La molto difficile ricerca*

ricerca_ph.adinapugliese (1)Memoria. Memoria e riproduzione. E naturalmente, sogni. Che cos’è essere svegli se non interpretare i nostri sogni, e che cos’è sognare se non interpretare la nostra veglia? Il cerchio dei cerchi? Sogni, sì? No? Sì.[…]Qualcuno mi dica se sto incasinando tutto.”

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“Con questi cambiamenti, ho fiducia che la seconda parte della storia sia perfetta.”

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“ Faccio questo sogno tutte le notti. Anche quando l’indomani mattina non me lo ricordo. So che c’è stato, come l’avvallamento lasciato dalla testa dell’amante sul cuscino accanto dopo che se n’è andata.”

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“E’ così che facevo con l’eroe mentre perseveravamo nel viaggiare. Era come se gli stessi annunciando:<Lo troveremo. Lo troveremo>. Io lo ingannavo e sono sicuro che lui era contento di essere ingannato. Così abbiamo pitturato altri cerchi per le strade.”

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In casa tutti sono a letto tranne che me. Sto scrivendo questo alla luminosità della televisione, e mi dispiace tanto se adesso è difficile da leggere, […] Sono al completo della felicità, ed è questo che devo fare e che farò. Tu mi capisci? Camminerò senza far rumore, e aprirò la porta nel buio e”

*Jonathan Safran Foer,Ogni cosa è illuminata

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Silenzio per favore. 10 video d’artista attraversano l’Abruzzo (seconda edizione)

Oh Bunny_Wania_Castronovo

 

 

 

 

 

 

 

 

A volte, ritornano! semini semini semini e ti pare di raccogliere poco o nulla, e allora ti chiedi dove hai sbagliato. Poi, all’improvviso sembra che ciò che pensavi andato, pestato, disperso, marcito, beccato dagli uccelli rapaci, ecco, fruttifera che neanche tu te ne accorgi. E non importa se l’entusiasmo si sia affievolito. Ritorna,  pur per brevi istanti, ritorna.

Salicus_viola_acciaretti

 

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a cura di Adina Pugliese

Luglio – Settembre 2016

Artisti: Viola Acciaretti, Wania Castronovo, Alberto Costanzo, Michela Depetris, Giovanni Paolo Fedele, Valerio Sammartino, Carlotta Scognamiglio, Elena Tortia, Ximan Wang, Nicola Zucaro

Sii breve, che un discorso lungo non può mai dar piacere.

Don Chisciotte della Mancia – Miguel De Cervantes

 

La Fondazione ARIA promuove e organizza la seconda edizione di Silenzio per favore, una rassegna di videoarte che si svolge sul territorio abruzzese e che presenta alcuni tra i più interessanti giovani artisti italiani, la cui ricerca si svolge principalmente in ambito video.

Lo scopo del progetto ha più finalità: promuovere la ricerca artistica delle giovani generazioni, dando loro un’occasione per esporre il loro lavoro; consentire al pubblico di conoscere le più attuali tendenze dell’arte contemporanea; creare un nuovo itinerario turistico, in sinergia con chi ospita l’evento.

Nelle giornate di settembre, dal 1 al 4 ed il 24, si avranno gli incontri della rassegna, durante i quali il mondo dell’arte, in maniera informale e familiare, inviterà il pubblico ad interagire con esso: Lanciano (CH), Ortona (CH), Roccascalegna (CH), Vasto (CH). La rassegna si concluderà con un evento extra, una tappa fuori percorso, presso V.AR.CO., spazio espositivo (AQ), nel quale verranno presentati i lavori di entrambe le edizioni.

In concomitanza con la rassegna, è stato istituito un bando rivolto ad artisti under 35 (deadline 31.08.16). La giuria, presieduta da Cecilia Casorati (Direttrice artistica – Fondazione Aria), e composta da: Andrea Panarelli (V.AR.CO., L’Aquila), Claudio Libero Pisano (Direttore CIAC, Castello Colonna Genazzano), Adina Pugliese (curatrice della rassegna), Sabrina Vedovotto (critico d’arte e curatrice indipendente), sceglierà tre vincitori che avranno la possibilità di partecipare alla serata finale (Palazzo D’Avalos) e poi prendere parte ad una mostra (V.AR.CO.).

Proiezioni visitabili relativamente alla disponibilità delle location: 24 luglio – 4 settembre, provincia di Chieti; 19 – 30 settembre, L’Aquila

Info: www.fondazionearia.it/silenzioperfavore@fondazionearia.it

Comunicato stampa

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Resilienza, residenza d’artista a Ripattoni. Storie di dolori e rinascite

11:45 a.m. , 25 luglio

Giovanni Paolo Fedele - Seme

Giovanni Paolo Fedele – Seme

Mi sono svegliata con un sorriso e un’energia che sapevo di avere, una volta, ma che pensavo d’aver perso nel bosco, a tratti ombroso, di questi ultimi mesi, anni. Resilienza, chi mi conosce sa quanto amo giocare con le parole, però, giuro che mai come in questo caso la definizione fu più azzeccata. Ogni suo più remoto significato, in questa esperienza di residenza artistica si è rivelato. 4, il numero dei performer, con dentro il suo senso numerico è quasi prevalso per mettersi in competizione con la parola scelta per fare da titolo all’evento, una lotta ad armi pari. Ne siamo usciti tutti vincitori.

 Federica Peyrolo e Lucia Bricco - caduto sarei giù sanz’esser urto

Federica Peyrolo e Lucia Bricco –
caduto sarei giù sanz’esser urto

Ci sono delle cose, persone, che diciamo, “non dimenticheremo mai” e poi invece le omettiamo automaticamente, senza neanche accorgercene. Questi giorni fatti di un vissuto inteso non li dimenticherò mai! Non entro nei particolari, vi riporto il testo del progetto e le didascalie degli artisti e le immagini, poche per raccontarvi così tanta storia. I lavori sono stati prodotti per questa occasione.

 

 

In condivisione, un grazie speciale a: Pina Manente che ha voluto questo lavoro; Francesca Lilli che mi ha supportato e sopportata; Dario Agati assistente dell’assistente; gli artisti che hanno messo anima e corpo, senza metafora; gli organizzatori e la gente del paese.

Resilienza

Mettiamo un piccolo borgo, bello, dove c’è una piccola comunità unita; mettiamo dei giovani artisti che credono in quello che fanno; mettiamo ci sono persone anticonvenzionali che voglio rendere possibile l’impossibile, provarci almeno. Ecco, penso alla parola “resilienza”. Vuol dire essere disposti al cambiamento quando diviene necessario, è la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi; autoripararsi dopo un danno, è affrontare e superare un evento traumatico. Di conseguenza penso al numero 4, numero dell’attuazione e dell’azione: Terra, aria, acqua e fuoco; i pilastri che reggono una casa; il simbolo del nostro pianeta e degli esseri viventi; l’influenza che crea, nella capacità di vivere il quotidiano e coinvolgere le persone in modo attivo.4 nella Cabala è Daleth, significa Porta, processo evolutivo che va oltre la ricerca di se stessi, senza essere plagiati dal proprio ego. Come vedere, pur non vedendo, non più solo metafora del guardare oltre, si realizza così, attraverso il lavoro delle performance che gli artisti, Lucia Bricco, Federica Peyrolo, Giovanni Paolo Fedele, Aile Cai, attuano con il portare a socializzare e conoscere l’arte contemporanea, nelle strade e tra la gente.

 

Federica Peyrolo, PESO FORMA. Una rudimentale bilancia che attraverso il suo semplice e geniale meccanismo porta in sé una tensione, svariati attimi di resilienza dove esiste un punto d’incontro tra verticalità e orizzonte. Un sistema dove il peso è in relazione con il tempo e lo spazio in cui il performer è osservatore al servizio dell’azione e alla ricerca di quel punto di equilibrio che è il peso esatto, quindi l’esistenza e l’energia della massa.

Aile Cai, Il Capitolo 43 nel “Daodejing “(daorismo). La sostanza più morbida al mondo si schianta e supera la più dura; ciò che non ha esistenza (materiale) penetra dove non vi sono crepe. Il fuoco come un elemento morbido. La fiamma che esiste ma non possiamo prenderla. Le cose che rispetto al fuoco sarebbero  dure ,ma si avvolgono ad esso, come qualunque cosa vi si avvicini. Il fuoco è morbido, ma può distruggere tutto.

Lucia Bricco, Crisis. “Crisis” nel suo valore etimologico indica un istante che separa una maniera di essere da un’altra, ad essa differente; subitaneo cambiamento nel corso di una malattia, da cui si decide la guarigione o la morte; stato di un uomo, spinto da vive passioni, istante nel quale egli sta per prendere una grave decisione; sospensione nella regolarità del movimento di scambio. La performance si definisce come un trittico d’immagini che si muovono sottilmente. Ogni immagine è indipendente ma tutte sono mosse dalla ricerca di un qualcosa, da un’incertezza tentennante, dall’osare verso una nuova e sconosciuta direzione.

Giovanni Paolo Fedele. Seme. Dalla separazione del duo al volo del singolo, passando per l’imposizione di forza dell’inaspettatezza che, tormentata come il vento d’autunno, scardina la decisione del singolo portandolo alla scoperta di un orizzonte fluido, rivelando così il futuro di un percorso caduce, leggero. L’azione performativa riflette sulla possibilità che non sempre le cose vanno come si spera, la tematica della resilienza viene qui trattata lavorando sull’altra faccia della medaglia, sull’applicazione della sua positività in momenti più difficili.

 Federica Peyrolo e Lucia Bricco, caduto sarei giù sanz’esser urto. La performance Caduto sarei giù sanz’esser urto prende il suo nome dal XXVI canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante, il canto di Ulisse: un elogio all’istabilità perpetua come inevitabile misurazione di se stessi rispetto al mondo. Due corpi diventano unico peso di un pendolo umano in cui la caduta si trasforma nello scandire del tempo. La resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento. Nell’azione performativa l’adattarsi è letteralmente il prendere la forma del tempo, vivendo così ogni suo cambiamento. L’azione prevede un’oscillazione perpendicolare alla strada della città. Questo dondolio determinerà il ritmo delle parole che le performer pronunceranno leggendo il ventiseiesimo canto dell’Inferno. L’unione dei due corpi crea una massa più incerta ma più grave.

[…]

ma misi me per l’alto mare aperto 

sol con un legno e con quella compagna 

picciola da la qual non fui diserto.    

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Mostrami la cartina*

Mi trovavo come un relitto in mezzo al mare, alla deriva, non riuscivo a trovare l’orizzonte a cui affidare le mie speranze. Erano giorni, settimane e forse mesi anche, non ricordo (da diverso tempo ho problemi con la memoria), quel giorno decisi che avrei spolverato i ricordi e l’amore che mi legava alla pittura.

Ho cazzeggiato per un po’, poi non avendo più scuse ho organizzato il rito della preparazione; controllato i colori (diversi barattoli, buttati, il colore si era solidificato, qualcuno ammuffito e altri con crepe), i pennelli, gli stracci, i contenitori per l’acqua. Le tele bianche, nude. Il tavolo, la postazione ideale per la luce. Il giardino chiamava, il tavolo era lì che mi accoglieva. Un leggero vento faceva smuovere i rami con le foglie della grande quercia. Sì, dopo due anni ho ripreso a sporcarmi con i colori, e ho visto l’orizzonte. Timidamente. Non so se verso l’uno o l’altro.

*Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata

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Sulla salvezza, parlando di film

Nella frescura della mia casa passo del tempo a guardare film, perché ciò che c’è fuori, molto spesso non mi piace più. Questi sono alcuni, tutti belli, vale la pena dedicarci del tempo. In “Dio esiste e vive a Bruxelles” c’è la figlia di Dio, colei che guiderà la madre alla salvezza del mondo, sa ascoltare la musica che definisce ogni persona. Tanti i riferimenti all’arte contemporanea, anche qui si cammina sull’acqua, ma non è Christo, è Ea, la sorella di Gesù. “Elling” “scrittore underground” e Kjell Bjarne sono due malati psichiatrici amici inseparabili, il governo norvegese li rintroduce nella vita cittadina affittandogli una casa. La poesia per uno e l’amore di una donna per l’altro, li conducono alla salvezza. “La bellezza del somaro” è la fotografia della famiglia medio borghese tipica italiana. Il film in sé è ricco di luoghi comuni, ma proprio per lo spessore degli attori e la sceneggiatura di Margaret Mazzantini, qualche punto se lo aggiudica, la famiglia si salva. Nei tre vi troverete dentro di tutto ciò che è oggi l’umanità: un po’ tragedia; un po’ commedia; tanto grottesca. Eh sì, li ho guardati attentamente, cercando di ricordare le battute, veri e propri aforismi, il più delle volte. Bravi gli attori e bella la fotografia.

Dio esiste e vive a Bruxelles – 2015 – diretto da Jaco Van Dormael 

“Dio si annoiava, per questo creò Bruxelles”

Prete: “Dio ci dice: ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’.”

Dio: “Mai detta una cosa simile.”

Prete: “Come?”

Dio: “Non l’ho mai detta.”

 

Elling – 2001 – diretto da  Petter Næss 

Elling: “Alcuni sciano da soli verso il polo nord mentre io devo raccogliere tutto il mio coraggio per attraversare la sala di un ristorante e andare al gabinetto.”

“Sfido che ci siano stati dei malintesi, se la mia poesia e il mio stesso linguaggio erano nascosti dentro di me.”

“Che senso ha avere un appartamento se poi bisogna uscirne in continuazione?”

 

La bellezza del somaro – 2010 – diretto da Sergio Castellitto

“Se mio padre mi avesse dato uno schiaffo mi sarei attaccata al suo collo… ma forse sarebbe stato l’unico momento di contatto tra di noi.”

Armando: “Io sono conoscitore del cuore non come muscolo ma come pianeta…”

 

 

 

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Alla ricerca di un risultato che chiarisca i miei quesiti

 

piedi in acqua a.p.(3)

Da piccola sognavo di fare il cantastorie (tra le tante cose). Giuro! Pubblicare dei pensieri o segni, trasmetterli, con la musicalità delle parole e della punteggiatura, non è come fa il cantastorie?

piedi in acqua a.p. (2)

Ho imparato a camminare: da allora mi lascio correre”

“Scrivere col piede.

Io scrivo solo con la mano: anche il piede vuol essere sempre scrivano.

Sicuro, libero e audace, mi accompagna correndo ora sul campo, ora sul foglio bianco.”

Divieni ciò che sei, Pensieri sul coraggio di essere se  stessi. Friedrich Nietzsche

piedi in acqua a.p. (1)

 

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Siate seri, siate passionali, svegliatevi!*

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“La coscienza è molto più della scheggia, è il pugnale nella carne.” Emil Cioran

Ottobre 2015, Milano, dentro una stanza d’ospedale (Istituto Neurologico Carlo Besta), sprofondata in un letto, mentre mi sveglio dall’anestesia, ritrovo due streghette a farmi sorridere (canzonavano, però, avevano imposto i propri muscoli del volto, ma dagli occhi leggevo il dolore e la preoccupazione). Dicono: “Facciamo un viaggio, appena starai meglio, a breve, in un luogo magico, dove nessuna di noi è mai stata.” L’entusiasmo! La realtà. Eravamo tre disperate, come tante donne che si caricano tutto il peso del mondo sulle proprie spalle, con pochi spiccioli ma che riescono sempre a salvare capre e cavoli. Saltellano tra impicci e imprevisti, le incontri per strada e non penseresti mai com’è complicata tenere quella maschera. Ma l’animo no, so’ generose, amano la loro causa, perché credono nei legami eterni.

“Un giudizio, disse Nicky, è un grido di impotenza. Quando non si può far niente per cambiare una situazione, cosa resta se non giudicarla?” Susan Sontag

Marzo 2016, Lanciano, Chieti, dentro il reparto oncologico (Ospedale Floraspe Renzetti), al mio arrivo, trovo i medici e gli infermieri che mi salutano con una certa allegria, era un po’ di più della normale serenità che sanno donare. Bah! Mi dico. Non so! Poi, seduta su una poltrona, mentre faccio la mia solita flebo per le ossa, mi si avvicinano e si congratulano con me, perché quel giorno finivo il ciclo di due anni di terapia. Io, un po’ incredula, chiedo la certezza, perché pensavo fosse la penultima (e questo già bastava per sentirmi più leggera). Dico: ” L’ultima, oggi, proprio oggi.” Rispondono: “Sì! Perché vorresti continuare? Hai paura di sentire la nostra mancanza? Ma non preoccuparti, resta che verrai una volta ogni 21 giorni.” Con un sorriso simpatico e sarcastico. “Devi festeggiare!” Esco, avviso le streghette e dopo due ore ho i biglietti per Parigi.

“Ciò che non abbiamo osato, abbiamo certamente perduto.” Oscar Wilde

Maggio (fine maggio) 2016, Parigi. Sedute selle poltrone dell’aereo, sembravamo tre ragazzine in gita scolastica, così è continuato e abbiamo: molte volte, riso; a volte, assorte nei nostri intimi pensieri; qualche volta messo il broncio; fatto nostra la città contro ogni intemperia, nulla ci ha fermato. E. Sapevo di potermi appoggiare a loro anche con un semplice sguardo. Così il nostro soggiorno parigino è stato un correre come a cercare l’Arca di Noè. Ogni tanto spuntavamo in superficie, come talpe, solo per buttare un occhio e farci un selfie, da tenere come diario personale o condividere con chi fino ad oggi non mi ha mai fatto sentire sola. Ho chiesto loro di regalarmi un giorno, per portare un fiore, un biglietto o un semplice saluto a persone a me care. Strana richiesta la mia, e le ringrazio ancora, perché andare per cimiteri e non per musei è stato un atto di grande amore.

*Susan Sontag

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una delusione può evolversi, spiccare il volo e divenire motivo d’orgoglio

Mi è tornato in mente poco fa, era giugno, casualità! Commentavo su fb un link postato da Amalia Temperini (qui come Bricolage https://amaliatemperini.com/), su la “Biblioteca Vivente Bologna). Io ne avevo avuto testimonianza di già esistenti dal 2000 nei paesi del nord Europa. Questo esempio rafforzava la mia tristezza/delusione da italiana che ama la sua nazione, di arrivare però sempre o forse spesso, “dopo”, nei traguardi culturali ed etici. Saluti!

germogliare

Robert & Shana ParkeHarrison-

un post privato

I esempio

D.- …ti mando un mio pensiero sul tuo lavoro. Lo mando adesso, ancor prima che M. ti incontri. Sì, sono anche gelosa del fatto che M. possa rivederti prima di me. Questo, ovviamente, è solo perchè avrei tante cose da dirti e da voler ascoltare. Cose finalmente non scontate… così come il tuo” lavoro” o il tuo quadro, forse meglio riuscito. Ma non sono brava con l’email. Comunque, lo trovo scorrevole e ben scritto… per quanto valga il mio modesto parere letterario. Invece, lo trovo assolutamente lucido, completo e… leggero come una tela sulla quali hai tracciato le tue cromie e le hai innalzate, con rigorose sfumature e tonalità, alla saturazione totale. mi piace… Non so se sarà un successo, te lo auguro ….ma è come svelare al non vedente l’armonia dell’alba e del tramonto all’unisono. baci D.

II esempio

L.- Agli occhi del management aziendale…

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Torino e un intervento semineriale all’Albertina. Bella Torino!

Accoglienza: io e Laura

Accoglienza: io e Laura

Mi trovavo a Torino, dopo quasi 30 anni, per un intervento seminariale all’Accademia Albetrina delle Belle Arti, “Zeitgeist, cinque incontri sui beni artistici nello spirito del nostro tempo”.  Di questa città avevo conservato un ricordo fugace, la “Sacra Sindone” (allora era visibile gratis e senza ostacoli) e le gallerie, e quel senso di sentirmi italiana ma quasi in Francia. Sì, quell’essere quasi straniera, io, donna del sud. Quel senso di aristocrazia e proletariato, vicini ma lontani. Molto diversa da Milano, che all’epoca era la” Milano da bere”. Oggi mi accoglie una Torino ordinata, pulita, con il sole. Per le strade e i portici, respiro quell’aria di signora per bene, d’altri tempi ma che accetta il nuovo. Ci tornerò, presto spero e per restarci qualche giorno di più.

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Città della fantasticheria, per la sua aristocratica compiutezza composta di elementi nuovi e antichi; città della regola, per l’assenza assoluta di stonature nel materiale e nello spirituale; città della passione, per la sua benevola propizierà agli ozi; città dell’ironia, per il suo buon gusto nella vita. (Cesare Pavese)

Abbracciata da un orizzonte alpino, che sembra un ibrido tra Parigi e New York. (Financial Times)

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Storie sull’arte contemporanea. In Abruzzo

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“La consapevolezza del piacere richiede la concentrazione verso se stessi, così come l’attenzione richiede la conoscenza del silenzio, quello identificabile all’interno delle parole e nei suoni, o tra di essi.

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Me, dentro uno specchio di Michelangelo Pistoletto

Il silenzio impregnato nell’atmosfera vissuta, se scoperto e recuperato, ci permette dopo di apprezzare il ritmo dell’ascolto e di portarlo, come fosse musica, all’interno di noi. “(pag. 97/98)

p.s. queste foto sono di decenni fa, ma il tempo passato è  servito sì a creare mutamenti, ma anche a confermare certe visioni.

 

 

 

 

 

Brad Mehldau Trio – Little Person

P.p.s. Il 14 maggio si inaugura l’opera No man’s Land. L’Arte contemporanea internazionale in Abruzzo, per l’impegno di Cecilia Casorati e quanti hanno creduto in questo progetto.

invito_NoMen'sLand

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