Cerco tra Frammenti di un discorso amoroso

Cerco delle risposte e allora guardo tra le pagine dei libri. Oddio! La mia mente non riesce da sola a chiarirmi i quesiti, di comportamenti non chiari, di significati di frasi dette a metà. Chiedi e ti sarà detto? Ho chiesto, ma ho ricevuto risposte silenziose, in un’unione di parole che nell’insieme non concretizzavano una risposta comprensibile (o sono io che non voglio comprendere?).
… una tisana, di boccioli rossi di rosa, mi scalderà il cuore. E intanto leggo e cerco…
 Frammenti di un discorso amoroso (Roland Barthes)

Il colloquio.                                                                                                                                          1. Il linguaggio è una pelle: io sfrego il mio linguaggio contro l’altro. E’ come se avessi delle parole a mo’ di dita, o delle dita sulla punta delle mie parole. Il mio linguaggio freme di desiderio. Il turbamento nasce da un duplice contatto: da una parte, tutta un’attività del discorso assume con discrezione, indirettamente, un significato unico, che è “io ti desidero”, e lo libera, lo alimenta, lo ramifica, lo fa esplodere (il linguaggio prende gusto a toccarsi da solo); dall’altra, avvolgo l’altro con le parole, lo blandisco, lo sfioro, alimento questo sfioramento, mi prodigo per far durare il commento al quale sottometto la relazione.

E la notte rischiarava la notte
1. Io avverto in me, volta a volta, due notti, una buona e l’altra no. Per esprimere questo, mi servo di una distinzione mistica; estar a oscuras (essere nell’oscurità) può verificarsi, senza che vi sia colpa, perché sono privato della luce che illumina le cause e i fini; estar en tinieblas (essere nelle tenebre) mi accade invece quando sono acciecato dall’attaccamento alle cose e dal disordine che ne deriva.
Il più delle volte, mi trovo ad essere nell’oscurità del mio stesso desiderio; io non so che cosa vuole, lo stesso bene risulta essere per me un male, tutto si ripercuote, io vivo a sussulti: estoy en tinieblas. Ma altre volte si tratta di una Notte diversa: solo, in posizione meditativa (che sia un ruolo che io mi scelgo?),  penso all’altro con calma, lo guardo così com’è; tralascio ogni interpretazione; entro nella notte del non-senso; il desiderio continua a vibrare (l’oscurità è transluminosa) , ma io non voglio cogliere niente; è la Notte del non-profitto, del dispendio sottile, invisibile: estoy a oscuras: io sono lì, seduto semplicemente e tranquillamente nell’interno nero dell’amore.

Il corpo dell’altro
2. A volte, un’idea balena nella mia mente: mi metto a scrutare lungamente il corpo amato (come il narratore davanti al sonno di Alberine). Scrutare vuol dire frugare: io frugo il corpo dell’altro , come se volessi vedere cosa c’è dentro, come se la causa meccanica del mio desiderio si trovasse nel corpo antagonista (sono come quei bambini che smontano una sveglia per sapere cos’è il tempo). Questa operazione viene condotta in maniera fredda e stupida; sono calmo attento, come se fossi davanti a uno strano insetto di cui improvvisamente non ho più paura. Certe parti del corpo sono particolarmente adatte a questa osservazione:  le ciglia, le unghie, l’attaccatura dei capelli, gli oggetti molto particolari. E’ evidente che in quel momento io sto feticizzando un morto. La prova è data dal fatto che, se il corpo che sto scrutando si scuote dalla sua inerzia, se si mette a fare qualcosa,  il mio desiderio cambia; se, per esempio, vedo l’altro pensare, il mio desiderio cessa di essere perverso e ridiventa immaginario: io ritorno a un’Immagine, a un Tutto: io amo di nuovo.


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Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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8 risposte a Cerco tra Frammenti di un discorso amoroso

  1. shappare ha detto:

    Quando stavo nella cittadina universitaria, per un mese io e le mie amiche ospitammo un ragazzo/quasi medico di Venosa, che, dopo aver sentito qualche mia opinione sull'amore (credo sciocchezze dette sotto gli effluvi dell'alcol, perché non mi ricordo…), mi porse questo libro. Quindi lo ricordo con tenerezza e un po' di angoscia!

  2. ricominciamento ha detto:

    Io l'ho preso e letto, forse un anno fa. Mi è capitato sotto gli occhi in un giorno dalle mille domande sull'amore, ricordandomi che qualcuno, ai tempi dell'università, me ne aveva parlato e lo credetti smielato. Pensavo che Barthes si fosse un po' rinc…….o al momento della scrittura. Invece no. Parla del mondo dell'amore con una limpidezza disarmante.
    Il cuore
    3. Il cuore, è ciò che io credo di donare. Ogni volta che questo dono mi viene restituito, allora non basta dire, come Werther, che una volta tolto tutto l'ingegno che mi si attribuisce e di cui non mi curo, il cuore è ciò che resta di me: il cuore è ciò che mi resta, e questo cuore che mi pesa è il cuore greve: greve per il rigurgito che l'ha riempito (solo gl'innamorati e i bambini hanno il cuore greve).

  3. lamite ha detto:

    io sto nella notte che cerca di rischiarare la notte. fase strana, crudele, necessaria.aspetto di creare la luce giusta. ecco, cerco di farlo con pazienza. magari non trovo nulla, solo frammenti di pazienza. ma poco non è. leggerò questi frammenti. un saluto caro.

  4. ricominciamento ha detto:

    E la notte rischiarava la notte
    2. La seconda notte avvolge la prima, L'Oscurità illumina la Tenebra: " E la notte era oscura ed essa rischiarava la notte". Io non cerco di uscire dall'impasse  amorosa facendo ricorso alla Decisione, all?Autorevolezza, alla Separazione, all'Oblazione, ecc.,  in poche parole ricorrendo al gesto. Io
    sostituisco solamente una notte all'altra. "Oscurare questa oscurità, ecco la porta di tutte le meraviglie. 
    l'oscurità dentro di noi vedrà la luce, breve, pallida, pazienza. un saluto caro.

  5. nonsonogus ha detto:

    La curiosità di apprendere allarga l'area della nostra conoscenza.
    La frase non è: "Chiedi e ti sarà detto", ma "Chiedi e ti sarà dato".
    C'è una parabola nei Vangeli. Parla di una donna che chiede un suo diritto a un giudice stolto e viene sempre respinta.
    Alla fine l'uomo si stanca e le dà quello che cercava.
    Sta a significare che Dio apprezza la nostra insistenza nella preghiera.
    Ciao.

  6. ricominciamento ha detto:

    Un vecchio detto dice, più o meno: La vecchia non voleva morire perchè non aveva ancora finito d'imparare.
    La frase che mi correggi: l'ho adottata e rifatta mia, a me serviva cosi. Comunque grazie…
    Quando si  è in grando di mettersi in discussione più volte nella vita e si è avuto il coraggio di cercare tante risposte a tante domande, be', penso che sia giusto e dovuto insistere nel credo. Costi quel che costi.
    Ciao.

  7. egle1967 ha detto:

    Lo conosco. E' uno dei più grandi scrittori contemporanei. E nei suoi libri di risposte se ne trovano eccome. Interessantissimo anche "La camera chiara", un saggio sulla fotografia intesa come comunicazione e volonta di rappresentazione . TI consiglio anche "Miti d'oggi".

  8. ricominciamento ha detto:

    egle, ciao. Li ho,"La camera chiara" ha le pagine un pò ingrigite dai segni di matita. "Miti d'oggi"… be', ora che me lo hai ricordato lo riprendo, magari riesco a trovarci qualche buon motivo per continuare ad avere il coraggio di fare arte in questi giorni difficili per la cultura. 

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