Avere-Essere-Tolleranza: tre in uno

Ilya & Emilia Kabakov, The Ship of Tolerance, 2013, Dumbo Art Festival N.Y.

Nella lingua Swahili non esiste il verbo “avere”, esiste solo il verbo “essere”: essere per, essere con, essere insieme a , essere in compagnia di, essere amato da…Per la maggior parte dei Tanzanesi il senso dell’esistenza sta nel condividere con il gruppo, tutto il resto viene di conseguenza.

Ilya Kabakov, The Ball, 2017 Kistefos Museum, No.

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Leggera, proprio così…come in questo disegno. Altalene

Sarà sempre così? Questa impossibilità di trovare la certezza di uno stato d’animo, di una fase, di un umore, mai. Siamo tutti seduti su delle altalene.
(Anaïs Nin)

Adina Pugliese, Come Volare (come Iulia), acrilico, grafite e carboncino, 2018

Avanti e indietro sull’altalena, un
spingo le braccia, le gambe e la schiena,guardo il mondo che fa su e giù,prima è qua poi non c’è più.

Come una palla che fa il rimpallo
sembro la mazza del mazzacavallo,
posso toccare il cielo con la mano,
che da qui non è lontano…

Vola su e giù, spingi a tutta lena,
fai avanti e indietro sopra l’altalena.
Seduto sul sedile barcollar potrai,
molto forte o piano non importa dai.
Muovi le tue braccia, le tue gambe e la tua schiena,
ondeggiando dolcemente sopra un’altalena.

Soffia il vento e ho i capelli mossi,
senza far trucchi o saltafossi,
ciondolando un po’ di qual e di là,
il mondo non si vuol fermar.

Sembro un ago di sfigmomanometro,
oscillo in avanti poi vado all’indietro,
dolcemente è bello altalenar,
come una piuma mi lascio cullar.

Avanza e torna indietro, spingi a più non posso,
non scattare foto, esce tutto mosso.
E poi lo scoprirai, che il cielo si rasserena,
mentre dondoli felice sull’altalena.
Muovi le tue braccia, le tue gambe e la tua schiena,
ondeggiando dolcemente sopra un’altalena.

(Filastrocca, L’Altalena)

Adina Pugliese, Come Volare (come Iulia), 2018; Altalene, china, 1999

Per ogni Giovanna d’Arco c’è un Hitler appollaiato dall’altra estremità dell’altalena. La vecchia storia del bene e del male.
(Charles Bukowski)

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Il mio personale albero genealogico

“L’unica maniera che abbiamo di restituire qualcosa a questo mondo è continuare a fare ordine dentro di noi.”

“A mano a mano che ci prendiamo cura di una pianta, che veniamo a stretto contatto con lei, diventiamo suoi amici e ci promette che, all’occorrenza, ci darà un po’ della sua forza.”

Banana Yoskimoto, Another World

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Quel che resta di noi. Storie di donne, figli e arte. Iulia Ghiţa

Alle madri, anche quelle che lo sono solo con lo spirito. Alla generatrici di ogni bene. Ripropongo questo post…

https://wp.me/p20deI-1K9Em

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Canada, in Quebec i medici protestano contro lʼaumento del salario

Cose dell’altro Mondo! È menomale che al Mondo esistono persone che hanno una consapevolezza della realtà.

9 marzo 2018

In 700 hanno firmato una petizione per chiedere al governo di usare quei soldi per ridistribuire le risorse alla sanità pubblica e garantire un buon servizio e cure adeguate a chi ne ha bisogno

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/canada-in-quebec-i-medici-protestano-contro-l-aumento-del-salario_3127453-201802a.shtml

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Stato. Italia. Breve riordino di memoria

Luigi Ghirri, Argine Agosta Comacchio, 1989 – da Il profilo delle nuvole (1980-1992)

E. Mio figlio, il gigante grande ha lasciato l’Italia poco più di tre anni fa, laureato, da subito ha cominciato a fare qualsiasi lavoro e da pochi giorni è in una grande multinazionale. Non amava questa Italia disordinata ma amava e ama la sua famiglia, la sua casa qui. Due o tre anni prima di partire per la Nazione dove si è stabilito, era solito andare per le vacanze oltre oceano dagli zii. Al ritorno lo trovavo sempre più appagato e sereno, felice. Dopo il diploma mi disse che voleva lasciare l’Italia, anche solo per lavorare. “Perché?”, “Perché altrove la gente sorride, nei locali ti salutano, chiacchierano facilmente, qui no, la gente è triste, arrabbiata.” E. Mio figlio il gigante piccolo, che piccolo non è più, sta organizzando la sua vita per partire a breve, per ora sarà un sopralluogo. Dovrei essere triste. No! Sono orgogliosa di questi giovani che non voglio vendersi a ricatti, essere sfruttati, e chiedono il meglio a costo di grandi sacrifici. Magari un giorno torneranno per aiutare chi resta e riesce a riportare l’Italia alla superficie.

“O studianti, studiate le matematiche, e non edificate sanza fondamenti.” Leonardo Da Vinci, 1452-1519, ingegnere, pittore, scienziato

“Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi.” Rita Levi Montalcini, 1909-2012, neurologa, senatrice, premio Nobel

“È sempre la storia di Socrate, di Cristo e di Colombo! Ed il mondo rimane sempre preda delle miserabili nullità che lo sanno ingannare.” Giuseppe Garibaldi, 1807-1882, generale, patriota, condottiero, scrittore

“Sono figlio della libertà, e a lei devo tutto ciò che sono.” (Epigrafe sulla sua tomba) Camillo Benso, conte di Cavour, 1810-1861, politico, imprenditore

“Vogliamo la patria, la patria una e rapidamente. Possiamo cedere su tutto; su questo no. Potete, sapete darcela?” Giuseppe Mazzini, 1883-1961, patriota, politico, giornalista

“L’Islam è il Corano. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani.” Oriana Fallaci, 1929-2006, scrittrice, giornalista

“Giulio Moneta [dal balcone, in manette, mentre viene arrestato dagli uomini della Direzione Investigativa Antimafia]: Ad esser sinceri, Catellani da qualche anno è un po’ carente sui tessuti pettinati. Per me, il miglior sarto di Roma resta Rebecchi.

Jep Gambardella: Ma lei chi è?

Giulio Moneta: Un uomo laborioso. Uno che mentre lei trascorre il tempo a fare l’artista… e a divertirsi con gli amici, fa andare avanti il Paese. Io, faccio andare avanti questo Paese, ma molti ancora non lo hanno capito.

Jep Gambardella: Ma ti rendi conto, Dadina? Il mio vicino di casa era Giulio Moneta, uno dei dieci latitanti più ricercati del mondo, ed io mai accorto di nulla.” Jep è Toni Servillo in La Grande Bellezza, regia di Paolo Sorrentino 2013

“La stirpe non fa le singulari persone nobili,
ma le singulari persone fanno nobile la stirpe.” Dante Alighieri, 1265-1321, poeta, scrittore, politico

“La scarsa considerazione che la nostra classe politica e in particolare quella più recente riserva all’istruzione, all’università e alla ricerca è la conseguenza del basso livello culturale della gran maggioranza degli eletti in Parlamento.” Margherita Hack, 1922-2013, scenziata, astrofisica

“Nun c’è niente de più bello de na persona in rinascita. Quanno s’ariarza dopo na caduta, dopo na tempesta e ritorna più forte e bella de prima. Con qualche cicatrice in più ner core sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno, anche solo co un sorriso.” Anna Magnani, 1908-1973, attrice, premio Oscar

“Gli italiani si governano da soli.” Alberto Sordi, 1920-2003, attore, compositore, regista

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Che le nuvole portino acqua per lavare questo stato

La pioggia, le lacrime, il freddo fuori e dentro; i pedoni a coprisi, incappucciati o sotto l’ombrello; gli automobilisti che fremono anche da fermi, con i tergicristalli che vanno a destra e sinistra. Le pozzanghere che fanno da specchio al grigio dei palazzi ai manifesti affissi, ai toni della natura, invernali. I colori:rosso, giallo verde; quelli dei semafori, pochi quelli ancora rimasti.

Era aprile del 2011 e ascoltavo questa poesia di Fabrizio de Andrè. Oggi ritorna, è ancora pioggia e nuvole

viaVoglia di pioggia

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La felicità è dietro l’angolo, basta saper aspettare. Gràzie assàje

I’ nun m’arricordo cchiù

si stevemo bbuono

tanta storie tutte ‘nzieme

nun se ponno fa’

stevemo troppo fora

e so’ parole o è fantasia

oppure chesta è ‘nata via

I’ nun m’arricordo cchiù

si stevemo bbuono

c’a paura ‘e ghì a scola

o ‘e suppurtà

‘a gente dint’a quatt’mura

e so’ parole o è fantasia

o sto cagnanno ‘o ssaje pur’io

Gesù Gesù

come si cambia èvero

e poi non te ne accorgi più

Gesù Gesù cresciuto in questo cielo

con niente da cambiare

chi t’ha ditto ca è accus

chi t’ha ditto ca è sicuro

ca ce sentimmo sule

I’ nun m’arricordo cchiù si stevemo bbuono

cu ll’addore d’o ccafè pe tutt’a casa

‘e ssaje ancora nun m’è passato

e so’ parole o è fantasia

oppure chesta è ‘a vita mia

Gesù Gesù

come si cambia èvero

e poi non te ne accorgi più

Gesù Gesù

cresciuto in questo cielo

con niente da cambiare

chi t’ha ditto ca è accussì

chi t’ha ditto ca è sicuro

ca ce sentimmo sule

ca nun parlammo cchiù

si ‘o vvuò sapè

sta luna è fummo

è fummo e niente cchiù

Gesù Gesù – Pino Daniele

P.s. A Napoli i sogni si possono anche realizzare.

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Cosa avevo più da perdere?

Ci sono persone che pur lasciandoci continuano a esistere dentro di noi e nell’aria che respiriamo. E poi, quelli che pur girando intorno a noi esistono dissolvendosi.

Robin Isley

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24 ore in cui gioire è stato come morire

ida milanesi

Alla dott.ssa Ida Maddalena Milanesi

11:50, 24 gennaio 2018, Istituto Carlo Besta, Milano

Ci sono luoghi dell’attesa in cui il tempo pare scorrere molto meno lentamente che altrove, sono luoghi questi in cui i pensieri si fanno più tristi e la speranza è spesso quella cercata con entrambe le mani. Questi luoghi, che diventano casa anche per pochi giorni e o ore, piacevoli e trasmissibili di serenità è fondamentale per i pazienti e i familiari. L’armonia è fondamentale per la crescita energetica che rigenera.

La sala d’attesa piena di gente, come sempre, tutti estremamente composti, con visi seri ma nessuno che lasci trapelare disperazione, qualcuno chiacchiera e sorride anche; quanto fa l’atmosfera del luogo, composto dall’energia della gente che ci passa, vive. Qui dove il dolore è di casa, vige un decoro che alla sala d’attesa di un dentista gli fa un baffo. Seduta come gli altri, ma con un sorriso ebete stampato in faccia. Mi perdevo nei miei pensieri a fantasticare, pensando che ero a casa, sì, lo dicevo sempre alle mie dottoresse: “Quando arrivo a Milano, specie in questa zona, sono felice perché qui ci siete voi e siamo più vicine. Anche quando le cose andavano male, le lesioni si ripetevano attive, io ero serena. L’ho sempre detto che il cancro mi ha regalato nuova vita, mi ha permesso di venire a Milano, e così faccio le passeggiate, vado a teatro, vedo gli amici. Grazie cancro! E da qualche anno soggiorno in un albergo nei dintorni dell’istituto, alla giusta distanza per fare due passi”. Intanto la gente si alza entra, sta un po’ ed esce, chi con aria più seria e chi più luminosa, vanno, io guardo e aspetto il mio turno, leggera.

N.213. “Adina, come sta?”, la sua voce dolce e serena, di chi ti aspetta e ti accoglie con affetto, “Benissimo, dottoressa!”, rispondo con voce allegra, volevo, prima che mi vedesse in viso le arrivasse la mia positività. Sapeva che ero dietro la porta. Non ero ancora entrata ma con la mano sulla maniglia. Perché lei “conosceva” i suoi pazienti, anche se a testa bassa mentre smistava le sue carte, sapeva che c’ero. Mi avvicino alla modesta scrivania, nel modesto ambulatorio, tutti gli accessori sono modesti al Besta, solo le teste e la tecnologia sono all’avanguardia e d’eccellenza. Allora, mi avvicino, lei alza la testa, cercando di leggermi dentro. Mette il dischetto nel computer, sta un po’ a studiarlo, mi guarda con un ampio sorriso, si alza felice muovendosi con un nervosismo di chi: WOW!!! Ballando mambo. Doppio WOW!!! Ma lei si contiene, è una signora dottoressa. “Per ora le cose vanno bene, Adina, possiamo vederci tra 4/5 mesi”, mi guarda con tanta dolcezza, come una madre, una zia. Io le dico con un’espressione ruffiana: “Ma il dottor X (Neuromed), quando ha fatto il referto davanti a me, e mi ha accennato che la lesione è regredita e altre nuove non ce ne sono, ho chiesto, quando, secondo lui avrei dovuto ripetere l’esame, mi ha detto -6 mesi, ma sta alla dottoressa che conosce meglio il suo stato-“. Lei, ascoltandomi attentamente, mi rivolge uno sguardo dolce e sorride, guarda l’agenda e con aria perplessa: “Dovremmo rivederci a giugno, ma ho tanti impegni, tantissimi pazienti da vedere, e poi l’ultima settimana di giugno sarò via”, mi guarda ancora dentro, come a leggere il futuro. “Facciamo così, Adina, poiché la situazione non presenta una probabile allerta, facciamo che a giugno farà l’esame e poi ci vediamo la prima settimana di luglio, così ho più tempo”, perché lei conosceva i suoi pazienti. Il sorriso la faceva ancora più bella! Ricambio il sorriso provando a trasmetterle tutta la mia felice energia. Esco, torno dentro con la testa, lei aveva riabbassato la sua sulla scrivania, “Dottoressa, comunque faccio sempre Pubblicità Progresso al Besta, e specialmente a lei”, ”Adina, sempre speciale…”. Sorriso a sorriso.

Vado in reparto a salutare un’altra dottoressa, e mi chiede: “Cosa ha detto la Milanesi?”, “Era felice, saltava per la gioia. Accidenti, non ho avuto la faccia per chiederle una foto per il mio diario, è sempre così a modo! Però quando torno a luglio glielo chiedo, mi faccio coraggio.” C’era un sole luminoso e caldo.

25 gennaio, avevo un’altra visita, la dottoressa mi chiede: “Cosa ha detto la Milanesi?”, “Era felice, saltellava”, “Lo immagino, lei tratta i pazienti come familiari. E poi, questa è una vittoria anche per lei”. Pioveva era grigio. Nell’ora in cui la dottoressa Milanesi moriva o era già morta, ero lì, non sapevamo nulla, e la vita nel suo reparto, nel suo ospedale continuava a scorrere come sempre.

26 gennaio, allo IEO. Dovevo incontrare la mia oncologa per riferirle la bella notizia, dopo cinque anni finalmente potevo respirare cinque mesi, invece ero da lei con un vuoto dentro che neanche quando mi hanno detto che avevo il cancro o le metastasi. “No, non sto male per me, so che al Besta ci sono altri medici bravi, è che lei era carismatica, penso a tutti quei pazienti che ho visto passare davanti a me, penso alla famiglia, ai colleghi”, “lo so Adina, lo so ma pensa che con te lei è morta felice del successo ottenuto”. “Non mi consola!”. E pioveva.

27 gennaio, 09:20, Besta. Eravamo già tre persone a chiedere al portiere se avessero organizzato qualche iniziativa per la dottoressa Milanesi, e ci asciugavamo le lacrime, ognuno nel suo proprio silenzio.

Con il cuore sono vicina alla famiglia, alla figlia, a tutti quelli che lavoravano al suo fianco, a tutti coloro di cui si è presa cura. Ha lasciato un vuoto come una voragine.

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