Quand’è così

Shadi Ghadirian

“È una responsabilità per una donna spedire in cielo un elefante. Che cosa questo spieghi della mia corporatura non saprei perché è vero che un elefante è un bestione ma come faccio a sapere quanto pesa? Una mongolfiera sembra grande ma non pesa niente.

So che la gente ha paura di me, forse per i latrati dei miei cani o forse perché sono più alta di tutti. Quand’ero bambina mio padre mi prese sulle ginocchia per raccontarmi una favola e si trovò con le gambe spezzate. Non mi tocco più, se non con la punta della frusta che adoperava con i cani. Però mia madre, che visse solo per un breve periodo e che pure era così leggera da evitare di uscire di casa quando tirava vento, mi metteva a cavalcioni sulle spalle e mi portava in giro per miglia e miglia. C’era chi l’accusava d’essere una strega, ma c’è qualcosa di più forte dell’amore?” [*]

Shadi Ghadirian

Quand’è così

L’ombelico. Il dolore si diramava da lì, come un’esplosione, un fuoco d’artificio di quelli a doppio scoppio, piccoli detoni consecutivi che si alternavano in punti sparsi. Nessuna regola.

Abbracciami, di carezze di mani che tengono la mia testa, e che posata una sulla pancia, ne placa le deflagrazioni. Tienimi le mani che si gelano e tremano, quando basta un leggero venticello fresco a farle agitare, tu stringile strette nelle tue. Richiudile a guscio, fammi corazza, buio di taverna. Io, gheriglio di noce.

A volte i miei ricordi si manifestano nella nebbia, sospesi, a volte quell’odore inconfondibile di nafta lo riscopro nei miei polmoni, sedimentato. E se provo a distrarmi, scrollandomi, la sensazione di contatto sulle guance, di quei ruvidi solchi appartenenti al palmo calloso, mi fa sobbalzare. Già. (A.)

“Il futuro, il presente e il passato esistono solo nella mente e da lontano i loro confini s’assottigliano e si dissolvono, come i confini di terre ostili visti di una città che galleggia nel cielo. Il fiume scorre da un paese all’altro, senza fermarsi. E perfino gli oggetti più solidi e più concreti , i più amati e i più confusi, non sono che ombre di una mano sul muro.      Spazio vuoto e punti di luce.” * Jeanette Winterson. Il sesso delle ciliegie

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Informazioni su germogliare

Io mi ricordo di ieri. Vigorosamente penserò a domani, alla gioia condotta da un giorno nuovo. Io mi nascondo dietro al bianco e nero. Minuziosamente raccoglierò le sfumature dei colori, per farne scorta. L’anamnesi mi appaga e mi strazia.
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13 risposte a Quand’è così

  1. germogliare ha detto:

    stringo le tue mani

  2. rodixidor ha detto:

    Suggestivo lo scritto che riporti. Non conosco nè il romanzo nè la scrittrice. Un bel suggerimento di lettura

    • germogliare ha detto:

      “Mi è sempre piaciuto nuotare, e fu in acque profonde che un giorno scoprii una caverna di corallo in cui vidi una sirena che si pettinava. Fu un colpo di fulmine…” (prosegue)

      • germogliare ha detto:

        “…e dopo qualche mese di incontri clandestini, con mio marito che si lamentava sempre che puzzavo di pesce, me ne andai e misi casa con lei, con nostra grande felicità salmastra.” * sempre lo stesso (un grazie non basta, sorrisi sì)

  3. iraida2 ha detto:

    Quello della percezione del tempo, penso sia un’ossessione per l’uomo. La nostra vita è divisa tra quello che siamo stati e che non esiste più se non nella nostra mente, quello che saremo e che non sopportiamo di non conoscere, e poi c’è il presente, troppo sfuggente e indefinito per non sentirvi tutta la indeterminatezza del nostro stato. Viviamo non in una ma in tre dimensioni e questa frammentazione ci rende difficile molto spesso trovare un equilibrio.
    “Il futuro, il presente e il passato esistono solo nella mente e da lontano i loro confini s’assottigliano e si dissolvono”
    Magari si potessero abbattere quei confini!
    Buona serata a te.

    • germogliare ha detto:

      Un’ossessione per l’uomo che cerca le risposte al suo stato “cosciente” di calma, di alienazione o di visione astratta. Che queste nei vari tempi, si trovino a intersecarsi o a seguire vie parallele o distinte, non importa, la meta è l’equilibrio, certo. Da lontano, da lontano è possibile abbattere i confini. Esercitandosi ad attraversare le epoche senza mai dimenticarsi del passato, vivendo il presente e guardando al futuro. Con un dovuto distacco. Beati quelli che ci riescono.
      Buon fine settimana

  4. massimobotturi ha detto:

    un argomento che spesso mi ossessiona,lo ammetto.
    Questo brano ha un fascino particolare, la scrittura avvolge, quasi accarezza
    mi è piaciuto molto
    grazie

  5. germogliare ha detto:

    Quesito comune di chi si guarda dentro.
    Il corsivo è mio 😉 Dopo il tuo commento ho modificato il testo inserendo l’asterisco. Ho pensato di dover essere più chiara, non posso confondermi con la Winterson. Lei ti catapulta magicamente nel suo mondo, composto di più epoche e personaggi irreali che fa reali. In questo libro c’è la forza della gravità e la levitazione, insieme.
    Bentrovato

  6. guido mura ha detto:

    E’ nel tempo e solo nel tempo che esiste la nostra coscienza. E’ un percorso segnato, da cui non usciamo se non con un atto violento, anch’esso consumato nel tempo. Purtroppo non possiamo far a meno del tempo, come non possiamo evitare di avere un volume e di vivere a due dimensioni. Tutto entra in questo percorso, anche le parole che scriviamo, anche i pensieri. E’ come una maledizione.

    • germogliare ha detto:

      …di cui bisogna farsene un’eterna ragione.
      Non concordo molto col dire, “un atto violento”. L’atto consumato nel tempo, scorre, che contiene la lentezza che è del tempo, la maturazione è la coscienza. La responsabilità di sapere che.

  7. aitanblog ha detto:

    Son belle le tue “trovate”.

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