir, nel libro Memorie di una ragazza perbene, in un dialogo con lei fa dire a Jacques: <offenderesti meno il tuo ambiente se tu fossi più umana, starei per dire, più orgogliosa…> < il segreto della felicità, e il colmo dell’arte, è vivere come tutti pur essendo come nessuno>.

Brassaï, Street Fair, Boulevard St. Jacques, Paris 1931

Brassaï, Street Fair, Boulevard St. Jacques, Paris 1931

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eva Cassidy – True Colors

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Non riuscivo a sostenere i loro sguardi*

Leonard Cohen – Almost Like the Blues

Ho pochi rimpianti nella vita, sicuramente uno è quello di essermi persa nel 2013 l’occasione d’assistere a uno dei concerti in Canada di Mr. Cohen, già molto anziano e sempre più affascinante ed elegante.  Ero lì a pochi chilometri da lui. Sotto il suo cielo e nella sua terra. Emozionata come un’adolescente.  Per una mia stupida incapacità nell’impormi, o, nella sciocca ingenuità che mi avessero organizzato una “SURPRISE” come amano fare alcuni abitanti del luogo. Nulla! Tante scuse per non accompagnarmi e altrettante per far sì che non andassi. Qualche lacrima quella notte e qualche lacrima il giorno che la speranza di poter partecipare a un tuo concerto è svanita. Grazie! Bye bye Mr. Cohen.

*QUASI COME IL BLUES

Ho visto gente morir di fame
Si uccideva, si stuprava
I loro villaggi erano in fiamme
Tentavano di fuggir via

Non riuscivo a sostenere i loro sguardi
Fissavo la punta delle mie scarpe
Era sarcastico, era tragico
Era quasi come il blues*
Era quasi come il blues

Devo morire un po’
Tra un pensiero omicida e l’altro
E quando finisco di pensare
Devo morire molto di più

Si tortura e ci si ammazza
E poi ci sono tutte le mie critiche negative
La guerra, i bambini scomparsi, Signore
E’ quasi come il blues
E’ quasi come il blues

Così lascio che il cuore mi si ghiacci
Per tenerne fuori il marciume
Mio padre dice che sono eletto
Mia madre dice che non lo sono

Ho ascoltato il loro racconto
Sugli zingari e gli ebrei
Era bello, non era noioso
Era quasi come il blues
Era quasi come il blues

Non c’è alcun Dio nei cieli
E non ci sono inferi sotto noi
Tanto dice il grande professore
Di tutto quel che c’è da sapere

Ma ho ricevuto l’invito
Che un peccatore non può rifiutare
Ed è quasi come la salvezza
E’ quasi come il blues
E’ quasi come il blues

Leonard Norman Cohen (21 Settembre 1934 – 7 Novembre 2016)

Famiglia Cohen-Shaar Hashomayim Cemetery in Montreal(GIOVANNI CAPRIOTTI / FOR THE TORONTO STAR)

Famiglia Cohen-Shaar Hashomayim Cemetery in Montreal (Giovanni Capriotti/ FOR THE TORONTO STAR)

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Art. 12 – La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni

 Maddalena Penitente, dalla scuola di Antonio Canova


Maddalena Penitente, dalla scuola di Antonio Canova *

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 

 

Lago di Como, settembre 2016

Lago di Como, settembre 2016

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Palamede, Antonio Canova

Palamede, Antonio Canova **

Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Costituzione italiana

 

*Maddalena Penitente, dalla scuola di Antonio Canova
In una piccola stanza è conservata una copia coeva della Maddalena Penitente di Antonio Canova, anch’essa di proprietà di Sommariva che la acquisì nel 1808 e la collocò nel palazzo di Parigi. L’allestimento evoca quello ideato dal Sommariva che desiderava che questa scultura fosse esposta in penombra, in un piccolo cabinet dalle pareti rivestite di seta grigia e illuminata da una lampada d’alabastro in modo da farne risaltare la delicata sensualità.
**Palamede, Antonio Canova
La scultura ritrae Palamede, figlio di Nauplio, re dell’Eubea, mitico inventore del gioco degli scacchi, dei dadi e di alcune lettere dell’alfabeto greco, nonché scopritore di uno dei più celebri inganni di Ulisse. Il re di Itaca, infatti, quando vide giungere nella sua isola Agamennone, Menelao e lo stesso Palamede, che volevano indurlo a partire per Troia, si finse pazzo, facendosi trovare ad arare con il vomere trainato da un bue e un asino e seminando manciate di sale. Ma Palamede intuì l’inganno, strappò dalle braccia di Penelope il piccolo Telemaco e lo gettò di fronte all’aratro, costringendo Ulisse a fermare gli animali per non uccidere l’unico figlio, dimostrando così di non essere pazzo e di essere quindi in grado di partire per la guerra. Egli tuttavia non dimenticò mai che fu l’intuizione di quel giovane a costringerlo alla partenza e appena ne ebbe l’occasione, ordì un inganno che porto all’ingiusta condanna a morte di Palamede. Il ritratto di questo eroe, caduto in disgrazia a causa delle calunnie di Ulisse, doveva offrire un soggetto particolarmente accattivante per il Sommariva che, destituito dal potere politico che aveva detenuto fino agli inizi dell’Ottocento, volle così farsi credere vittima degli intrighi dei propri nemici. Esposta nello studio romano di Canova nel 1805, la statua cadde a terra, dopo un’inondazione del Tevere, per il cedimento del bilico su cui poggiava, rischiando di travolgere l’artista. Lesionata in diversi punti venne restaurata dallo stesso Canova tra il 1806 e il 1808. Il trasferimento nella villa di Tremezzo avvenne nel 1819; qui venne collocata nella stessa stanza in cui ancora oggi trova posto, con quinte di specchi per esaltarne l’assoluta perfezione formale.

Da: www.villacarlotta.it

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Bisogna avere un caos dentro di sé, per generare una stella danzante*

E poi ci sono quei momenti in cui scopri che sei arrivata a casa, e la casa è  la terra delle tue origini. Ed è come sentire che nasci. Non è  rinascere, ma è  nascere di nuovo. Ti senti libera di uscire allo scoperto, il tuo io lo è. Finalmente la tua anima l’hai accopagnata con serenità, a passeggio per le strade della tua storia,   come avresti fatto con un amico a cui mostri le bellezze di questa terra. Tutto accade in una manciata di giorni. Di tutto accade! Realizzi che hai la forza di vincere veramente ancora tante battaglie, perché  quella che una volta chiamavi “L’armata Brancaleone”ora è  diventato un esercito; ora sai che non devi fuggire; ora sai che quel voler andare via, era solo una non accettazione delle cose che accadevano; ora sai che  in qualsiasi luogo andrai sarai in armonia; ora sai che l’armonia l’hai costruita nella tua terra. 

Buon viaggio alla mia anima vagante. Benvenuta nelle mie origini!

*Fiedrich Nietzsche 

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Leonardo Da Vinci, di pensieri e di vigne

L’uomo ha grande discorso del quale la più parte è vano e falso, li animali l’hanno piccolo ma è utile e vero; e meglio è la piccola certezza che la grande bugia.”

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La penitenza dell’acqua

Trovandosi l’acqua nel superbo mare, suo elemento, le venne voglia di montare sopra l’aria, e confortata dal foco elemento, elevatosi in sottile vapore, quasi parea della sittiglieza dell’aria, e, montato in alto, giunse infra l’aria più sottile e fredda, dove fu abbandonata dal foco. E piccoli granicoli, sendo restretti, già s’uniscano e fannosi pesanti, ove cadendo la super(bia) si converte in fuga, e cade del cielo; onde poi fu bevuta dalla secca terra, dove, lungo incarcerata, fe’ penitenza del suo peccato.”

Il ragno e l grappolo d’uva.

Trovato il ragno uno grappolo d’uve, il quale per la sua dolcezza era molto visitato da ave e diverse qualità di mosche, li parve avere trovato loco molto comodo al suo inganno. E calatosi giù per lo suo stile filo, e entrato nella nova abitazione, lì ogni giorno, facendosi alli spiraculi fatti dalli intervalli de’ grani d’uve, assaltava, come ladrone, i miseri animali, che da lui non si guardavano. E passati alquanti giorni, il vendemmiatore còlta essa uva e messa coll’altre, insieme con quelle fu pigiato. E così l’uva fu laccio e ‘nganno dello ingannatore ragno, come delle ingannate mosche.”

Le foto dell’anteprima sono state scattate presso “La Vigna di Leonardo Da Vinci nel giardino di Casa Degli Antellani” di fronte a Santa Maria Delle Grazie dove c’è il “Cenacolo“. Nel relativo link potete trovare tutte le notizie, è fatto molto bene, e anche l’accoglienza, come il luogo magistralmente tenuto, valgono una visita. Camminare nella storia ed essere immersi nell’ambiente è preferibile!

Dal sito www.vignadileonardo.com : “Leonardo da Vinci si trasferisce a Milano, alla corte di Ludovico il Moro, nel 1482. Sedici anni dopo, nel 1498, Ludovico regala a Leonardo una vigna. Una vigna di forma rettangolare, larga 59 metri e lunga 175 metri, estesa nella direzione dell’attuale via de’ Grassi: una vigna di quasi sedici pertiche, oltre un ettaro di terreno. Parte della vigna di Leonardo si trovava qui, nel perimetro dell’attuale giardino di casa degli Atellani. Leonardo da Vinci muore in Francia, ad Amboise, il 2 maggio 1519. Nel testamento ordina che la sua vigna, mai dimenticata, sia suddivisa in due lotti uguali: l’uno a Giovanbattista Villani, il servitore che l’ha seguito fino alla fine; l’altro all’allievo prediletto, Gian Giacomo Caprotti detto il Salaì. Villani cede il proprio lotto a un monastero; Salaì, che qui aveva costruito una piccola casa, viene ucciso con un colpo di schioppo proprio in questi paraggi, il 19 gennaio 1524. Dopo la sua morte Francesco II Sforza, ultimo duca di Milano, dona il lotto a Giovan Francesco Stampa, un cugino lontano di Barbara Stampa, moglie di un figlio di Giacometto.Sulla Vigna di Leonardo cade l’oblio per quattro secoli, fino ai giorni in cui Portaluppi avvia il cantiere di casa degli Atellani. È in questo periodo che l’architetto Luca Beltrami, grande storico di Leonardo, verifica sugli atti e i documenti rinascimentali la possibile esatta posizione della vigna, proprio in fondo a questo giardino. Ed è in questo periodo che Beltrami identifica e fotografa la vigna di Leonardo e del Salaì, incredibilmente ancora intatta, prima che venga distrutta da un incendio e dalle urgenze dell’urbanistica. In questi ultimi anni la Fondazione Portaluppi e gli attuali proprietari della casa hanno promosso una ricerca intorno al sito della vigna di Leonardo. Scavando nell’area riconosciuta da Beltrami sono stati individuati i camminamenti che regolavano i filari della vigna, seppelliti sotto le macerie dei bombardamenti del 1943. Grazie al materiale organico ritrovato il professor Attilio Scienza, massimo esperto di dna della vite, è riuscito a risalire al dna del vitigno coltivato da Leonardo: la Malvasia di Candia Aromatica. Sulla scorta di questi risultati, in fondo al giardino di Casa degli Atellani, nel luogo in cui la riconobbe Luca Beltrami, nel rispetto del dna identificato del vitigno e secondo i filari originari, nel 2015 è stata ripiantata, ed è rinata, la vigna di Leonardo da Vinci.”

La verità sola fu figliola del tempo.

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Leonardo Da Vinci

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Memorie di un passaggio in una casa di via Pontida

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Interno di Via Pontida

19 maggio, 09:31 a.m., Via Pontida, Milano

I miei occhi l’hanno vista così, quella casa vissuta da tante storie da poterne scrivere pagine e pagine che non basterebbe “Le mille e una notte” per contenerle tutte. Pochi scatti, ripetuti scatti. Non avevo tempo.  Il tempo che non aveva più neanche quella casa per essere abitata da chi l’aveva incollata a strati sulla sua pelle, prosperata nel suo cuore e maturata tra gli accatasti della vita.

Accolta, la mattina presto, assonnata dopo un lungo viaggio, stanca, molto stanca. Salgo al secondo piano ed entro nel mondo delle favole con lei che mi apre la porta. Ridiamo felici nell’abbracciarci. Le streghette si riconoscono sempre. Lì. Le finestre aperte, il sole, i tanti profumi di spezie, di buono, cos’altro non saprei. I colori, le cianfrusaglie, in un apparente disordine ordinato. La tristezza degli scatoloni che nascondevano il contenuto allo sguardo curioso.

Animatamente si mette a preparare la colazione e poi il pranzo, l’ape operaia (dimentica d’essere, ape regina). Ed io che giro per quelle stanze cercando di non spostare l’aria, inseguendo l’essenza del luogo e tenerla per me sola.

Nuovi spazi ci aspettano e non sappiamo dove. Non abbiamo mai cercato accorciatoie. Ma. Sappiamo sorridere anche con due bicchieri di buon vino rosso e una cena frugale, e poi ridere fino a sentirci male per una caduta accidentale dal “palcoscenico” della vita (o chiamasi soppalco).

Ce la faremo anche questa volta. Merda merda merda!!!

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Le foto restano per non far morire la vita

Non credo al caso e questa ne è una conferma. Non dedico più tanto tempo al mio blog e agli altri. Oggi, però avevo la necessità fisica di comunicare un sentimento. Pensavo. E. Ecco…

germogliare

nudità 1991

8:35 p.m.
(La nudità)
Non avevo tue notizie da diversi mesi. Ho aspettato qualche istante prima di decidermi a leggere il tuo sms.
Che strano, non ancora mi abituo alla lontananza da te, mi torna così, immediata, quando ricevo un tuo messaggio, solo in quel momento la lucidità dell’attimo si manifesta.  E la voce? Pensavo di non saperla riconoscere più, invece, qualche giorno fa ho composto uno dei tuoi numeri per errore, pronunciando il nome della persona con cui mi dovevo mettere in contatto, hai risposto tu. Lontana, rauca e scontenta. Sì, la riconosco ancora.
La lontananza, fisicamente può essere determinata da tanti fattori e pesata dal tempo, ma il pensiero segue altre vie e l’anima vive altri tempi.Riguardare un’immagine è un ricordo che prende corposità.  Lì, sotto i nostri occhi si materializza il momento vissuto, torna l’odore che era nell’aria, l’atmosfera della stanza; la densità della luce…

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Dosi di felicità 

La felicità va presa a piccoli bocconi. Tagliate un pezzetto di tempo buono, prendete una forchettina di sana atmosfera, un cucchiaino di giusta volontà e mischiate tutto con l’energia che potete. Sale e pepe o altre spezie a piacere. 

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Legami di sangue. Che Dio sia con voi!

“Di che religione siete?” chiese Alì. “Cristiana?”.

“Stamattina non sono di nessuna religione. Il mio Dio è il Dio dei viandanti. Se si cammina con abbastanza energia, probabilmente non si ha bisogno di nessun altro Dio”.

Bruce Chatwin, In Patagonia

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Silenzio per favore, 24 settembre, V.AR.CO – L’Aquila #savethedate #opening #eventi [#mostre] — Bricolage

Silenzio per favore. 10 +3 x 2 = 26 video d’artista, un unico luogo a cura di Adina Pugliese Incontro: sabato 24 settembre, ore 18:00 @V.AR.CO. verdiartecontemporanea, L’Aquila La Fondazione ARIA sempre attenta a promuovere l’arte contemporanea in Abruzzo, ha organizzato la seconda edizione di Silenzio per favore, la rassegna di videoarte itinerante che […]

via Silenzio per favore, 24 settembre, V.AR.CO – L’Aquila #savethedate #opening #eventi [#mostre] — Bricolage

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